09/03/2015, 00.00
NEPAL
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Festa della donna: cristiani nepalesi in prima linea nel promuovere l'uguaglianza

di Christopher Sharma
Leader cristiani e le scuole dei gesuiti hanno organizzato una grande manifestazione in difesa dei diritti delle donne. I presenti hanno pregato per due donne sfregiate con l'acido nelle scorse settimane. Mons. Sharma, vescovo emerito del Nepal, ha denunciato gli aborti selettivi delle bambine. Presente anche Anuradha Koirala, Eroe dell'Anno 2010 secondo la CNN, che ha rivolto appelli alle autorità in favore del rispetto dei diritti e della libertà femminile.

Kathmandu (AsiaNews) - Migliaia di persone hanno partecipato ieri alla celebrazione del 105mo anniversario della Festa della Donna nel distretto di Lalitpur in Nepal, nella regione centrale di Bagmati. La manifestazione, organizzata da leader cattolici e dalle scuole gesuite locali, ha radunato moltissimi leader della società civile, attivisti, atleti, che hanno ribadito la propria solidarietà al lavoro che i cattolici stanno svolgendo nel promuovere i valori fondamentali nel Paese, tra cui l'uguaglianza sociale e la difesa della libertà e dei diritti delle donne.

I partecipanti si sono riuniti di fronte alla scuola di St. Xavier e hanno raggiunto il sito di Durbar Square a Lalitpur, sfilando con slogan e cartelli. Tra i motivi che hanno spinto gli organizzatori a manifestare in occasione della festa internazionale in onore delle donne, vi è un grave episodio di violenza avvenuto alla fine di febbraio. Nella capitale Kathmandu, infatti, qualche settimana fa due uomini hanno gettato dell'acido contro due ragazze indifese mentre aspettavano i compagni nella loro classe. I motivi dell'aggressione non sono stati ancora accertati e le giovani si trovano tutt'ora ricoverate in ospedale con gravissime ustioni a volto, torace e gambe. I manifestanti hanno pregato per le vittime e hanno chiesto che gli aggressori, non ancora identificati, vengano assicurati al più presto alla giustizia.

Rivolgendosi ai presenti - più di 3mila tra cristiani cattolici, missionari, studenti della scuola cattolica locale, attivisti e giornalisti - il vescovo emerito del Vicariato apostolico del Nepal mons. Anthony Sharma ha dichiarato: "Nel nostro Paese le donne e le ragazze non si sentono orgogliose a causa dello sfruttamento e delle violenze perpetrate nei loro confronti". "Noi vogliamo un Regno di Dio nel quale le donne siano rispettate e siano libere di vivere una vita dignitosa. Dio non ha sesso, è sia uomo che donna. Perciò il Regno di Dio garantirà uguali diritti e libertà a tutti, uomini e donne, allo stesso modo", ha aggiunto il prelato.

Mons. Sharma ha anche dichiarato che "Ognuno di noi, uomo o donna, è stato generato da una madre che ci ha dato la vita. Quindi la madre deve essere sempre rispettata." Il presule ha aggiunto di provare una profonda vergogna per le notizie che i giornali riportano sulla spaventosa situazione in cui vivono le donne. In effetti quando le donne scoprono di essere incinte di una bambina, spesso abortiscono. "Dobbiamo fermare immediatamente l'aborto selettivo e i test sulla sessualità del feto. Le persone non dovrebbero effettuare i test sul sesso se questi danneggiano le future donne", ha denunciato il vescovo.

Alla manifestazione era presente anche Anuradha Koirala, attivista per i diritti delle donne, eletta "Eroe dell'Anno 2010" dal CNN Heroes - un premio assegnato dalla tv statunitense a tutti gli individui che si distinguono per aver reso contributi straordinari all'umanità e nelle comunità in cui operano. L'attivista ha lodato il sostegno a favore dei diritti delle donne che i cattolici promuovono attraverso l'insegnamento e la sensibilizzazione delle coscienze. "Gli insegnamenti cattolici e le scuole gesuite hanno contribuito in maniera fondamentale a promuovere l'uguaglianza e i diritti delle donne nel nostro Paese", ritiene la Koirala, che ha riflettuto anche sulle attuali forme di sfruttamento femminile in Nepal. "In questo periodo è aumentato lo sfruttamento femminile in Cina e nella Corea del Sud. Centinaia di ragazze vengono portate in Cina per contrarre matrimonio. Centinaia di donne vengono sfruttate dai musulmani nei Paesi arabi". E, quel che è peggio, secondo l'attivista, è che "la maggior parte di loro sono vendute dai loro stessi parenti, come il padre, il marito o le sorelle".

Koirala ha rivolto un accorato appello alle autorità, suggerendo di migliorare il sistema educativo, aumentare le opportunità di lavoro e difendere la parità di genere per diminuire lo sfruttamento. Ha suggerito l'applicazione di pene più dure per coloro che negano la libertà femminile - come il carcere a vita e la confisca di tutte le proprietà - al posto degli attuali 10 anni di detenzione. L'attivista, ringraziando la comunità cristiana per il proprio impegno, ha infine ribadito: "Dobbiamo vigilare in ogni società".

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