23/06/2026, 12.53
PAKISTAN
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Ergastolo a Mahrang Baloch, la più nota attivista del Belucistan

di Shafique Khokhar

Condannata per la morte di un soldato durante una protesta a Gwadar nel 2024, la leader del Baloch Yakjehti Committee ha annunciato che presenterà ricorso. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano un processo poco trasparente e temono nuove tensioni nella provincia dove la locale minoranza etnica contesta Islamabad e gli interessi economici stranieri.

Quetta (AsiaNews) - Un tribunale antiterrorismo del Pakistan ha condannato all’ergastolo l’attivista belucia Mahrang Baloch, una delle figure più note della mobilitazione civile nel Belucistan, accusata di essere responsabile della morte di un membro delle forze di sicurezza durante una protesta avvenuta nella città di Gwadar nel luglio 2024.

La sentenza, pronunciata ieri dall’Anti-Terrorism Court di Quetta, coinvolge anche l’attivista Sibghatullah Shah. Entrambi sono stati giudicati responsabili, insieme ad altri partecipanti alla manifestazione, dell’uccisione del soldato della Shabir Ahmed durante gli scontri scoppiati dopo una manifestazione organizzata dal Baloch Yakjehti Committee (BYC), movimento civile che da anni denuncia gli abusi compiuti sulla popolazione locale dell’esercito pakistano in particolare sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali.

Secondo l’accusa, Mahrang Baloch avrebbe pronunciato un discorso che avrebbe incitato i manifestanti ad attaccare un veicolo delle forze di sicurezza. Il tribunale ha ritenuto che le sue parole abbiano contribuito agli eventi culminati nella morte del militare. Oltre alla pena dell’ergastolo, i due condannati dovranno versare un risarcimento di 200mila rupie (circa 620 euro) alla famiglia della vittima.

La decisione arriva al termine di un processo particolarmente controverso. Le udienze, inizialmente previste a Gwadar, sono state trasferite a Quetta, per motivi di sicurezza, secondo le autorità locali, e in un secondo momento sono state condotte all’interno di un carcere ad alta sicurezza, con diversi testimoni collegati in videoconferenza. La difesa ha contestato fin dall’inizio le modalità del procedimento, denunciando una grave mancanza di trasparenza.

“Il processo è stato progressivamente sottratto allo scrutinio pubblico”, ha dichiarato Nadia Baloch, sorella dell'attivista e membro del collegio difensivo. “Non sapevamo da dove si collegassero il giudice, i procuratori o i testimoni. Continueremo a batterci affinché venga garantito un processo equo”. Gli avvocati hanno già annunciato che presenteranno ricorso.

Il capo ministro del Belucistan, Sarfraz Bugti, ha invece descritto la sentenza come una conferma della “supremazia della legge” e ha ribadito che il governo continuerà a perseguire chiunque sia coinvolto in azioni violente contro le forze di sicurezza.

Medica di formazione, Mahrang Baloch, negli ultimi anni è diventata il volto più riconoscibile della campagna per i diritti dei beluci, minoranza etnica che vive principalmente nella provincia del Pakistan sud-occidentale, una regione ricca di risorse naturali ma caratterizzata da una forte povertà e decenni di conflitto tra lo Stato e i gruppi separatisti armati. Da anni Islamabad risponde alle richieste di autonomia con una crescente repressione e militarizzazione, mentre i gruppi indipendentisti hanno condotto attentati sempre più sofisticati, spesso contro le forze dell’ordine e contro gli interessi economici stranieri nella regione. 

La notorietà di Mahrang Baloch è legata alle mobilitazioni contro le sparizioni forzate, fenomeno denunciato anche da diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani. Numerose famiglie accusano le forze di sicurezza di aver compiuto arresti arbitrari e detenzioni segrete di attivisti, studenti e simpatizzanti del nazionalismo beluci. Islamabad respinge regolarmente queste accuse, sostenendo di combattere organizzazioni terroristiche responsabili di attacchi contro civili e infrastrutture.

Nel corso degli anni Mahrang Baloch ha ricevuto riconoscimenti internazionali per il suo attivismo, apparendo nella lista delle 100 donne più influenti della BBC e nella TIME100 Next, dedicata alle personalità emergenti in tutto il mondo.

La sentenza ha suscitato immediate reazioni tra attivisti e osservatori. Diversi esponenti della società civile sostengono che la condanna rischi di aggravare ulteriormente le tensioni nella provincia. Gul Rehman Hamdard, noto difensore dei diritti umani, ha definito la decisione “una punizione contro chi rivendica diritti politici e culturali”. A suo avviso, le rivendicazioni delle comunità etniche del Pakistan richiedono maggiore rappresentanza democratica e dialogo politico, piuttosto che misure repressive.

Anche il giornalista Husnain Jameel ha espresso preoccupazione, sostenendo che l’incarcerazione di leader politici e attivisti non possa eliminare le cause profonde del malcontento. “Le idee e i movimenti che chiedono diritti e giustizia non possono essere messi a tacere attraverso la prigione”, ha affermato.

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