26/04/2010, 00.00
GIAPPONE
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Crolla il sostegno al governo Hatoyama

di Pino Cazzaniga
La popolarità è scesa dal 71% al 25%. I giapponesi sono delusi dalla mancanza di capacità di governo del premier e dai problemi con gli Usa. Ma anche l’opposizione è al suo minimo di popolarità: il 14%. Si profila una crisi della politica.
Tokyo (AsiaNews) - “Quando il sostegno dell’opinione pubblica di un governo scende sotto il 30%, si deve pensare che quel governo naviga in cattive acque”, ha scritto l’analista del rinomato quotidiano Asahi. Espressione eufemistica per indicare che il governo giapponese sembra prossimo al crollo: da un’inchiesta condotta dallo stesso giornale il 18 aprile, risulta che l’indice di popolarità del primo ministro Yukio Hatoyama e’ del 25%; solo 7 mesi fa , quando il partito democratico del Giappone (DPJ: Democratic Party of Japan), del quale Hatoyama è presidente, ha inaugurato il suo governo, l’indice di popolarità era del 71%: uno dei più alti goduti dai governi precedenti.
 
Volubilità del giudizio degli elettori? Non proprio. A volte, commenta un altro analista, l’opinione popolare è “brutalmente onesta”. La maggior parte dei media indica come motivo di tale caduta libera del favore popolare l’incapacità di Hatoyama a governare. A noi sembra che le indecisioni del primo ministro sono solo la causa scatenante della crisi. I motivi che ne rivelano il significato e, purtroppo, la sua gravità sono di natura politica: negli ultimi 10 anni sia la classe politica - maggioranza e opposizione - che il popolo stesso non si sono accorti che il Giappone stava cambiando rapidamente sia all’interno che nelle relazioni internazionali, reagendo con efficacia.
 
Tentiamo di enuclearli, ponendoli in una cornice storica delineata da tre avvenimenti: le elezioni politiche del 31 agosto del 2009, vinte con maggioranza schiacciante dal DPJ; le inchieste giornalistiche della metà di aprile, che hanno rivelato la debolezza del governo; la fine di maggio, che è il limite indicato da Hatoyama per una decisione sulla ricollocazione della base americana di Futenma nell’isola di Okinawa.
 
Sogno democratico, ma senza programmi
 
Yukio Hatoyama (63 anni) e’ stato uno dei pochi politici che ha saputo leggere i “segni dei tempi” per il Giappone. Non l’ambizione ma soprattutto la “genealogia” lo ha portato ad abbracciare la carriera politica. Suo nonno, Ichiro Hatoyama (1883-1959) e’ stato il primo premier eletto dal popolo nel dopo-guerra; in buona parte a lui si deve se l’LDP, di cui e’ stato cofondatore (1955), ha governato per decenni con maggioranza assoluta, favorendo lo sviluppo economico del Giappone; suo padre Iichiro (1918-1993) e’ stato ministro degli esteri. Yukio, entrato naturalmente nel LDP (1986), ne e’ uscito nel 1996, avendo intuito che la politica di quel partito non rispondeva più ai bisogni dei tempi, Ha, poi, con altri fondato il DPJ, che ha presentato come il partito dello “storico cambiamento di regime”. Constatandone il risultato negativo, un critico ha scritto: “L’amministrazione (di Hatoyama), praticamente in caduta-libera, fa del detto ‘storico cambiamento di regime’ una beffa”.
 
La visione era bella; e difatti ha avuto un sostegno elettorale straordinario. Ma era troppo bella e non e’ stata fatta calare nella realtà con un programmazione adeguata. Il popolo gli ha voltato le spalle perché non ha mantenuto le promesse indicate del cosiddetto “Manifesto” (programma del partito), dove tra l’altro si impegnava a restituire la politica al governo togliendola ai burocrati. Ma le competenze non si creano solamente cambiando gli attori per ragioni ideali.
 
