07/01/2022, 12.29
AUSTRALIA-PAPUA NUOVA GUINEA
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Djokovic al Park Hotel con i richiedenti asilo respinti dal 2013

di Giorgio Licini *

La vicenda della star mondiale del tennis sta accendendo i riflettori sui locali angusti dove in Australia sono ancora detenuti 34 rifugiati respinti da nove anni ormai prima sulle isole di Manus e Nauru e poi trasferiti in Australia per motivi di salute. Il primo ministro Morrison, in campagna elettorale e con il Covid che avanza nel Paese, cavalca la vicenda per mostrare (per qualche giorno) che la politica del rigore sugli ingressi illegali vale per tutti.

Port Moresby (AsiaNews) - Che la star del tennis mondiale Novak Djovokic avrebbe avuto problemi all’arrivo in Australia era diventato chiaro mentre era ancora in volo verso Melbourne. Il governo federale australiano aveva probabilmente già appurato che gli organizzatori dell’Australian Open e lo stato di Victoria avevano chiuso un occhio sul rifiuto vaccinale del campione. Oppure il suo staff era riuscito a circuire una rappresentanza diplomatica australiana all’estero. Non c’è bisogno di menzionare quali interessi sportivi, televisivi e finanziari siano in gioco.

A farne le spese per un’accusa certa di favoritismo sarebbe stato però proprio il primo ministro Scott Morrison, che in questo momento non può permettersi un’ulteriore perdita di consensi. Le elezioni parlamentari si svolgeranno tra marzo e giugno. Nel 2019 Morrison le vinse inaspettatamente. Ora il Covid e alcuni scandali sessuali e finanziari nella coalizione stanno per travolgerlo. Mentre la pandemia è stata gestita con successo e notevolmente arginata fino a poche settimane fa grazie soprattutto alla politica dei singoli Stati, ora in Australia dilaga più che in ogni altro Paese del Pacifico. E Scott Morrison l’ha sempre sottovalutata come la maggior parte dei leader politici di destra.

Al momento Djokovic è detenuto per il semplice fatto di aver deciso di sfidare in tribunale il divieto d’ingresso. Può essere libero in qualsiasi momento decida di lasciare l’Australia o nel caso le leggi e la magistratura gli consentano di rimanere nel Paese. L’udienza è fissata per lunedì pomeriggio.

Non è però la disavventura alla frontiera ad aver lasciato tutti di stucco. Ma il fatto che Djkovic sia detenuto al Park Hotel di Melbourne. Non si tratta della Melbourne Immigration Transit Accomodation, utilizzata per i più svariati casi di arrivo e permanenza illegale nel Paese, ma di una struttura informale e temporanea gestita dalla polizia di frontiera (Australian Border Force). Il Park Hotel faceva parte della prestigiosa catena Rydges Hotels & Resorts fino alle prime avvisaglie del Covid. Fu alienato dopo esser diventato uno dei focolai di diffusione del virus in Australia e affittato al governo federale per la detenzione di rifugiati arrivati via mare nel 2013, trasferiti prima sulle remote isole di Manus e Nauru nel Pacifico e di nuovo in Australia nel 2019 per motivi di salute, mai curati e detenuti appunto in locali chiusi e angusti al Park Hotel. Sono ancora 34 di loro al momento.

Un paio di settimane fa parte della struttura è andata a fuoco. I detenuti hanno trovato rifugio nel piano interrato. Nei giorni scorsi hanno postato sui social foto di insetti nel misero cibo ad essi servito. Si tratta di rifugiati internazionali a tutti gli effetti, per lo più giovani mediorientali, a cui la legge australiana impedisce di rimanere nel Paese per essere arrivati via mare tra il luglio e il dicembre 2013 e da allora detenuti. In teoria dovrebbero lasciare l’Australia il più presto possibile.

Novak Djovokic non è il primo a sfidare le leggi di uno dei Paesi più severi con gli ingressi illegali. Altri stanno pagando un prezzo ben più alto dei suoi pochi giorni al Park Hotel. Il nome e la fama gli avrebbero forse consentito un trattamento diverso in altri tempi. Non ora. Il Covid mette sotto pressione governi e politici. Tanto più quando esplode dopo averlo sottovalutato. Non è più tempo di sconti. Né per rifugiati disgraziati, né per atleti affermati e potenti in cerca di gloria ulteriore.

* segretario della Conferenza episcopale della Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone

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