01/09/2021, 08.56
TURKMENISTAN
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Covid-19: le purghe del presidente turkmeno contro chi diffonde allarme

di Vladimir Rozanskij

Berdymukhamedov licenzia membri del governo e funzionari locali. Sono accusati di aver adottato misure di contenimento della pandemia come l’uso della mascherina e la chiusura dei locali pubblici. Tangenti per ottenere cure negli ospedali sovraffollati. Il dramma degli studenti e dei raccoglitori di cotone.

Mosca (AsiaNews) – Il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov ha licenziato nei giorni scorsi alcuni alti funzionari che avevano osato diffondere allarmi sulla diffusione del Covid-19.  La misura ha colpito anche diversi rappresentanti della sanità nel velayat (provincia) di Lebapa.

La decisione dell’uomo forte di Ashgabat è apparsa un’ammissione indiretta della gravità della situazione sanitaria nazionale. Nonostante la negazione ufficiale di Berdymukhamedov sui numeri delle infezioni e della mortalità, il Paese è alle prese con una pesante nuova ondata di Covid-19.

Senza fornire alcuna spiegazione dettagliata, il presidente turkmeno ha rimosso il vice ministro della Salute e dell’industria medica Arslangylyč Gylydžov (che ricopriva anche il ruolo di capo del Servizio statale sanitario-epidemiologico), il vice premier Mamedmurad Geldinyjazov, il ministro della Pubblica istruzione Orazgeldy Gurbanov e il presidente del Servizio statale per le migrazioni Bekmyrat Obezov. Berdymukhamedov imputa loro “gravi insufficienze nel lavoro”. In varie località del Turkmenistan, diverse persone sono state sostituite anche nei centri per le malattie infettive.

Il governo ha sancito la decisione presidenziale il 25 agosto, rendendola nota nei giorni successivi. Dai media statali le autorità non hanno diffuso alcuna informazione sui dati ufficiali della pandemia; alcune pubblicazioni indipendenti parlano invece di un picco notevole di infezioni, soprattutto della variante Delta, con grande aumento di ricoveri e decessi.

L’ondata pandemica si è propagata con virulenza nel velayat di Lebapa, dove il governo ha licenziato in massa i funzionari locali. Come racconta Radio Azatlyk, la loro colpa consisterebbe in realtà nell’aver imposto rigide misure sanitarie nella regione, come l’osservanza dell’obbligo della mascherina, la chiusura delle scuole e dei locali pubblici, dei ristoranti e delle strutture di svago e vacanza, e perfino delle stazioni di servizio e degli autolavaggi. L’amministrazione provinciale ha introdotto poi limitazioni ai trasporti pubblici, imponendo anche ai tassisti di installare divisori di plastica e polietilene tra conducente e passeggeri.

Ai confini del territorio di Lebapa, sul ponte che unisce Farap a Turkmenabat, i poliziotti fermano tutte le persone sprovviste di certificato di negatività e non si lasciano nemmeno corrompere dalle bustarelle, circostanza davvero insolita per il Turkmenistan.

Le restrizioni e l’uso della mascherina nei luoghi pubblici sono del resto ormai adottati nell’intero Paese, e perfino sui campi dove fervono le attività agricole, soprattutto per la raccolta straordinaria del cotone imposta dal presidente. La temperatura dell’aria continua a essere superiore ai 40 gradi, e molte persone perdono conoscenza per la lunga permanenza nei campi di cotone con il volto coperto dalla mascherina.

Gli ospedali turkmeni sono sovraffollati, e le cure spesso sono offerte dietro pagamento di forti tangenti, anche per i ritardi nella distribuzione dei sussidi statali. Molti sono costretti a vendere tutte le proprietà personali per poter in qualche modo assistere i parenti malati. Tutte persone che rimangono senza mezzi di sostentamento in una fase aggravata dalla crisi economica senza fine del Paese.

A causa del blocco dei trasporti aerei e ferroviari interni, gli studenti universitari non possono spostarsi dalla provincia nelle città dove studiano, soprattutto nella capitale. Molti ragazzi e ragazze non hanno potuto sostenere nemmeno gli esami di ammissione, che si sono chiusi nella prima metà di agosto: le autorità hanno bloccato i treni speciali dalla regione di Mary a Lebapa e Ashgabat.

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