08/01/2007, 00.00
VATICANO – POLONIA
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Dopo le dimissioni di Wielgus, il Vaticano denuncia una “strana alleanza” contro la Chiesa

La rinuncia dell’arcivescovo di Varsavia è stata “una soluzione adeguata” alla crisi, ma i nemici di un tempo e quelli di ora sembrano voler usare le carte dei servizi segreti per indebolire la Chiesa polacca.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Le dimissioni di mons. Stanislaw Wielgus da arcivescovo di Varsavia sono “una soluzione adeguata” al “disorientamento” creato in Polonia dalle accuse sulla sua passata collaborazione con i servizi segreti del regime, ma sono anche una nuova tappa della “guerra” scatenata contro la Chiesa polacca dalla “strana alleanza” che vede insieme i comunisti di un tempo e “altri suoi avversari”, che forse sono i nazionalisti.
 
Sono questi i due elementi fondamentali della dichiarazione resa ieri dal direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, a proposito delle dimissioni di mons. Wielgus, il cui “comportamento negli anni passati del regime comunista in Polonia ha compromesso gravemente la sua autorevolezza, anche presso i fedeli”. Ma, accanto alla fine, almeno per ora, di una vicenda personale che aveva provocato “disorientamento” tra i fedeli, c’è una questione di ambito più ampio, che riguarda l’intera Chiesa polacca. “Il caso di mons. Wielgus – nota padre Lombardi - non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo caso di attacco a personalità della Chiesa in base alla documentazione dei servizi del passato regime. Si tratta – rileva - di un materiale sterminato e, nel cercare di valutarne il valore e di trarne conclusioni attendibili, non bisogna dimenticare che è stato prodotto da funzionari di un regime oppressivo e ricattatorio”.
 
Più duro ed esplicito, a Varsavia, il cardinale Joseph Glemp. “Wielgus è stato sottoposto a giudizio sulla base di copie di copie di pezzi di carta" ha detto il card. Glemp facendo riferimento ai documenti trovati presso l'Istituto della memoria nazionale (Ipn) il quale custodisce gli archivi della polizia segreta e diffusi dalla stampa. “Non ci piacciono – ha proseguito il cardinale, lungamente applaudito dai fedeli presenti nella cattedrale di Varsavia – processi del genere, perché non sono veri. Per questo è difficile oggi prendere sul serio l’Ipn. E’ troppo difficile e troppo sporco”. Insomma, “per capire il passato non è sufficiente conoscere esclusivamente i documenti in loro possesso”.
 
Sulla base delle critiche del card. Glemp, diviene più chiaro il riferimento fatto dal padre Lombardi nel prosieguo della sua dichiarazione: “A tanti anni di distanza dalla fine del regime comunista, venuta a mancare la grande e inattaccabile figura di Papa Giovanni Paolo II, l’attuale ondata di attacchi alla Chiesa cattolica in Polonia, più che di una sincera ricerca di trasparenza e di verità, ha molti aspetti di una strana alleanza fra i persecutori di un tempo ed altri suoi avversari e di una vendetta da parte di chi, nel passato, l’aveva perseguitata ed è stato sconfitto dalla fede e dalla voglia di libertà del popolo polacco”.
 
C’è da ricordare in proposito, che lo stesso Benedetto XVI, il 25 maggio dell’anno scorso, nel corso del suo viaggio in Polonia, proprio riferendosi alla compromissione di alcuni sacerdoti con il regime comunista, della quale già si parlava, avvertiva di “guardarsi dalla pretesa di erigersi con arroganza a giudici della generazione precedente”.
 
Nelle parole conclusive di padre Lombardi, infine, può anche vedersi quasi un avvertimento dato alla nuova “strana alleanza”: la Chiesa polacca non è sola, l’intera Chiesa “deve” esserle solidale. “E’ – ha dichiarato il direttore della Sala stampa - un momento di grande sofferenza per una Chiesa a cui tutti dobbiamo moltissimo e che amiamo, che ci ha dato pastori della grandezza del cardinale Wyszynski e soprattutto del Papa Giovanni Paolo II. La Chiesa universale deve sentirsi solidale spiritualmente con la Chiesa che è in Polonia ed accompagnarla con la preghiera e l’incoraggiamento perché possa ritrovare presto la serenità”. (FP)
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