03/08/2006, 00.00
MALAYSIA - LIBANO
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Conferenza islamica: "Caschi blu musulmani" in Libano

Incontro d'emergenza dell'Organizzazione della Conferenza islamica: i partecipanti esprimo la necessità di una "tregua immediata" e la presenza di Paesi islamici nella futura missione di pace Onu. Premier libanese: 900 i morti, un milione gli sfollati. Attesa per l'intervento del presidente iraniano.

Putrajaya (AsiaNews/Agenzie) - I Paesi islamici chiedono la fine degli attacchi israeliani sul Libano e di avere una parte nella futura missione di pace sotto l'egida Onu. L'appello unanime arriva dalla riunione straordinaria dell'Organizzazione della Conferenza islamica (Oci), in corso a Putrajaya – Malaysia - per discutere la crisi in Medio Oriente.

Ekmeleddin Ihsanoglu, Segretario generale dell'Oci, ha affermato che fra i delegati di 20 Paesi partecipanti (su un totale di 57) "c'è un accordo completo sulla necessità di una tregua immediata e sul ritiro delle truppe israeliane dietro la Linea Blu del 1949". "Molti Paesi - ha aggiunto - hanno espresso la disponibilità ad inviare le loro truppe per un'operazione di pace sotto la bandiera Onu".

I rappresentanti delle nazioni Oci hanno espresso il desiderio che Paesi come Turchia, Bangladesh, Indonesia e Pakistan, si affianchino alle operazioni dei "caschi blu" delle Nazioni Unite in Libano.

Nel suo intervento il primo ministro della Malaysia, Abdullah Ahmad Badawi, ha detto che le nazioni musulmane hanno l'obbligo morale e politico di assistere il Libano e la Palestina: "Non si può permettere a Israele di continuare con impunità la sua aggressione contro quei due Paesi".

Prima dell'apertura dell'incontro, il ministro pakistano degli Esteri, Khursheed Mehmood Kasuri premier, aveva spiegato alla stampa che "nessuno vuole uno scontro di civiltà, ma in tutto il mondo islamico sta crescendo un sentimento molto negativo tra la popolazione".

In un video messaggio inviato al summit, il premier libanese Fuad Siniora, ha reso noto l'ultimo bilancio delle tre settimane di conflitto: 900 i morti in Libano, 3000 i feriti e un milione gli sfollati. Le vittime israeliane sono 56.

Tra i partecipanti al summit straordinario figurano anche il presidente dell'Indonesia, il Paese musulmano più popoloso al mondo, il premier turco, e rappresentanti di Pakistan, Egitto e Libano. Analisti osservano però che all'incontro di Putrajaya l'attesa maggiore è per l'intervento del presidente iraniano Mahmoud Amadinejad, arrivato poco prima dell'inizio dei lavori e che per ora non ha rilasciato commenti.

Ieri la Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, in un messaggio letto alla televisione pubblica ha lanciato un appello ai "musulmani di tutto il mondo", affinché resistano al "lupo selvaggio del sionismo (Israele) e alle aggressioni del grande Satana (gli Stati Uniti)".

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