16/02/2012, 00.00
SIRIA
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Coro di critiche ad Assad per il referendum sulla nuova costituzione

La bozza prevede la fine del monopolio del partito Baath, cariche presidenziali rinnovabili solo una volta e struttura multipartitica. Dopo 90 giorni dal referendum - da tenere il 26 febbraio - vi sarebbero nuove elezioni politiche. La Russia apprezza; gli Stati Uniti deridono la proposta. Un inviato cinese arriva domani a Damasco.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) -  La proposta del presidente Bashar Assad di un referendum sulla nuova costituzione siriana è stata accolta da critiche e derisione da parte degli Stati Uniti e del Syrian National Council (SNC), una specie di governo in esilio.

 Ieri Assad ha reso noto che il 26 febbraio prossimo nel Paese si terrà un referendum per varare la nuova costituzione. Nella nuova bozza - secondo alcune personalità governative - si toglie al Partito Baath il monopolio del potere nella società e nella politica, che dura ormai da 50 anni. La Siria si aprirebbe quindi a una politica multipartitica, a condizione che i gruppi politici non siano basati sulla religione, su basi etniche o professionali.  In tal modo si può escludere partiti legati ai Fratelli Musulmani o a gruppi kurdi.

Anche il presidente avrebbe diritto solo a due mandati di sette anni l'uno, mettendo fine alla dinastia degli Assad (in cui Hafez ha governato per 29 anni e il figlio Bashar per 11).

 I membri del Comitato estensore della bozza affermano che il varo della nuova costituzione "trasforma la Siria in un esempio da seguire in termini di libertà pubbliche e di pluralismo politico", garantendo "la dignità del cittadino siriano e assicurando i suoi diritti di base". Dopo il referendum, vi sarebbero nuove elezioni politiche entro 90 giorni.

 Le rivolte della primavera araba - iniziate in Siria 11 mesi fa - premevano su Damasco perché vi fosse un nuovo assetto politico e una nuova costituzione.  Ma dopo tutti questi mesi, l'opposizione si è più polarizzata e mentre vi sono ancora coloro che vogliono cambiamenti e riforme dall'interno, sono divenute più potenti le richieste per cacciare Assad.

 Secondo il Syrian National Council, la proposta per una nuova costituzione è solo un modo per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale sui "crimini" contro l'umanità del governo. Inoltre si fa notare che non si dice nulla sulla funzione dell'esercito e delle truppe di sicurezza, vero strumento di controllo del regime.

 Anche gli Stati Uniti hanno blandito come "risibile" l'annuncio di Assad che "prende in giro la rivoluzione siriana".

 Buona parte della comunità internazionale vede bene per la Siria una soluzione "libica", con un intervento militare o dall'esterno dei Paesi occidentali.  Tale soluzione sarebbe appoggiata dal SNC e dal Free Syrian Army, costituito da militari disertori, appoggiati da esperti stranieri. Anche la Lega araba vorrebbe truppe Onu sul territorio siriano e si preparano a presentare all'assemblea Onu una mozione di condanna del governo di Damasco.

 A sostenere l'importanza di Assad ed evitare un intervento militare in Siria rimangono Russia e Cina. Mosca ha apprezzato la proposta del referendum e si dice non disposta a una mozione Onu che preveda l'uscita di Assad. La Cina sta inviando per domani il viceministro degli esteri Zhai Jun per dialoghi con le autorità di Damasco.  Un editoriale d due giorni fa sul Quotidiano del popolo

Metteva in guardia da un intervento delle potenze straniere  in Siria, che potrebbe causare una profonda instabilità nel Medio oriente e mettere alla prova la già debole economia globale.

 Sul terreno si continuano a registrare scontri fra l'esercito siriano e l'opposizione armata, con accuse reciproche sui responsabili delle vittime e dei danni. Ieri un'esplosione ha colpito l'oleodotto che porta il crudo fino alla raffineria di Homs (v. foto), una delle due del Paese. Secondo gli attivisti è stata opera deliberata (o un errore) dell'artiglieria governativa. Secondo l'agenzia statale è opera di "gruppi terroristi". L'oleodotto porta carburante fino a Damasco.

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