Dhaka: i timori delle minoranze alla vigilia del voto
A due giorni dalle elezioni nazionali che prevedono anche un referendum costituzionale, in Bangladesh prevale un clima di forte incertezza politica. Con l’esclusione della Lega Awami, la competizione elettorale vedrà come protagonisti il Bangladesh Nationalist Party e il Jamaat-e-Islami, due partiti verso cui indù e cristiani provano forte diffidenza. Ancora una volta il Paese si trova diviso tra speranza di cambiamento e sospetto che il processo elettorale sia già segnato.
Dhaka (AsiaNews) - Il Bangladesh si sta preparando alle prime elezioni nazionali dopo la fuga dell’ex premier Sheikh Hasina, fuggita in India in seguito ad ampie proteste anti-governative guidate dagli studenti. A due giorni dal voto, il clima politico è segnato da incertezza e crescenti timori tra le comunità minoritarie. Cristiani e indù in particolare vivono un misto di speranza, paura e calcolo politico.
Dopo l’esclusione della Lega Awami, il partito di Hasina, le consultazioni, che prevedono anche un referendum costituzionale, vedranno probabilmente come protagonisti il Bangladesh Nationalist Party (BNP) e il Bangladesh Jamaat-e-Islami. Molti elettori appartenenti alle minoranze affermano di preferire il BNP, considerato più moderato. L’agenda conservatrice del Jamaat-e-Islami e il timore che possa introdurre forme di governo basate sulla sharia continuano invece a suscitare preoccupazione tra le minoranze religiose, che storicamente hanno subito violenze da parte degli estremisti nei periodi di maggiore tensione politica.
Il quadro si è complicato dopo le dichiarazioni di Sajeeb Wazed Joy, figlio dell’ex prima ministra Sheikh Hasina, che ha invitato i sostenitori della Lega Awami ad astenersi dal voto. Le sue parole hanno un peso significativo tra le minoranze, molte delle quali in passato hanno proprio sostenuto proprio la Lega Awami.
L’avvocato Probhat Tudu, legale della Corte Suprema e segretario per l’Informazione e la comunicazione della Bangladesh Christian Lawyers’ Association, ha dichiarato ad AsiaNews che la partecipazione alle elezioni resta un dovere civico. “Come cittadini dello Stato, dobbiamo votare alle elezioni nazionali. Il voto ha un grande valore perché attraverso di esso eleggiamo i nostri rappresentanti”, ha affermato. Tudu ha sottolineato che molte minoranze stanno ora riconsiderando le proprie alleanze politiche.
Restano le preoccupazioni sulla sicurezza: “Ci sono stati vari episodi violenti contro le minoranze durante le elezioni. Io chiedo la sicurezza della nostra comunità”, ha detto l’avvocato. A suo parere, diversi collegi elettorali dipendono fortemente dal voto delle minoranze, rendendo alcune comunità vulnerabili a ritorsioni se un partito dovesse perdere. “È già successo in passato”, ha avvertito.
In questo clima, il presidente del BNP, Tarique Rahman, ha delineato un programma elettorale per “restituire la proprietà dello Stato al popolo”. Parlando alla Bangladesh Television (BTV), ha sottolineato che queste elezioni rappresentano non solo un possibile cambio di governo, ma anche la possibilità di una società più giusta ed equa.
Rahman ha chiesto scusa per gli “errori non intenzionali” commessi durante i precedenti governi del BNP e ha invitato i cittadini a sostenere il partito il 12 febbraio. Ha presentato proposte a favore di donne, agricoltori e fasce a basso reddito, tra cui una “family card” per le capofamiglia donne che dovrebbe garantire assistenza alimentare e una “farmer’s card” che prevede sussidi diretti e consulenza agricola. Ha inoltre promesso di mantenere l’istruzione gratuita per le donne fino alla laurea, creare asili nido, spazi per l’allattamento nei luoghi di lavoro, trasporti elettrici sicuri e leggi più severe contro la violenza online.
Anche il leader del Jamaat-e-Islami, Shafiqur Rahman, ha parlato alla nazione tramite BTV, affermando di voler costruire una società fondata su “giustizia ed equità”. Ha insistito sul fatto che il Bangladesh appartiene allo stesso modo a musulmani, indù, buddhisti e cristiani. “Tutti vivranno senza paura”, ha dichiarato, cercando di rassicurare le comunità diffidenti verso la reputazione radicale del partito.
Ad aggiungere complessità al quadro politico, il consigliere capo Muhammad Yunus, che guida l’attuale governo ad interim, ha incontrato lunedì alti funzionari governativi e ha espresso fiducia che la vittoria del “Sì” al referendum porterà grandi cambiamenti alla struttura politica del Paese. Il referendum propone riforme per bilanciare le istituzioni statali che rappresentano i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Se dovesse vincere il sì il parlamento neoeletto agirà come assemblea costituente durante i primi 180 giorni per promulgare le modifiche alla Costituzione.
Yunus ha criticato le tornate elettorali del passato, che spesso hanno visto boicottaggi da parte del BNP, e ha promesso che questa volta il processo sarà equo e pacifico. Ha inoltre sottolineato che per la prima volta parteciperanno al processo elettorale anche bangladesi all’estero.
Sono però anche già emersi segnali di polarizzazione. Sajeeb Wazed Joy ha criticato duramente le dichiarazioni del consigliere per gli Affari esteri, Touhid Hossain, che ha previsto un’affluenza superiore al 55%, sostenendo che tali previsioni dimostrano che il voto è “preconfezionato” e il risultato predeterminato. In un messaggio sui social media, Joy ha affermato che i cittadini non dovrebbero partecipare a un’elezione che a sua detta è una messa in scena, invitando al boicottaggio delle urne.
14/02/2019 11:05
31/12/2018 09:04





