04/01/2005, 00.00
IRAQ
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Cresce la violenza nella prospettiva delle elezioni

Ucciso il governatore di Baghdad; un'autobomba contro il checkpoint della polizia irachena fa 10 vittime. Guerriglieri continuano a infiltrarsi da Siria, Iran, Arabia Saudita.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – Continua l'ondata di violenze in Iraq: questa mattina i terroristi hanno assassinato il governatore di Baghdad, Ali al-Haidiri, ucciso in un'imboscata mentre percorreva una strada della capitale.

La mattinata di sangue registra altri 10 morti e 60 feriti in un attentato portato da un uomo-bomba ad posto di blocco della polizia irachena: l'attentatore suicida ha lanciato a tutta il velocità un convoglio imbottito di esplosivo contro un checkpoint nei pressi della zona verde, il distretto governativo della capitale.

Negli ultimi giorni sono cresciute in maniera esponenziale gli episodi di violenza: un'escalation del terrore che si fa sempre più marcata in vista delle elezioni presidenziali del 30 gennaio.

La maggioranza dei sunniti iracheni intende disertare le urne: essi affermano di subire "pressioni e intimidazioni" da parte dei ribelli al momento della registrazione al voto. Il fronte sciita sconfessa la tesi sunnita e sostiene che essi (il 30% della popolazione irachena) vogliono abbandonare le elezioni per "salvare la faccia", in vista di una probabile vittoria sciita alle urne.

Al di là delle tensioni politiche, un dato è sicuro: nelle roccaforti sunnite di Fallujah e Ramadi non ci sono elettori e non ci sono nemmeno centri di registrazione al voto.

La settimana scorsa i rappresentanti del Partito Islamico hanno ritirato in maniera formale la propria candidatura, sottolineando che "c'è troppa violenza", ma Allawi e l'amministrazione americana non intendono posticipare la data delle elezioni, perché ciò significherebbe "una vittoria dei terroristi". Anche la maggioranza dei cittadini "desidera votare".

Intanto fonti militari americane a Bassora confermano che diversi guerriglieri continuano ad infiltrarsi nel paese dall'Arabia Saudita, dalla Sira e dall'Iran, contribuendo ad accrescere il pericolo di nuovi attentati.

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