24/01/2023, 08.49
RUSSIA
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Disastro ecologico nella campagne russe

di Vladimir Rozanskij

Migliaia di animali selvatici vittime di pesticidi agricoli proibiti. Un effetto secondario della guerra di Mosca all’Ucraina. La denuncia di cacciatori e pescatori nel sudovest della Russia. Solo le autorità di Stavropol hanno ammesso il problema e sono intervenute.

Mosca (AsiaNews) – A causa delle sempre più difficili condizioni dell’economia e della vita quotidiana nella Russia meridionale, vicina alle zone di guerra con l’Ucraina, i contadini hanno iniziato a usare tecniche proibite per le coltivazioni, provocando un’autentica strage di animali, e una vasta rovina ecologica dei territori. Giacciono ovunque cadaveri di volpi, lepri, anatre, gabbiani, gufi e perfino cicogne, ormai da oltre due mesi, con immagini desolanti diffuse sulle reti social dai telefoni dei cacciatori e pescatori.

Aleksandr, un cacciatore della regione di Rostov, racconta ai giornalisti di Novaja Gazeta di aver preso l’anno scorso una speciale licenza per la caccia alla lepre, e di averla dovuta restituire a causa dello sterminio: “Raccogliamo soltanto cadaveri di splendidi animaletti in pozze di sangue”. Si è pensato a una nuova pandemia sconosciuta, e i responsabili del settore hanno iniziato a compiere delle analisi, per chiarire che si trattava di chimica, e non di infezione.

L’uso sistematico di prodotti pericolosi, del resto, si è rivelato un diverso genere di epidemia. Da inizio novembre, i laboratori del centro di controllo Rosselkhoznadzor, specializzato per la sorveglianza del settore agricolo, hanno raccolto animali selvatici morti dalla zona di Rostov, Krasnodar e  Orel.

Un altro cacciatore della provincia di Ipatovo, nella regione di Stavropol, racconta che “appena siamo usciti sul campo, ci siamo imbattuti in sei cadaveri di volpi; accanto c’erano delle pernici stramazzate al suolo, e un’enorme quantità di topi morti, mentre attorno abbiamo notato uno strano grano rosso”, fertilizzato con prodotti chimici a cui gli animali sono intolleranti. “Avevamo già visto in passato scene simili, ma mai in quantità così grandi ed estese sul territorio... gli sciacalli, le volpi e gli uccelli predatori si gettano sui topi avvelenati, pensando a facili prede, e per tutti la fine è atroce”.

Si è cominciato a parlare sottovoce di “tragedia del mondo selvatico” quando in provincia di Stavropol, a Petrovsk, i cacciatori hanno trovato uno stormo di alcune centinaia di rari gabbiani grigi, tutti stesi senza vita mentre si dirigevano a svernare verso Israele, un itinerario abituale attraverso i campi e i bacini dei fiumi della Russia meridionale. Qui solitamente si raccolgono per riposare e ritrovare le forze, per volare oltre, ma questa volta solo pochi esemplari ce l’hanno fatta. La maggior parte si è accasciata sulle rive del lago Solenyj, presso il villaggio di Donskaja Balka.

Il capo del movimento ecologista Native Russian, Arsenij Filippov, spiega che la strage di massa di questi animali, compresi fagiani, lupi, e uccelli rari come la tadorna ferruginea e altri, non è una novità da queste parti, per uso scorretto di pesticidi diffusi sui campi contro i roditori. L’autunno scorso gli agricoltori locali hanno esteso queste pratiche oltre ogni misura, versando sui campi tonnellate di veleni con conseguenze catastrofiche: “Sono morti animali di decine di migliaia di specie diverse”.

Solo le autorità di Stavropol hanno ammesso in parte il problema, istituendo una commissione d’indagine che ha relazionato sulla morte di “800 gabbiani, quattro lepri e una pernice”. Nei loro corpi è stato individuato “un veleno contenente elementi fosforo-organici” che li ha condotti alla morte, lanciando un’accusa di pratiche illegali nei confronti di colpevoli da identificare.

Tra la popolazione, e anche sui media locali, la questione sta suscitando reazioni sempre più indignate, denunciando “la scomparsa del fagiano caucasico settentrionale” da quasi tutte le regioni circostanti della Russia del sud. Un gruppo di corvi neri morti si è abbattuto davanti alla residenza del governatore del Kuban, nella centrale via Krasnaja della città di Krasnodar. Le morti della fauna locale sono state paragonate agli effetti dei bombardamenti che si abbattono a pochi chilometri da queste zone: la guerra stermina non solo gli uomini, ma anche gli animali.

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