11/11/2013, 00.00
NEPAL
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Elezioni in Nepal: La Chiesa cattolica non si schiera e prega per la pace

di Kalpit Parajuli
Mons. Anthony Sharma, vescovo di Kathmandu, sottolinea l'importanza di una nuova Costituzione per dare voce alle minoranze religiose. I 134 partiti in corsa per le votazioni del 19 novembre sono troppi e non garantiscono stabilità. Timori per un'ondata di attacchi da parte delle formazioni estremiste contrarie al rinnovo dell'Assemblea costituente.

Kathmandu (AsiaNews) - La Chiesa cattolica nepalese chiede a tutti i fedeli di pregare per le elezioni del 19 novembre, affinché avvengano in un clima pacifico. Intervistato da AsiaNews, mons. Anthony Sharma, vescovo di Kathmandu, sottolinea che "la Chiesa non dà indicazioni di voto e lascia i fedeli liberi di scegliere fra i ben 134 partiti in gara per il rinnovo dell'Assemblea costituente".

Le votazioni si terranno il prossimo 19 novembre in tutto il Paese. Esse avvengono dopo cinque anni di caos politico e quattro governi di coalizione che a causa delle divergenze hanno rimandato di continuo la consegna della Costituzione democratica, dopo secoli di monarchia indù.

Mons. Anthony Sharma esprime seri dubbi su un cambiamento immediate del Paese: "Con 134 partiti in corsa per le elezioni, che sorta di governo potremmo avere? Il voto avverrà in un clima pacifico?".

In questi mesi di campagna elettorale i principali partiti politici, Congress Party (conservatori) e Unified Communist Party of Nepal (maoisti), hanno tentato di rassicurare la popolazione dichiarando che una volta al potere la costituzione verrà scritta entro un anno. "Mi chiedo - afferma mons. Sharma - se quanto sostengono i leader politici potrà mai accadere".

Il vescovo di Kathmandu spiega che la Costituzione democratica è una grande occasione per le minoranze religiose ed etniche. "I cattolici - dice - sono un piccolo gruppo, una minoranza fra le minoranze, e siamo ancora senza voce". Il prelato spera che nel nuovo documento vi siano articoli in favore della libertà religiosa e un uguale trattamento delle minoranze, con accesso ai privilegi per ora ad appannaggio solo di indù, buddisti e sette legate all'induismo.

Finora solo le ali estremiste guidate dall'ex quadro maoista Mohan Baidhya sono contrarie al voto e per oggi hanno annunciato uno sciopero generale per contrastare la preparazione dei seggi. Nonostante le minacce delle frange più estreme, la maggior parte dei partiti politici appoggia la necessità di scegliere nuovi leader e dare una svolta democratica al Paese. Per evitare scontri il governo ha inviato militari e forze di polizia nei vari distretti del Paese.  

Secondo l'Himalayan Times, principale quotidiano nazionale, in questi giorni sono avvenuti diversi attacchi da parte di gruppi estremisti contrari alle votazioni. Ieri due ordigni sono esplosi a Taplejung nel nord-est del Paese. Nell'attacco sono rimaste ferite cinque persone. Le bombe artigianali sono esplose poco prima di una conferenza organizzata dal Partito comunista nepalese (Communist Party of Nepal Unified Marxist-Leninist). Nella notte del 9 novembre nel distretto di Sandkhuwasabha (Kosi, Nepal orientale), ignoti hanno aperto il fuoco contro Rajendra Kumar Kiranti, leader del partito maoista locale, rimasto illeso. Sempre il 9 novembre un ordigno artigianale è stato rinvenuto nella sede del partito comunista del distretto di Ilam (Nepal orientale). Tre bombe sono state disinnescate sull'autostrada Mechi-Mahakali che collega l'est e l'ovest del Paese. L'obiettivo era un convoglio con a bordo i quadri del Partito maoista nepalese, fra cui lo storico leader ed ex premier Pushpa Kamal Dahal (Prachanda). Essi sono impegnati in un tour elettorale nei vari distretti del Nepal. Nawaraj Silwal, capo della polizia della regione orientale, sospetta il coinvolgimento dei gruppi estremisti guidati da Baidhya. 

 

 

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