Delhi: Corte suprema estende alle madri adottive congedo di maternità
La decisione annulla una disposizione che prevedeva che limitava questo diritto solo al casi in cui il bambino aveva un'età inferiore ai tre mesi. Restano tuttavia delle disparità legali: le madri biologiche hanno per esempio diritto a 26 settimane di congedo, mentre i padri appena 15 giorni solo se lavorano nel settore pubblico.
New Delhi (AsiaNews) - Secondo le nuove direttive della Corte Suprema una madre adottiva può ottenere fino a 12 settimane di congedo di maternità indipendentemente dall’età del bambino. Una decisione annulla la sezione del Codice di Sicurezza Sociale del 2020 che concedeva il congedo di maternità soltanto alle madri che avevano adottato bambini con un’età inferiore ai tre mesi.
Questo aspetto era stato particolarmente criticato, in quanto il processo di adozione è solitamente molto lungo e il bambino molto spesso supera i tre mesi di età al momento dell’affidamento. Una distinzione “artificiale” tra madri, avevano commentato i giudici, soprattutto considerando che le madri adottive hanno lo stesso ruolo, le stesse responsabilità e gli stessi obblighi di cura.
La Corte Suprema ha modificato la legge in vigore, eliminando il vincolo dei tre mesi di età e affermando che le madri adottive hanno gli stessi diritti e obblighi verso un figlio quanto le madri biologiche. Il periodo di congedo, tuttavia, come hanno sottolineato attivisti e membri della società civile, rimane fissato a 12 settimane, mentre quello delle madri biologiche è di 26, più del doppio. L’annullamento della sezione è quindi solo un primo passo verso il riconoscimento della parità dei diritti tra madri biologiche e adottive. Tuttavia la Corte Suprema ha ribadito che il ruolo della madre non è solo biologico, ma è definito da cura e responsabilità.
Il Codice sulla Sicurezza Sociale, entrato in vigore a novembre 2025, raggruppa nove leggi in un unico quadro normativo con l’obiettivo di creare un “sistema di protezione più completo e inclusivo” per tutte le fasce della forza lavoro. La legge si compone di circa 164 articoli che trattano argomenti diversi, quali la retribuzione dei dipendenti, il fondo previdenziale e le indennità di maternità. L’articolo 60, che disciplina il “diritto al pagamento dell’indennità di maternità”, aveva suscitato le preoccupazioni della società civile, perché discriminava le madri adottive violando i diritti all’uguaglianza, alla vita e alla libertà personale sanciti dalla Costituzione.
Nel corso della sentenza, la Corte Suprema ha anche discusso la parità genitoriale e ha considerato la possibilità di estendere il congedo di paternità, attualmente di 15 giorni per gli impiegati statali (senza alcuna disposizione nel settore privato), anche in caso di adozione. “La genitorialità non è una funzione solitaria svolta da un solo genitore, bensì una responsabilità condivisa in cui ciascun genitore contribuisce allo sviluppo olistico del bambino”, ha affermato la Corte.
Tuttavia, nella realtà, questo concetto non è ancora pienamente accettato né riconosciuto nel mondo del lavoro in India. La Corte ha esortato il governo a considerare il disegno di legge sul congedo di paternità e sui benefici parentali presentato lo scorso anno che punta a ottenere otto settimane di congedo di paternità, e ha richiesto direttamente ai sindacati di “elaborare una disposizione che riconosca il congedo di paternità come prestazione di sicurezza sociale”, in modo che venga integrato anche nel sistema privato.
L’introduzione delle indennità di maternità risale all’epoca coloniale. Il Bombay Maternity Act del 1929 introdusse una serie di misure per la tutela delle donne che lavoravano nelle fabbriche, disposizione seguita da leggi simili in altre parti del Paese, fino al 1961, quando il Parlamento approvò il Maternity Benefit Act, che stabiliva un congedo di maternità di 12 settimane, poi passate a 26 nel 2017. In quell’occasione furono incluse anche le madri surrogate e adottive, per le quali fu introdotto un congedo di 12 settimane. La legge del 1961 è stata successivamente incorporata nel Codice sulla Sicurezza Sociale del 2020, oggi in vigore, che mira ad estendere la protezione sociale a tutti i lavoratori, compresi quelli a chiamata e i “gig workers”.
04/12/2025 12:05
03/02/2023 12:48





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