14/04/2023, 11.52
CINA
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Fuzhou: morto l’arcivescovo Pietro Lin Jiashan

È deceduto a 88 anni dopo una malattia. Riconosciuto dalla Santa Sede come pastore dell’arcidiocesi dal 2016, si insedia in via ufficiale nel 2020 con il placet governativo. Con 300mila fedeli, quella di Fuzhou è forse la più ricca della Cina. La storia dell’arcidiocesi è segnata però da divisioni e contrasti interni.

Pechino (AsiaNews) – È morto mons. Pietro Lin Jiashan, arcivescovo di Fuzhou, nella provincia sud-orientale del Fujian. Il decesso è avvenuto all’ora di pranzo (ora locale); l’88enne presule non è riuscito a riprendersi da una malattia. Dopo tre giorni di veglia funebre nella cattedrale dell’arcidiocesi, il 17 aprile si terranno i funerali.

Nato nel distretto di Changle (Fujian) il 2 settembre del 1934, è consacrato vescovo nel maggio 1981. Vescovo coadiutore di Fuzhou nel 1997, è riconosciuto dalla Santa Sede come pastore dell’arcidiocesi dal 2016, dopo una contrastata situazione di divisione interna. Il 9 giugno 2020 si insedia poi come arcivescovo con il placet anche del governo cinese.

Mons. Lin faceva parte della Chiesa “sotterranea”, e negli anni Ottanta del secolo scorso aveva subito anche una condanna a 10 anni di lavoro forzato. Secondo alcuni fedeli, dagli inizi degli anni 2000 aveva il desiderio di ufficializzare la sua situazione con le autorità cinesi, intento frenato però dalla maggioranza dei suoi sacerdoti.

L’arcidiocesi di Fuzhou è forse la più ricca e numerosa della Cina. Nel 2020 aveva circa 300mila fedeli, 120 sacerdoti e oltre 500 suore. Prima dell’installazione ufficiale di tre anni fa, la comunità locale dei religiosi era divisa in due gruppi: in circa 20 sostenevano mons Lin; altri 60 appoggiavano p. Lin Yuntuan, nominato dalla Santa Sede amministratore apostolico dell’arcidiocesi nel 2013.

Per superare i contrasti tra sacerdoti sotterranei e quelli che avevano firmato la registrazione governativa – obbligatoria in base a un regolamento statale del 2017 – nel 2019 mons. Lin aveva diffuso una lettera a religiosi e fedeli. Li esortava a rimanere “uniti nello spirito sul cammino della riconciliazione, tolleranza e accettazione reciproca e unità in Cristo, evitando sospetti, attacchi e divisioni”.

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