02/11/2021, 14.03
TERRA SANTA
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Custode di Terra Santa: oltre il Covid, pellegrini per riscoprire fiducia e speranza

di Dario Salvi

Dopo i gruppi, anche singoli visitatori potranno entrare in Israele seguendo un rigido protocollo sanitario. Dal 6 novembre via libera ai pernottamenti anche a Betlemme. Fra Patton: superare l’emergenza, il virus resta, ma oggi è “gestibile”. Dal turismo religioso un contributo essenziale per l’economia locale, soprattutto dai cristiani.

Gerusalemme (AsiaNews) - La pandemia di Covid-19 ha reso ancora più evidente che “la vita è un pellegrinaggio” e all’interno di questo cammino “dobbiamo riscoprire il valore della fiducia, della speranza” che va oltre “la morte”. È quanto sottolinea ad AsiaNews il custode di Terra Santa, fra Francesco Patton, che invita ad “superare la logica” dell’emergenza per “convivere” con il coronavirus che al momento sembra più un “pretesto" per bloccare il mondo. Secondo il religioso, "un luogo che, più di ogni altro, esorta a superare la paura è il Santo Sepolcro. Oggi, mentre celebriamo i nostri morti, possiamo scoprire che non vi è antidoto più forte di Cristo risorto”. 

Dopo oltre un anno e mezzo di chiusure e restrizioni agli ingressi, senza turisti e pellegrini in Terra Santa, ieri mattina lo Stato ebraico ha riaperto le frontiere anche ai singoli viaggiatori (vaccinati), mentre procede spedito con la terza dose di vaccino contro il Covid-19. Un ritorno atteso da commercianti e piccoli imprenditori a Gerusalemme, come a Betlemme in Palestina dove i pellegrini potranno anche soggiornare come hanno da poco stabilito le autorità israeliane. 

Negli ultimi mesi, precisa il Custode di Terra Santa, “abbiamo registrato un piccolo volume di turismo interno”, ma quello che cambia da ieri è la possibilità “non solo per i gruppi, ma anche per singoli individui di entrare con visto turistico”. Certo sottostando a regole precise in tema di vaccinazione, tamponi molecolari da effettuarsi prima della partenza e all’arrivo, oltre a una serie di indicazioni di igiene pubblica. “La speranza - sottolinea - è che a novembre si possa assistere a una graduale ripresa”, da consolidare a dicembre con “l’ingresso di un numero maggiore di pellegrini”. 

Dal 6 novembre si potrà pernottare anche a Betlemme, aggiunge fra Patton, una realtà che “più di altre ha sofferto” in questo tempo di pandemia. I cristiani della città “vivono dell’indotto” derivante dal turismo religioso, in particolare “i proprietari di hotel, le guide, i ristoranti” così come quanti producono “piccoli oggetti di artigianato, dai rosari ai presepi”: questo tempo senza fatturato, né ristori “è stato difficilissimo”. E lo stesso “vale anche poi, non dobbiamo nasconderlo, dovendo gestire e curare una settantina di santuari con le relative spese di manutenzione e zero ingressi”.

Ciononostante “non possiamo vivere prigionieri della paura”, a maggior ragione in questa epoca storica in cui “non vogliamo morire per un virus, ma autorizziamo la morte per legge” con l’eutanasia. “Ho notizie - conferma - di centinaia di gruppi in attesa del via libera da Italia, Spagna, Stati Uniti e Messico. Molte agenzie ci stanno contattando, perché pronte a partire”.

Prima dell’emergenza sanitaria le presenze erano in costante crescita: “Dagli 80mila dagli Stati Uniti e 40mila dall’Italia nel 2016, si era passati ai 160mila e 80mila del 2019; in tre anni si era raddoppiato il numero; poi quelli dall’Indonesia, che rappresentavano il quinto Paese per prenotazione di messe nei luoghi di culto”. Per il Custode,  “le persone che ad agosto hanno ricevuto la terza dose di vaccino devono poter entrare e fare una esperienza di fede, senza troppi vincoli. Dobbiamo smettere di ragionare come si faceva nel marzo, aprile del 2020, quando si era all’inizio dell’emergenza. Il virus c’è ancora, ma non siamo nella stessa situazione ed è gestibile. È necessario cambiare mentalità, perché questo virus rimarrà per sempre”, ma questo non vale per il ricorso allo stato di emergenza.  

Fra Patton sottolinea il valore dei pellegrini come “elemento di equilibrio” in mezzo a tensioni religiose, sociali e politiche: “Fanno respirare un’aria diversa a una popolazione in maggioranza ebraica e musulmana, e si distinguono in maniera radicale dai turisti, perché hanno un orizzonte di fede che muove guardando a Dio e alle persone che incontreranno”. 

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