20/11/2023, 12.51
ISRAELE - PALESTINA
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Gaza: l’esercito israeliano circonda la casa delle suore di Madre Teresa

di Dario Salvi

Fonti di AsiaNews: all’interno almeno 60 persone bisognose di cura, dai disabili gravi agli anziani allettati. L’Idf avrebbe concesso l’evacuazione delle Missionarie della carità, ma non intende lasciare uscire ospiti e personale. Il rifiuto delle religiose che condividono fra loro un pane o un’arancia come pasto. Capi delle comunità cristiane di Terra Santa contro gli attacchi dei coloni ebraici al quartiere armeno. 

Gerusalemme (AsiaNews) - La sede delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Gaza “è sotto assedio”. Rimbalzano in queste ore notizie preoccupanti sulla sorte delle Missionarie della carità nella Striscia, ma soprattutto degli ospiti del loro centro vittime innocenti - come i pazienti di altre strutture sanitarie e ospedali - dell’esercito israeliano nella guerra lanciata ormai da oltre un mese contro Hamas. A lanciare l’allarme è un messaggio lanciato da sr. Chiara, mentre aumentano i timori sulla sorte di disabili e portatori di handicap affidati alle cure delle religiose. Interpellato nella mattinata di oggi da AsiaNews p. Francis Xavier, commissario della Terra Santa in India, riferisce che “tutta l’area” in cui sorge la struttura delle suore “è circondata dall’esercito israeliano”. 

Sono ore di ansia e preoccupazione per le missionarie della Carità nella Striscia, la cui sede è nel mirino dei soldati con la stella di David. Fonti locali riferiscono che l’esercito israeliano (Idf) ha concesso la possibilità di evacuazione alle religiose, ma non ai disabili e al restante personale di servizio presente nella struttura. “Tra questi - spiega un testimone - vi sono anche persone che non sono autosufficienti e non si possono muovere da sole”. Altri ancora, prosegue, “non sono nemmeno in grado di nutrirsi” e “hanno bisogno di assistenza completa”, per questo la presenza delle suore è fondamentale. 

Il convento delle suore di Madre Teresa, così come la parrocchia della Sacra Famiglia, si trova non lontano dall’area in cui sorge l’ospedale di al-Shifa, da giorni sotto assedio delle forze israeliane a caccia di miliziani di Hamas e armi nei tunnel sotterranei. Una caccia che ha esasperato una emergenza umanitaria già insostenibile, con i medici sotto assedio e i pazienti impossibilitati a ricevere anche solo le cure salvavita, bambini compresi. “Le comunicazioni con l’esterno - afferma una fonte - sono interrotte” e “solo di tanto in tanto” i telefoni “si connettono alla rete”. 

Nel convento vi sono tre religiose e 60 ospiti la grande maggioranza dei quali con estremo bisogno di aiuto, dai bambini disabili e con problemi mentali, agli anziani costretti a letto con piaghe da decubito. Essi non hanno cibo, acqua, medicine, elettricità, gas. A volte, racconta una fonte da Gerusalemme, “alcune persone generose e coraggiose portano qualcosa da mangiare. Qualunque cosa ricevano dall’esterno, le suore servono prima i loro ospiti. Se rimane qualcosa mangiano anche loro. A volte dispongono di un solo pasto al giorno. Un giorno avevano solo una pagnotta di pane, che hanno condiviso fra loro tre, un altro ancora si sono sfamate con solo un’arancia da condividere” in un quadro di profondo bisogno e indigenza.

Minacce e attacchi contro i cristiani non si limitano alla Striscia di Gaza, ma sono oggetto di controversia e allarme anche nella città santa. Nel fine settimana, infatti, il Consiglio dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese di Gerusalemme ha pubblicato una nota durissima contro i recenti attacchi dei coloni ebraici al quartiere e alle proprietà cristiane nel quartiere armeno. “Noi, come comunità cristiana a Gerusalemme e nel resto della Terra Santa, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione - scrivono i capi cristiani - per i recenti eventi che si sono verificati nel quartiere armeno di Gerusalemme”. Al centro della controversia la cancellazione di un “contratto contestato” relativo allo “sviluppo” di gran parte del quartiere armeno. “Invece di trattare attraverso i canali legali appropriati, i presunti sviluppatori - prosegue la nota - hanno deciso di assumere alcuni rivoltosi armati per bloccare gli ingressi al parcheggio” ed effettuare “lavori di demolizione sul posto”. Tali eventi “possono mettere in pericolo la presenza armena a Gerusalemme” e risultano “incompatibili con il sistema comunitario basato sullo spirito di pace a cui gli armeni aspirano come parte della famiglia cristiana in Terra Santa”. Queste provocazioni “impiegano tattiche” che minacciano di “cancellare la presenza armena nella regione”, rendendo ancora più “vulnerabile” la presenza cristiana in Terra Santa. I capi delle Chiese, conclude la nota, confermano il “sostegno al patriarcato armeno” e alla comunità “nella loro decisione di intraprendere azioni legali appropriate per annullare la transazione” e rinnovano l’appello “agli organi governativi e non governativi competenti per ripristinare la pace e l’armonia”.

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

Foto: immagine di repertorio della comunità delle Missionarie della carità a Gaza / Christian Media Center 

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