27/02/2014, 00.00
PAKISTAN
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Contro gli islamisti, Islamabad elabora un codice di condotta sulla sicurezza nazionale

di Jibran Khan
Per la prima volta un esecutivo sottopone al Parlamento una norma quadro per fermare le violenze e il terrorismo. Ora il testo verrà vagliato dalle due Camere, prima della firma del Presidente. Il ministro degli Interni chiede "suggerimenti" per un testo efficace. Il Primo Ministro avverte i talebani: se fallisce il dialogo, esercito pronto a intervenire.

Islamabad (AsiaNews) - Il governo pakistano ha presentato un disegno di legge in Parlamento, che traccia le "Linee di condotta sulla sicurezza nazionale"; l'obiettivo è quello di porre un freno alle violenze che, da troppo tempo, insanguinano il Paese e garantire una pace duratura ai cittadini. Negli ultimi 14 anni quattro diversi esecutivi e altrettante assemblee non sono riuscite a stilare una norma quadro sul tema. Con la presentazione avvenuta ieri in aula, Islamabad sembra aver compiuto il primo passo nella giusta direzione, anche se l'iter di legge è ancora lungo e il decreto dovrà passare al vaglio delle due Camere, prima di finire sulla scrivania del presidente per la ratifica. Da anni in trincea nella guerra al terrore, la nazione asiatica ha avviato di recente colloqui di pace con i talebani che, finora, non hanno interrotto la spirale di attentati e attacchi kamikaze. 

Presentando il disegno di legge, il ministro degli Interni Chaudhry Nisar Ali Khan ha sottolineato che esso rafforza il Pakistan dai pericoli interni e stranieri, in modo particolare il terrorismo. Nel frattempo il premier ha formato quattro diversi comitati che comprendono personalità di spicco dell'opposizione, esperti militari, membri dell'intelligence e della sicurezza. A loro spetta il compito  di lavorare sulla bozza del codice, per promulgare un testo che sia il più possibile efficace. 

Il ministro Ali Khan, rivolgendosi al Parlamento, ha sottolineato che il disegno di legge è soggetto a dibattiti e suggerimenti, pur nella speranza di una rapida approvazione. Il governo ha concluso i lavori e licenziato il testo lo scorso 25 febbraio all'unanimità; esso prevede una serie di misure (che riguardano contro-spionaggio, intelligence, polizia e magistratura) atte a "sradicare il terrorismo" dal Paese. "Invitiamo i legislatori - ha aggiunto il titolare degli Interni - a fornire tutti i suggerimenti del caso, non solo per criticare ma soprattutto per fornire risposte adeguate". 

La politica di lotta al terrorismo è divisa in tre parti: attività quotidiane di repressione, analisi strategica e operatività sul campo. La prima sarà classificata e godrà della massima riservatezza, mentre le altre coinvolgeranno militari e civili in operazioni di larga scala, per le quali non è escluso l'intervento dell'esercito e l'uso della forza, accanto ai negoziati coi talebani. 

L'obiettivo è far collaborare fra loro i dipartimenti dell'intelligence e della sicurezza, coordinandoli in un'attività comune di raccolta delle informazioni e lotta all'eversione. Rivolgendosi al Parlamento il Primo Ministro Nawaz Sharif ha spiegato che "il governo ha promosso una politica di dialogo sincero" con i talebani, i quali "non hanno interrotto" le loro attività. Egli ha aggiunto che se gli islamisti non daranno seguito al cessate il fuoco, l'esercito risponderà in modo adeguato. 

Con più di 180 milioni di abitanti (di cui il 97% professa l'islam), il Pakistan è la sesta nazione più popolosa al mondo ed è il secondo fra i Paesi musulmani dopo l'Indonesia. Circa l'80% è musulmano sunnita, mentre gli sciiti sono il 20% del totale. Vi sono inoltre presenze di indù (1,85%), cristiani (1,6%) e sikh (0,04%). Alle violenze contro l'esercito ed edifici sensibili - ambasciate, caserme, istituzioni - si uniscono gli attacchi contro le minoranze etniche o religiose, in particolare negli ultimi anni in cui si è registrata una vera e propria escalation che ha investito musulmani sciiti, cristiani e ahmadi. 

 

 

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