09/03/2026, 08.55
KAZAKISTAN-UZBEKISTAN
Invia ad un amico

Gas e petrolio in Asia Centrale: la lezione della crisi della compagnia Uzbekneftegaz

di Vladimir Rozanskij

Travolta dai debiti dopo la privatizzazione, la società uzbeka è al centro di un duro programma di ristrutturazione che mira contemporaneamente all'aumento dell'estrazione e alla riduzione dei costi. Il monito di un operatore del settore kazaco: senza trasparenza e un uso accorto delle risorse anche altri rischiano di fare la stessa fine. 

Astana (AsiaNews) - Il sito Orda.kz ha pubblicato un’analisi di Ruslan Tumatov, direttore della holding petrolchimica Acrylate del Kazakistan, sulla necessità per i kazachi di imparare la lezione di amministrazione del settore petrolifero a partire dagli errori commessi dall’Uzbekistan, dove il settore energetico è andato in crisi, mentre oggi non ci si può permettere di soccombere nelle grandi sfide dei nuovi equilibri geo-economici.

Egli si riferisce alla storia della compagnia Uzbekneftegaz, con cui ha lavorato in passato, che si è ingolfata per i grandi carichi debitori e ora è costretta a realizzare una trasformazione radicale. Nella seconda metà degli anni Dieci, Tumatov aveva partecipato alla privatizzazione delle aziende chimiche della repubblica uzbeka, entusiasmandosi per il dinamismo positivo che sembrava esprimere questo settore. Come egli ricorda, “la velocità delle trivellazioni, la messa in servizio di giganteschi impianti minerari e chimici e gli ingenti budget suscitavano ammirazione professionale e, francamente, persino invidia. Sembrava che i nostri vicini avessero trovato la formula per una macchina a moto perpetuo nell'industria chimica del gas. Riconoscendo queste opportunità economiche, ho cercato di partecipare al processo, coinvolgendo le nostre aziende a livello di servizi e appalti, ma è stato allora che ho incontrato un'incredibile resistenza".

Gli operatori delle diverse sezioni della compagnia rifiutavano di utilizzare i service più efficaci delle tecnologie concorrenziali, che venivano proposti da ditte straniere, e i fondi raccolti per grandi progetti sono stati utilizzati in modo improprio. Il risultato è stato un forte calo della produzione: nel 2025 la produzione di petrolio è diminuita dell'8%. La produzione di gas, al contrario, è aumentata del 2,4%, sebbene gli esperti considerino questa crescita a breve termine in un contesto di declino a lungo termine. In entrambi i casi, il fattore principale è stato l'esaurimento dei giacimenti chiave.

In queste condizioni, il principale attore del settore, appunto la Uzbekneftegaz, ha aumentato progressivamente i suoi obblighi di debito, il che secondo Tumatov ha portato alla perdita di fatto della sovranità energetica, attraverso un sistema di gestione esterna forzata da parte dei creditori. Così “quello che solo ieri sembrava una crescita inarrestabile, si è trasformata in una caduta a picco prolungata”. Proprio questa vicenda deve diventare un avvertimento per l'industria petrolifera e del gas del Kazakistan, che si trova in una posizione più vantaggiosa rispetto al Paese vicino grazie alla sua solida base di materie prime, alle riserve e alle partnership con i principali operatori globali. Per mantenere la crescita, la compagnia KazMunajGaz deve sviluppare un programma di sviluppo trasparente a lungo termine, e il governo deve attuare una riforma del settore che eviti l’esaurimento delle fonti petrolifere per via del loro uso scriteriato, ciò che minaccia di realizzarsi anche in Kazakistan.

Tumatov propone quindi di seguire alcuni principi fondamentali, a cominciare dalla liberalizzazione del mercato interno di gas e petrolio, sostenendo una “modernizzazione di massa” delle basi tecnologiche e un’espansione attiva al di fuori dei confini del Kazakistan, per compensare continuamente lo sfruttamento delle riserve. Allo stesso tempo, la compagnia kazaca deve liberarsi di una parte degli obblighi sociali, che distolgono i finanziamenti dai progetti più cruciali. Egli afferma di comprendere il desiderio dei manager, che intendono ridurre le spese e aumentare i profitti, ma “i tempi sono difficili, siamo di fronte a una crisi, che d’altra parte costituisce l’apertura di nuove possibilità”, quando una sufficiente liquidità può e deve condurre ad “acquisire nuovi progetti e riserve, realizzando una profonda trasformazione interna”.

Proprio la Uzbekneftegaz ha approvato forzatamente un grande programma di ristrutturazione, compresa quella del debito e dell’aumento di estrazione del gas. Le autorità uzbeke hanno imposto alla compagnia di ridurre i costi dell’estrazione, aumentare la redditività e migliorare la situazione finanziaria dell'azienda, e secondo l’esperto i kazachi non devono attendere le disposizioni dall’alto, che “arriverebbero immancabilmente troppo tardi” per permettere un’autentica efficacia di un settore così importante per tutta l’economia del Kazakistan, e di riflesso per l’intera Asia centrale.

Foto: John Hill/Wikipedia

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
L’Ue in Asia centrale per parlare di diritti e petrolio
05/04/2007
Il Kazakistan si barcamena tra Russia e Occidente
24/09/2008
Energie alternative, ma anche nucleare nei contratti fra Pechino e Astana
15/06/2011
Prosegue la visita in Usa dei presidenti dei due Stati
26/09/2007
Uzbekistan e Turkmenistan innalzano il prezzo del gas in pieno inverno
16/01/2008


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”