Energia: Pechino sta per 'doppiare' Usa e Ue con le fonti non fossili
Grazie ai massicci investimenti su solare, eolico e nucleare la Cina ha superato i 4 miliardi di kilowatt di capacità installata, pari a 1,7 volte quella combinata di Stati Uniti e Unione Europea. E sta lavorando per avere in funzione entro il 2030 un sistema che consentirà a milioni di veicoli elettrici fermi di restituire energia alla rete per far fronte ai picchi di domanda.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Nello scontro tra potenze globali, nell’era dell’intelligenza artificiale, la disponibilità di risorse energetiche sta diventando un fattore ogni giorno più importante, come la stessa crisi di Hormuz ha ampiamente dimostrato in queste settimane. Proprio per questo, appaiono interessanti alcuni dati che la Repubblica popolare cinese ha pubblicato in questi giorni da cui traspare l’ampiezza dell’impegno che Pechino sta mettendo in campo per superare la dipendenza dai combustili fossili.
Il governo di Pechino ha rivendicato in queste ore di essere diventato il primo Paese al mondo a superare i 4 miliardi di kilowatt di capacità installata per la produzione di energia elettrica. Secondo i dati diffusi dall'Amministrazione Nazionale dell'Energia (NEA), alla fine di maggio 2026 la capacità totale ha raggiunto per l’esattezza 4,01 miliardi di kilowatt. Per dare le dimensioni di questo dato, questa capacità installata nazionale equivale a circa 1,7 volte quella combinata di Stati Uniti e Unione Europea e rappresenta quasi il 30% del totale mondiale. Inoltre, la crescita cinese nella produzione di energia in Cina sta accelerando molto rapidamente: mentre erano stati necessari otto anni per passare da 1 a 2 miliardi di kilowatt, sono serviti poco più di quattro anni per arrivare a 3 miliardi e ora meno di due anni per raggiungere i 4 miliardi.
Ma l'aspetto ancora più significativo riguarda la trasformazione del mix energetico. Oltre il 60% della capacità che viene installata oggi nella Repubblica popolare proviene da fonti non fossili. Alla fine di maggio, le energie rinnovabili e altre fonti “verdi” (nucleare compreso) avevano raggiunto una capacità complessiva di 2,49 miliardi di kilowatt, pari cioè al 62% del totale nazionale, contro circa il 32% registrato nel 2012. Questi dati sono il risultato dell’investimento massiccio in energia solare, eolica, idroelettrica e nucleare compiuto in questi anni, pur mantenendo il supporto delle centrali a carbone per garantire stabilità alla rete. Tra i progetti più recenti figura ad esempio il parco eolico offshore di Qiyuan, nella provincia di Hainan, che una volta completato produrrà da solo 1,6 miliardi di kilowattora di elettricità all'anno.
In questa direzione va anche il Piano Quinquennale 2026-2030 per la costruzione di un nuovo sistema energetico appena pubblicato dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma e l’Amministrazione Nazionale dell’Energia. È prevista una forte espansione dell’energia eolica e solare: gli impianti terrestri continueranno a crescere su larga scala, mentre l’eolico offshore si spingerà progressivamente in acque più profonde e lontane dalla costa. Ma la Cina punta anche allo sviluppo su vasta scala di nuove tecnologie come il solare termodinamico a concentrazione (che si basa non sulla luce del sole come i normali pannelli, ma sul calore prodotto ndr) e l’energia delle maree.
Ma l’idea più innovativa del programma riguarda l’integrazione dei veicoli elettrici nel sistema elettrico nazionale. Grazie al più grande mercato mondiale di auto elettriche, la Cina punta ora a trasformare milioni di batterie in una gigantesca riserva energetica distribuita. Entro il 2030 la capacità aggregata di ricarica regolabile attraverso l’interazione tra veicoli e rete dovrebbe raggiungere circa 50 gigawatt (l’equivalente di 50 reattori nucleari ndr), consentendo alle auto elettriche di restituire energia alla rete nei momenti di maggiore domanda. Al contempo per sostenere la diffusione della mobilità elettrica, il governo prevede di raddoppiare le infrastrutture di ricarica, portandole dagli attuali livelli a circa 40 milioni di punti di ricarica entro il 2030.
Anche le cosiddette “centrali elettriche virtuali” avranno un ruolo centrale: si tratta di sistemi digitali di coordinamento tra migliaia di piccoli impianti, batterie e consumatori per fornire servizi di stabilizzazione della rete. Secondo il piano Anche questa capacità di regolazione dovrà superare i 50 gigawatt entro la fine del decennio.
Il piano dedica grande attenzione anche all’accumulo energetico. La capacità degli impianti idroelettrici di pompaggio raggiungerà circa 160 gigawatt, mentre i nuovi sistemi di accumulo elettrochimico e altre tecnologie avanzate arriveranno a 300 gigawatt, rafforzando la stabilità della rete e facilitando l’integrazione delle fonti rinnovabili intermittenti.
Sul fronte nucleare, Pechino continuerà una strategia di sviluppo definita “attiva, sicura e ordinata”. La capacità nucleare operativa dovrebbe raggiungere circa 110 gigawatt entro il 2030 (contro i 60 di oggi), basandosi principalmente sui reattori ad acqua pressurizzata di terza generazione.
Infine, il piano punta a sviluppare rapidamente l’industria dell’idrogeno verde e dei carburanti sostenibili: la produzione di idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili dovrà raggiungere i 2 milioni di tonnellate annue entro il 2030.
"LANTERNE ROSSE" È LA NEWSLETTER DI ASIANEWS DEDICATA ALLA CINA
VUOI RICEVERLA OGNI GIOVEDI’ SULLA TUA MAIL? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER A QUESTO LINK