La base militare di Futenma e la tensione con gli Stati Uniti
 
“Il Giappone non e’ più nella lista delle priorità di Obama”. Così l’inviato del The Korea Times intitola una corrispondenza da Washington. “Appena il presidente Barak Obama è entrato in carica, scrive il giornalista coreano, si e’ affrettato a mostrare il suo impegno verso il Giappone invitando l’allora premier giapponese come suo primo ospite alla Casa Bianca; invece dieci giorni fa quando Hatoyama si e’ recato a Washington per il summit sulla sicurezza nucleare, il presidente americano gli ha concesso un colloquio privato di 10 minuti durante il pranzo. Ha trovato invece il tempo per colloqui ufficiali con altri 13 leader, tra cui il presidente cinese Hu Jintao con il quale si è intrattenuto per 90 minuti”.
 
George Packard, presidente della fondazione Stati Uniti-Giappone ha commentato: “Ho trovato assolutamente schoccante il fatto che le due nazioni non siano riuscite a programmare un incontro”.
 
La frizione tra i due governi e’ stata causata da un’ingenuità’ diplomatica del primo ministro giapponese e dalla sua lentezza a collaborare per risolvere il problema della ricollocazione della base militare americana di Futenma .
 
Intervistato dai giornalisti del Times Hatoyama ha detto: “Il Giappone ha sempre agito in risposta a ciò che gli Stati Uniti hanno detto. Per noi è venuto il tempo di cercare una relazione più uguale”.
 
Assai più grave è la dilazione nella risposta al problema della base di Futenma che si trova nella città di Ginowan nell’isola di Okinawa, dove si sono svolte le più micidiali battaglie della guerra del Pacifico. Venti anni dopo la fine di quella guerra, gli Stati Uniti hanno restituito l’isola al Giappone, tenendosi però la base militare per evidenti ragioni strategiche: tenere sotto controllo la Cina e difendere Giappone e Taiwan. Nel 2006 i governi di Washington, Tokyo e i sindaci delle popolazioni locali hanno stipulato l’accordo di trasportare la base presso la città di Nago, nel nord dell’isola. Ma anche qui la popolazione sostenuta dal nuovo sindaco vi si oppone. Hatoyama ha promesso di far di tutto per venire incontro ai desideri della gente.
 
Hatoyama è alle corde
 
Non si tratta solo di un problema di politica estera. Un raffreddamento di rapporti con l’America non è ben visto da molti giapponesi. Quest’anno ricorre il 50° anniversario del patto di mutua sicurezza tra Stati Uniti e Giappone (1960). Grazie a questo patto il Giappone che il triplice principio antinucleare (non produrre, non possedere e non introdurre armi nucleari) non può avere armamenti nucleari, si avvale del ombrello antinucleare degli Stati Uniti. E così ha potuto usare energie e denaro per il prodigioso sviluppo economico che tutti conoscono. In tale contesto nel mese di marzo Sadakazu Tanigaki, presidente del LDP, ora all’opposizione, ha interpellato Hatoyama sulle sue intenzioni circa il problema di Futenma. Il presidente del consiglio si e’ impegnato a esprimere la sua scelta entro la fine di maggio. Promessa confermata al presidente Obama durante il breve colloquio a Washington. In forza a questo impegno Hatoyama non può più dilazionare la decisione oltre quella data. É alle corde.
 
Si profila una grave paralisi di governo
 
Con l’ultimatum autoimpostosi, il premier si è giocata la vita politica. Se non trova una soluzione soddisfacente si dovrà dimettere. Ma allora la crisi sarà ancora più grave perché non si vede come elezioni anticipate possano dar vita a un governo più stabile. Dall’inchiesta dell’Asahi risulta che il supporto popolare del DPJ, partito di Hatoyama, e’ del 23 %, e quello dell’LDP , il partito spodestato dal governo in agosto, e’ sceso a livello 14%.
 
E’ urgente che il partito democratico del Giappone (DPJ) riscriva il ”Manifesto” in dimensioni realizzabili e riconfiguri il rapporto tra politici e burocrati. Se i partiti politici non si svegliano, il popolo li abbandonerà sempre più. Si profila una seria stasi governativa
 
Tale situazione dovrebbe preoccupare un po’ tutti, perché il Giappone non e’ un Paese in via di sviluppo. Da una recente inchiesta condotta congiuntamente dalla BBC World Service e dal Yomiuri Shimbun (quotidiano giapponese) sull’influsso positivo nel mondo tra 16 nazioni e l’Unione Europea, risulta che il Giappone e’ al secondo posto a pari merito con l’U.E, precedute dalla Germania.
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