03/09/2021, 12.15
BANGLADESH
Invia ad un amico

Dhaka, i salesiani con i giovani per il futuro del Paese

di Sumon Corraya

Il lavoro dei sette sacerdoti di don Bosco giunti in Bangladesh nel 2009 sta dando i primi frutti. Il coordinatore Alencherry: “Ci rivolgiamo anche ai ragazzi di altre fedi e non abbiamo mai ricevuto minacce dagli estremisti”. Presto l'ordinazione del primo salesiano locale.

Dacca (AsiaNews) - In un Paese in cui la Chiesa Cattolica conta meno di 400mila fedeli (pari allo 0,25% della popolazione), c’è un gruppo di sette salesiani - la maggior parte dei quali provenienti dall’India - che sta caparbiamente formando nuove generazioni di giovani credenti.

I salesiani di Don Bosco arrivarono in Bangladesh nella parrocchia di Utrail di Netrakona presso la diocesi di Mymensingh nel 2009. Gradualmente, hanno esteso il loro ministero alle parrocchie di Lokhikul e Khanjanpur nella diocesi di Rajshahi. Da qualche anno gestiscono inoltre un centro parrocchiale a Uttara di Dhaka, che è diventato il centro di coordinamento dei salesiani nel Paese.

P. Francis Alencherry ha 71 anni, viene dal Kerala (India) ed è coordinatore dei salesiani in Bangladesh. Condivide con AsiaNews la sua testimonianza: "Abbiamo iniziato il nostro cammino dodici anni fa in una sola parrocchia, occupandoci unicamente della scuola. Ora siamo presenti in quattro parrocchie. Lavoriamo soprattutto con i giovani che sono la nostra priorità e il futuro della nostra congregazione in questo Paese: cerchiamo di formarli secondo un’educazione cristiana consapevole".

Nel 2009, prima dell’arrivo dei salesiani a Uttara, gli studenti non frequentavano le lezioni regolarmente. “In questi ultimi anni, invece, gli allievi stanno aumentando gradualmente e questo ci fa ben sperare” rivela. "Entro due anni, avremo un prete locale della nostra congregazione religiosa - racconta p. Francis -. Le vocazioni stanno crescendo e ad oggi abbiamo 39 seminaristi. Fondamentale per il nostro lavoro è la testimonianza degli studenti del seminario che condividono con i più giovani la loro esperienza di vita”.

Ma il ministero dei salesiani in Bangladesh non è incentrato esclusivamente sulla formazione dei ragazzi cattolici: “Il nostro programma educativo - continua p. Francis - si estende anche ai giovani di altre fedi e questa è una grande conquista". Del resto, la convivenza con i musulmani non è sempre stata facile e scontata: “Fortunatamente noi non abbiamo mai ricevuto minacce da parte degli estremisti islamici, ma sappiamo che il jihadismo è ancora molto diffuso”.

Spesso anche i salesiani devono scontrarsi con problematiche annose che hanno a che fare con la burocrazia e la corruzione interna: "Presso gli uffici governativi - racconta il religioso - si fatica ad ottenere le pratiche richieste senza pagare una tangente. Per noi questa è una grande sfida che affrontiamo a viso aperto per il bene dei nostri ragazzi e per la definitiva realizzazione di una scuola buona e sana".

In una Chiesa giovane come quella del Bangladesh, il lavoro resta molto: "Presto accoglieremo con gioia qualche prete locale - conclude il coordinatore dei salesiani -. Il nostro primo compito è fornire loro un'eccellente formazione in modo che abbiano una buona dose di esperienza e una fede salda. Dopo di che, contiamo di estendere il nostro ministero in altre diocesi del Bangladesh. Abbiamo già ricevuto inviti da altre quattro diocesi".

 

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Kanchan Kumari Sao: voglio essere imprenditrice di me stessa, contro i matrimoni infantili
05/10/2017 11:18
Papa: cresca nei cristiani la coscienza di essere tutti missionari
05/05/2007
Khushpur, un gol per la pace e il dialogo interreligioso
25/02/2009
Phnom Penh, salesiani e volontari alla Don Bosco Technical School
01/06/2020 13:06
Shillong in festa: ordinati 11 nuovi sacerdoti, di cui sei salesiani
01/02/2020 08:00


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”