13/07/2010, 00.00
VIETNAM
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Continuano a chiedere giustizia le suore di Vinh Long

di Joseph Dang
In una lettera, la superiora delle religiose chiede le scuse delle autorità per le accuse di aver educato “una generazione” alla controrivoluzione e il risarcimento per la distruzione del loro convento. Dopo aver tentato di costruirvi un albergo di lusso, il locale Comitato del popolo dice che vi realizzerà un piazzale con un giardino.
Vinh Long (AsiaNews) – Non si arrendono le suore di Saint Paul di Chartres a Vinh Long e ogni giorno continuano a recarsi nel luogo ove sorgeva il loro convento, distrutto (nella foto) dalle autorità, per una preghiera che testimonia il torto subito.
 
“Le autorità della provincia - scrive la superiora, Sister Patrick de la Croix Huynh Thi Bich Ngoc – debbono correggere gli errori, in armonia con la tradizione morale della nazione”. In una lettera datata 3 luglio e diretta “ad ogni ufficio del governo nell’ambito della legalità della Repubblica socialista del Vietnam, a giornalisti e personalità pubbliche” la suora chiede le scuse delle autorità locali per le false accuse rivolte alla sua congregazione e un risarcimento di 6.376.400 dollari per l’illegale appropriazione di “una proprietà legale della Chiesa cattolica, appartenente alla diocesi di Vinh Long, costruita dal 1871 da generazioni di suore”.
 
La suora si riferisce al complesso di 10.235 metri quadrati, situato al numero 3 della Nguyên Truong Tô Street (Tô Thi Huynh Street)., dove, tra il 1871 e il 1977, le religiose si sono impegnate in attività caritative, sanitarie e di formazione per bambini, anche handicappati e orfani. Il 7 settembre 1977, senza alcuna spiegazione, la polizia militare assalì il Holy Cross College, il monastero di St. Paul e il seminario maggiore, arrestando tutti coloro che vi si trovavano, comprese 17 suore. Rilasciate un mese dopo, le religiose furono costrette a tornare nei villaggi dove erano nate.
 
Da allora le proprietà delle suore furono tenute dalle autorità. Secondo la risoluzione 1958 del Comitato del popolo, il convento e l’orfanotrofio erano stati espropriati per essere usati come “ospedale pediatrico e ospedale per la provincia”. Ciò che non è mai avvenuto.
 
 Nel 2008, invece, le autorità autorizzavano la Saigon-Vinh Long Travel Agency a costruire nei terreni requisiti una albergo di lusso. La protesta delle suore ha fermato il progetto - e gli interessi in esso coinvolti – e ha spinto il Comitato del popolo ad annunciare, il 12 dicembre 2008, che al posto del convento sarebbe stato realizzato un grande piazzale con un giardino.
 
Al tempo stesso, con una tattica chiaramente minacciosa, le autorità accusavano le suore di aver usato “l’orfanotrofio, una istituzione sociale appartenente a una congregazione straniera e costruito con fondi esteri” di “aver educato una generazione di giovani sfortunati ad essere una forza antirivoluzionaria da opporre alla liberazione del Paese”. Un’accusa per la quale si rischia la pena di morte.
 
La minaccia non ha fermato le suore, che continuano a recarsi in preghiera là dove era il loro convento. E ora la lettera della superiora, che ha creato sorpresa negli ambienti cattolici e anche governativi.
 
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