Così Sr. Ika ha salvato 13 donne dalla tratta di esseri umani
Fransiska Imakulata è stata contattata da una donna reclusa in un nightclub a Maumere. Con la polizia di Sikka è passata all'azione, liberando le persone in ostaggio, trovate senza documenti. Le vittime sono state ospiti di una casa rifugio di TRUK-F, ong di cui è presidente, prima di tornare alle famiglie nel Giava Occidentale.
Jakarta (AsiaNews) - A Maumere, in una stanza angusta alle prime ore del mattino, una giovane donna tratteneva le lacrime. La porta era chiusa a chiave. Il suo cellulare era l’unica via d’uscita. Il 20 gennaio 2026 inviò un messaggio WhatsApp a una suora nota per difendere le donne vittime di violenza: Fransiska Imakulata, delle Suore Missionarie Serve dello Spirito Santo, affettuosamente chiamata Ika.
Quel breve messaggio ha portato alla luce presunte pratiche di traffico di esseri umani in un nightclub a Maumere, reggenza di Sikka, nella provincia di Nusa Tenggara Orientale. “Ho ricevuto per la prima volta un messaggio WhatsApp da una di queste 13 donne. Mi chiedeva aiuto per uscire dal locale”, ha ricordato sr. Ika.
La donna, originaria della provincia di Giava Occidentale, diceva di essere sotto pressione e depressa, e che non le era permesso uscire dalla sua stanza. Le era persino vietato recarsi di persona all’ufficio di assistenza legale. In seguito è emerso che non era sola: altre dodici donne stavano vivendo la stessa terrificante sorte.
Le tredici donne provenienti dalla stessa provincia avrebbero subìto violenze fisiche, molestie sessuali, intimidazioni. Sarebbero state costrette a lavorare oltre i termini del contratto e sarebbero state confinate, schiacciate dai debiti, dalla direzione del locale notturno.
Sr. Ika non è una figura nuova nell’assistenza alle donne vittime di violenza a Flores. È presidente del Flores Humanitarian Volunteer Team (TRUK-F), organismo di difesa dei diritti umani che fa capo alla diocesi cattolica di Maumere, provincia di Nusa Tenggara Orientale, e che si occupa di assistere le donne e i bambini vittime di violenza, anche intrappolate nel traffico di esseri umani. Dopo aver ricevuto la segnalazione, sr. Ika e il team TRUK-F si sono immediatamente coordinati con la polizia di Sikka.
Sabato 21 gennaio 2026 sono passati all’azione. Gli agenti hanno montato la guardia all’esterno del locale. Sr. Ika è entrata per prima. “Ho chiesto il permesso di incontrare una delle ragazze che aveva inviato il messaggio WhatsApp. Non siamo semplicemente andati lì a prenderle. Abbiamo chiesto il permesso al proprietario”, ha spiegato. Dopo essere stata autorizzata, la donna che l’aveva contattata è uscita dalla stanza con il volto spaventato e il corpo tremante.
Il giorno successivo, altre tre vittime hanno inviato dei messaggi, questa volta accompagnati da foto. I loro corpi erano segnati da lividi visibili. “Hanno inviato foto che mostravano segni di violenza. Erano state picchiate dal proprietario del locale; avevano lividi blu sul corpo”, ha detto sr. Ika. Le prove hanno sostenuto le azioni legali. In coordinamento con l’Unità di protezione delle donne e dei bambini (PPA) della polizia, le vittime evacuate hanno presentato un elenco dei nomi di coloro che volevano andarsene.
Accompagnata dagli agenti di polizia, sr. Ika ha prelevato tutte e 13 le vittime. Ma è emerso un ennesimo fatto scioccante: nessuna di loro aveva la carta d’identità. “Quando abbiamo chiesto loro i documenti, nessuna aveva la carta d’identità. Ho immediatamente informato la polizia affinché potesse richiedere la restituzione dei documenti”, ha detto. I loro documenti d’identità sono state quindi restituiti dal gestore del nightclub, dopo l’intervento della polizia.
L’evacuazione non è avvenuta senza resistenze. Secondo quanto riferito, il proprietario del nightclub si trovava a Jakarta. Il suo consulente legale è arrivato sul posto e ha accusato la squadra sul posto di condurre un’operazione di recupero impropria. Tuttavia, la polizia di Sikka aveva preparato preventivamente un mandato di indagine formale. Con tale supporto, l’evacuazione è proseguita.
Finalmente, nelle prime ore del 23 gennaio 2026, le tredici donne sono state portate fuori dai locali. Le vittime sono state poi collocate in una casa rifugio fornita da TRUK-F, centro di accoglienza per donne e bambini vittime di violenza. Il 6 febbraio 2026 hanno presentato ufficialmente una denuncia alla polizia e hanno intrapreso un’azione legale. Il processo legale è ancora in corso.
Nel processo di rientro delle vittime alle rispettive famiglie, le autorità di Giava Occidentale hanno partecipato accompagnandole dai rispettivi nuclei nella provincia di origine, dopo essersi coordinate con sr. Ika, figura chiave nell’operazione di salvataggio.




