24/06/2026, 10.28
CINA
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Controlli sul cibo e propaganda: i compiti 'extra' degli insegnanti cinesi

di Silvia Torriti

A Wuhan ha scatenato una protesta l'invito a recarsi all'alba a ispezionare le verdure per le mense scolastiche. Ma tra gli incarichi non didattici assegnati ai docenti c'è anche mettere like ai post degli account pubblici sui social network. Intanto sempre più istituti ricorrono al mercato dei cibi precotti, indicato dal Partito come uno dei settori chiave da promuovere nell'economia.

Milano (AsiaNews) - Malgrado i provvedimenti in atto sanzionino questo tipo di comportamenti, gli insegnanti delle scuole primarie e secondarie cinesi continuano a essere oberati da incarichi extra-didattici. Lo dimostra quanto successo poche settimane fa in alcuni istituti della città di Wuhan, dove i docenti sarebbero stati addirittura obbligati a occuparsi, nelle prime ore del mattino, del ritiro e dell’ispezione delle verdure destinate alle mense delle loro scuole.

Alla notizia, il forum di discussione online della città è stato inondato dai commenti indignati degli utenti, al punto da indurre le autorità locali a chiarire pubblicamente quanto emerso. 
Queste ultime, però, si sarebbero limitate a minimizzare l’accaduto, dichiarando che il compito di ispezionare le verdure fosse in realtà assegnato su base volontaria, e che, in ogni caso, tale pratica sarebbe stata interrotta.

Affidare ai docenti incarichi che non rientrano tra i loro doveri è di fatto in contrasto con quanto previsto dal “Piano per la costruzione di una nazione con un sistema educativo forte (2024-2035)”, pubblicato a gennaio 2025 dal Comitato centrale del Partito comunista cinese e dal Consiglio di Stato, il quale sottolinea che la dignità e i diritti legittimi degli insegnanti devono essere tutelati e la mole di lavoro non didattico deve essere ridotto.

In conformità con il “Piano”, alcuni mesi dopo l'Ufficio generale del ministero dell'Istruzione ha reso noto l’Avviso su diverse misure per ridurre ulteriormente gli oneri non didattici degli insegnanti delle scuole primarie e secondarie”, il quale considera prioritario rafforzare il sistema di monitoraggio e verifica del lavoro degli educatori, di cui sono responsabili gli enti amministrativi locali.

Sebbene indicative degli sforzi del governo per migliorare le condizioni lavorative dei docenti, tali politiche hanno incontrato diverse difficoltà nella loro attuazione. Secondo quanto rivelano i sondaggi, il 52% degli insegnanti non avrebbe ancora riscontrato cambiamenti significativi nel proprio carico di lavoro.

E così, oltre alla mole di lavoro invisibile, consistente per esempio nella preparazione delle lezioni, nella correzione delle verifiche, negli adempimenti burocratici, nella comunicazione con i genitori degli studenti, essi continuano a essere sobbarcati di compiti che poco hanno a che vedere con il loro ruolo di educatori. Tra questi, i più frequenti sono seguire account pubblici e condividere o mettere "mi piace" ai loro post, scattare foto, monitorare il paesaggio naturale, sorvegliare le strade, partecipare a celebrazioni cittadine, spettacoli o mostre.

Alcune recenti indagini mostrano che le attività non didattiche occupano in media il 34% delle loro giornate, dal lunedì al venerdì, e che ben il 20% di essi dedica più tempo a queste ultime che all'insegnamento. Ne consegue che spesso sono costretti a trattenersi davanti alla scrivania oltre il proprio orario di lavoro, arrivando a trascorrere a scuola tra le 8 e le 10 ore al giorno. 

La vicenda di Wuhan è significativa, non solo perché emblematica della critica posizione dei docenti cinesi, ma anche perché mette in evidenza un’altra problematica che da tempo affligge il settore dell’istruzione in Cina: la sicurezza alimentare nelle mense scolastiche.

Il fatto che degli insegnanti siano stati privati delle loro ore di riposo per delle mansioni extra non è di per sé una novità. Ciò che deve far riflettere è che queste ore siano state impiegate per controllare gli alimenti destinati alle mense. Una necessità, quest’ultima, data dalla forte apprensione intorno al tema della qualità dei pasti serviti nelle scuole, verso cui l’attenzione dell’opinione pubblica cinese è sempre molto alta.

