29/09/2011, 00.00
FILIPPINE
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Cristiani a Mindanao espropriati e ridotti al silenzio

A Jolo, Marawi e Basilan i cristiani hanno paura a manifestare la propria fede. A causa dei continui attacchi e rapimenti le chiese sono chiuse e vi si accede solo da entrate secondarie sorvegliate 24h su 24. L’esperienza di dialogo islamo-cristiano proposta da Silsilah.
Manila (AsiaNews) – A Jolo, Marawi, Basilan e altre aree di Mindanao, la minoranza cristiana subisce soprusi e pressioni da parte della popolazione musulmana. Le amministrazioni pubbliche costringono i cristiani a svendere i propri terreni per lasciare spazio alle industrie cinesi. Lo affermano fonti di AsiaNews a Mindanao.

Secondo le fonti il clima di impunità, i rapimenti, i continui scontri fra esercito e gruppi estremisti islamici e la crisi economica hanno creato una miscela ormai insopportabile per la popolazione cristiana che teme a manifestare la propria fede in pubblico.

“La cattedrale di Jolo – spiegano – è posta al centro della città ed è da sempre un simbolo di unità e amicizia fra musulmani e cristiani. Fino a qualche anno fa il portone principale era aperto a tutte le ore, ma a causa dei continui attacchi di vandalismo ora vi si accede solo per l’ingresso laterale. Il sagrato è sorvegliato giorno e notte da militari e polizia”.

Le fonti raccontano che la stessa situazione si vive a Basilan e a Cotabato. Qui nelle scorse settimane entrambe le chiese sono state colpite con bombe carta che hanno danneggiato parte dei muri e delle vetrate. Questi atti garantiscono pubblicità ai giovani estremisti, che imparano l’intolleranza verso i cristiani da predicatori senza scrupoli, spesso finanziati da Paesi esteri, che mirano a diffondere una visione dell’islam restrittiva e integralista.
“La situazione è molto difficile – spiegano le fonti di AsiaNews – i cristiani non possono reagire. L’unica alternativa alla fuga è subire in silenzio questi soprusi”.

Per P. Sebastiano d’Ambra, missionario Pime a Zamboanga e fondatore di Silsilah (catena), movimento per il dialogo interreligioso, vi sono però alcuni segni di speranza che potrebbero in futuro cambiare la situazione di queste province, considerate le più pericolose dell’intero arcipelago. “A Basilan – racconta – abbiamo organizzato una serie di incontri con alcuni leader musulmani e cristiani dove abbiamo raccontato la nostra esperienza di dialogo interreligioso fatta nelle altre città e ascoltato le problematiche vissute dalla popolazione locale. Ciò ha dato il via a un rapporto fra i vari leader religiosi locali, fra cui il vescovo ed alte autorità islamiche, che da qualche mese stanno collaborando per affrontare i problemi delle due comunità”.

Da questa esperienza di dialogo è nato l’Interfaith Couincil of Leaders, che ha lo scopo di far incontrare cristiani e musulmani su fatti concreti e non problematiche teoriche. Ad esempio, il sacerdote spiega che a Basilan la popolazione non ha accesso all’energia elettrica. Per sollecitate l’amministrazione pubblica i rappresentanti delle comunità cristiane e musulmane hanno scritto un manifesto di protesta, con all’interno alcune proposte concrete utili per affrontare il problema.

“Quello che noi proponiamo – afferma p. D’Ambra – è uno spirito di dialogo a tutto tondo, anche su argomenti che non riguardano la religione. Il nostro compito non è parlare semplicemente del dialogo, ma rispondere in modo concreto alla realtà che ci circonda”. (S.C.)

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