08/04/2022, 09.00
ARMENIA-RUSSIA
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Erevan e lo Stato unitario con Mosca

di Vladimir Rozanskij

Ci sarebbe apertura del premier Pašinyan. Riunirebbe Russia, Armenia, Bielorussia e la parte d’Ucraina occupata dai russi. Commentatore armeno: il popolo si opporrebbe. Avviati tentativi per la ripresa dei negoziati con l’Azerbaigian sul Nagorno-Karabakh.

Mosca (AsiaNews) – Negli ultimi colloqui tra il premier armeno Nikol Pašinyan e il presidente russo Vladimir Putin sembra sia stato accennato, anche senza dichiarazioni ufficiali, alla possibilità che l’Armenia entri a far parte dello “Stato unitario”. Dovrebbe riunire alla Russia anche la Bielorussia e quella parte dell’Ucraina che rimarrà in mano al Cremlino dopo la fine della guerra. L’argomento sta scatenando un’accesa discussione nel Paese, che attende l’aiuto dei russi per contenere l’aggressività dell’Azerbaigian sui territori del Nagorno Karabakh, ma non ha intenzione di rinunciare alla propria indipendenza.

Il noto commentatore politico armeno Armen Bagdasaryan è intervenuto a una trasmissione di Radio Azatutyun per commentare l’argomento, osservando che “ancora qualche anno fa il nostro Paese era un protagonista importante nella regione caucasica, con un esercito regolare e un’economia in ordine, controllando de facto 42mila chilometri quadrati di territorio. Oggi invece tutto questo si è perduto, o quanto meno si è molto ridotto… l’unica carta che ancora abbiamo è il riconoscimento dell’Onu come Stato autonomo, cerchiamo di non perdere anche questa”.

Bagdasaryan esprime l’auspicio che anche in caso di forti pressioni da Mosca il primo ministro “abbia il coraggio di dire di no”, lasciando eventualmente che la questione venga risolta da un referendum popolare e che “la nostra società sia compatta nel difendere fino in fondo la nostra indipendenza”. Altrimenti, egli conclude, “sarà il popolo a dire di no a Pašinyan”.

Un problema di relazioni diplomatiche rende la questione molto spinosa, proprio mentre Armenia e Azerbaigian hanno dichiarato di essere pronte a riprendere le trattative di pace, che dovrebbero avvenire sotto l’egida del “Gruppo di Minsk”, la struttura dell’Osce a cui è affidata la gestione dei negoziati sul Karabakh. I co-presidenti del gruppo sono la Russia, gli Usa e la Francia, ma le vicende belliche in Ucraina rendono praticamente impossibile lo svolgimento delle sue funzioni, come ha spiegato ai giornalisti l’ambasciatore della Polonia a Erevan, Pavel Celnjak.

Il Segretariato generale dell’Osce a Vienna, guidato dalla tedesca Helga Maria Schmid, sta cercando di ricostruire la collaborazione tra i Paesi coinvolti, visto che Francia e Usa hanno cessato le relazioni con la Russia per l’invasione in Ucraina, rivolgendosi anche agli altri Paesi, tra cui la Polonia che ha offerto la sua mediazione “nei limiti del possibile”. Il ministro polacco degli esteri Zbigniew Rau aveva radunato i suoi omologhi dei tre Paesi co-presidenti a Varsavia poco prima dell’inizio del conflitto ucraino, e ha poi visitato sia Erevan che Baku. Il primo aprile Rau ha rilasciato a Erevan una dichiarazione comune con il ministro locale Ararat Mirzoyan, auspicando che le vicende dell’Ucraina non impediscano la soluzione del conflitto tra Armenia e Azerbaigian.

Nel frattempo l’Armenia subisce a sua volta le pesanti conseguenze economiche della guerra in Ucraina, con aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità, arrivati a oltre il 12% dall’inizio dell’anno. Il Paese aveva già subito forti rincari, oltre a carenze alimentari ed energetiche dopo la guerra del 2020, e stava cercando con fatica di stabilizzare la situazione con operazioni finanziare guidate dalla Banca centrale, l’ultima delle quali lo scorso 15 marzo.

La crisi economica, diplomatica e militare rende sempre più fragile la posizione del premier Pašinyan, incalzato dalle opposizioni nonostante il consenso popolare che lo ha portato a ottenere un secondo mandato alle elezioni anticipate dello scorso anno. L’ombra minacciosa di Mosca si staglia dall’Ucraina fino al Caucaso.

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