Negli ultimi anni le notizie di intossicazioni e scandali alimentari nei campus scolastici, infatti, sono comparse piuttosto frequentemente sui titoli dei giornali cinesi.

Solo un anno fa, oltre 200 bambini di una scuola materna nella Cina nord-occidentale sono risultati positivi a livelli anomali di piombo nel sangue, a causa dell'utilizzo di vernice come colorante alimentare da parte del personale di cucina. Sebbene la confezione riportasse chiaramente l'etichetta "non commestibile", il dirigente avrebbe autorizzato comunque l’impiego della sostanza tossica in esso contenuta per attirare più iscrizioni e aumentare i ricavi con il cibo colorato.

Nel settembre 2024, più di 100 tra studenti e personale in servizio in una scuola media della Cina sud-occidentale sono stati contagiati da salmonella, dopo aver consumato dei pasti a mensa. Un’ispezione ha rivelato che a favorire la trasmissione dei batteri nocivi potrebbero essere stati diversi fattori, come la scarsa igiene nella cucina, la non corretta conservazione degli alimenti, il mancato uso di guanti e mascherine durante la preparazione dei pasti.

Esattamente un anno prima, a scatenare le proteste dei genitori è stata invece l’introduzione dei pasti precotti nei campus scolastici. Sviluppatosi rapidamente durante la pandemia di COVID-19, il mercato cinese dei cibi pronti è cresciuto del 21% nel 2025, raggiungendo i 419,6 miliardi di yuan (57,4 miliardi di dollari) e, secondo le previsioni, è destinato a espandersi ulteriormente nei prossimi anni. A favorire questa impennata è stato sicuramente l’endorsement dei massimi organi di Partito e di governo, che proprio nel 2023 hanno incluso l’industria degli alimenti precotti tra i settori chiave da sviluppare, nella convinzione che essa avrebbe stimolato i consumi interni e l’economia rurale.

Per quanto riguarda il consumo dei cibi pronti nelle scuole, l'idea nasce dalla convinzione per cui la loro distribuzione avrebbe aiutato a ridurre i costi di gestione delle mense e a risolvere i problemi di sicurezza alimentare. Tuttavia, tra i genitori si è presto diffuso il sospetto che i dirigenti scolastici e le autorità amministrative locali approfittassero delle gare di appalto per selezionare i fornitori di alimenti “ready to eat” per ottenere dei vantaggi personali.

Al fine di rafforzare la gestione della sicurezza alimentare negli istituti scolastici, a inizio marzo 2026 il Ministero dell'Istruzione ha pubblicato i cosiddetti "10 punti imprescindibili" (shi bixu) e i "10 divieti" (shi bu zhun). Tra le misure previste, è compreso l'obbligo per le scuole di ottenere le autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e di istituire un chiaro sistema di responsabilità, con al vertice il preside. Inoltre, sono state predisposte rigorose procedure di approvvigionamento e ispezione degli ingredienti e il divieto di preparare alimenti ad alto rischio, come piatti freddi e crudi. Le scuole devono infine garantire che almeno un funzionario scolastico mangi con gli studenti a ogni pasto. In caso di incidente legato alla sicurezza alimentare o di sospetta intossicazione, le scuole devono intervenire immediatamente, segnalare la situazione alle autorità competenti e collaborare alle indagini.

I "10 divieti" si riferiscono invece all’utilizzo di ingredienti scaduti, di bassa qualità, di sostanze tossiche o nocive. Inoltre, al personale non qualificato non è consentito maneggiare alimenti pronti al consumo. Questa disposizione è stata evidentemente ignorata nelle scuole di Wuhan, visto che l’ispezione delle verdure è stata affidata a insegnanti ordinari, che non hanno le competenze professionali necessarie per individuare la presenza di eventuali residui di pesticidi negli ingredienti.

Infine, è proibito manipolare in modo improprio alimenti crudi e cotti, occultare o ritardare la segnalazione di incidenti relativi alla sicurezza alimentare. Queste regole devono essere esposte negli ambienti scolastici al fine di sensibilizzare il personale e i dirigenti.

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