25/09/2021, 08.00
EAU - GOLFO
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Dubai, Expo2020: evento globale di ‘tolleranza e inclusività’ al tempo del Covid

Rimandato per la pandemia, si celebra in concomitanza con il cinquantenario della fondazione degli Emirati. In calendario dal primo ottobre al 31 marzo, ogni giorno propone oltre 60 eventi. Fra i relatori anche il vicario apostolico d’Arabia. La sfida con Doha e Riyadh per la leadership nella regione. I migranti da Oriente e Occidente. 

Dubai (AsiaNews) - Tolleranza e inclusività, ambiente e sviluppo, clima e biodiversità, acqua e obiettivi globali, oltre a una serie di eventi legati a “mobilità, sostenibilità e opportunità”. È questo il filo conduttore attraverso il quale si snoda la prossima esposizione universale, che apre al pubblico il primo ottobre dopo la cerimonia inaugurale prevista per la sera precedente e si concluderà il 31 marzo del prossimo anno. Expo2020 Dubai costituisce uno dei primi eventi di massa dallo scoppio della pandemia di Covid-19. Esso è slittato di un anno rispetto ai tempi previsti in origine proprio a causa dell’emergenza sanitaria globale innescata dal coronavirus. 

La rassegna espositiva internazionale si prefissa fin dal motto “Connecting Minds and Creating the Future” l’obiettivo di rafforzare i legami fra menti e individui, per tracciare il futuro del pianeta e il suo sviluppo in chiave economica, sociale, culturale, ambientale. E religiosa, come testimonia la settimana dedicata a “tolleranza e inclusività” in programma dal 14 al 20 novembre, che vede la partecipazione di personalità di primo piano della fede musulmana e cristiana, fra le quali il vicario apostolico d’Arabia settentrionale e meridionale mons. Paul Hinder. 

Sono 192 le nazioni presenti all’Expo, da sempre terreno fertile per le invenzioni e occasione di scambio in chiave economica e commerciale. Sono previsti ogni giorno oltre 60 eventi sparsi su un’area espositiva di 4,3 km quadrati, che otto anni fa al momento dell’assegnazione dell’evento era ancora un luogo desertico. Oggi è un fiorire di padiglioni e punti espositivi all’avanguardia, grazie a un investimento complessivo “per il più grande spettacolo al mondo”, parola di organizzatori, di almeno 5,8 miliardi di euro. 

Al tempo del Covid i visitatori dovranno dare prova dell’ avvenuta vaccinazione (con ciclo completo in caso di doppia dose) o di un tampone molecolare negativo nelle precedenti 72 ore. Per favorire gli ingressi sarà anche disponibile un centro in cui effettuare il test in tempo reale adiacente al polo espositivo, oltre alle varie strutture presenti in diversi punti della città. Una serie di robot chiamati “patrol bot” percorreranno padiglioni e spazi espositivi con telecamere per il riconoscimento facciale, scanner per rilevare la temperatura, un bottone per le emergenze e con il compito di ricordare le regole di igiene di base e il distanziamento sociale, per quanto possibile.

Le previsioni parlano di 25 milioni di visitatori, più dei 21 milioni di Milano e il doppio della popolazione degli Emirati. I numeri andranno confermati però da una effettiva presenza per restrizioni ai viaggi e cancellazioni all’ultimo legate alla pandemia. Lo slittamento di un anno rende l’evento ancora più simbolico perché coincide con i 50 anni dalla fondazione degli Emirati come federazione indipendente, nel 1971. Si tratta della prima esposizioni universale nel mondo arabo e, più in generale, in Medio oriente.

Dubai si è aggiudicata la kermesse a conferma di una leadership regionale oggi sempre più insediata da Doha e dagli alleati-rivali storici, quell’Arabia Saudita che sotto Mohammad bin Salman (Mbs) ha lanciato il piano di sviluppo “Vision 2030” che guarda con ambizione al futuro. E che, nemmeno in maniera troppo velata, punta a strappare il dominio degli Emirati come hub economico, finanziario e commerciale della regione. 

In una realtà caratterizzata da una fortissima presenza di migranti economici, non solo dall’Asia, nei tradizionali settori dell’assistenza familiare, edilizia e infrastrutture ma oggi ricca di lavoratori occidentali nella finanza, commercio e innovazione, acquistano ancora più valore i diritti individuali e le libertà, compresa quella religiosa. Da qui la scelta di organizzare seminari, eventi e incontri sulla tolleranza, la coesistenza, la pace e la fraternità umana: del resto Abu Dhabi e gli Emirati sono stati sede della storica firma del documento sulla fratellanza di papa Francesco e dell’imam di al-Azhar. Entrambi precursori di una visione del futuro che anche Expo2020 Dubai vuole fare propria. 

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