20/07/2023, 13.42
ISRAELE
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Gerusalemme: la croce dell'abate diventa un 'caso' al Muro Occidentale

Una funzionaria ha chiesto a p. Schnabel, monaco benedettino del vicino monastero della Dormizione, di rimuovere la croce pettorale durante la visita della ministra dell’Istruzione tedesca. Solidarietà all'abate dall'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede. L'episodio mentre le comunità cristiane denunciano l'escalation di atti di odio e disprezzo da parte degli ultra-ortodossi. Intanto un giornalista israeliano di Channel 13 ha vissuto un giorno vestito da frate nella Città Vecchia ricevendo sputi e insulti persino da militari e bambini.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Durante una visita ufficiale al Muro Occidentale una funzionaria della Western Wall Heritage Foundation - l'ente statale israeliano che amministra il sito più sacro degli ebrei a Gerusalemme - ha chiesto a p. Nikodemus Schnabel, abate dell’abbazia della Dormizione di Maria (che si trova poco distante) di togliersi la croce pettorale. L'episodio è avvenuto mentre il religioso benedettino si stava avvicinando, ancora all'esterno dell'area di preghiera riservata agli ebrei, insieme alla ministra dell’Istruzione e della Ricerca tedesca, Bettina Stark-Watzinger. Il fatto è stato ripreso da un video pubblicato sul suo account Twitter da Christoph Schult, giornalista del settimanale tedesco “Der Spiegel”. Nel filmato si vede l’abate benedettino Schnabel replicare alla funzionaria: “Questo è molto grave, non stai rispettando la mia religione. Stai ostacolando i miei diritti umani. La mia non è una provocazione, sono un abate. Questo è il mio vestito e la croce ne fa parte”.

L'episodio è stato ricollegato da p. Schnabel ai ripetuti gesti di intolleranza più volte denunciati dai leader cristiani di Gerusalemme nelle ultime settimane. "È doloroso vedere come il clima in questa meravigliosa città stia cambiando sempre di più in peggio sotto il nuovo governo israeliano", ha scritto l’abate Schnabel sui suoi canali social. “Gerusalemme è abbastanza grande per tutti”, ha aggiunto.

Da parte sua la Western Wall Heritage Foundation ha rilasciato una dichiarazione in cui si scusa "per il disagio che è stato causato", ma ha difeso l'azione della propria impiegata facendo notare come “si sia avvicinata e, innocentemente e con gentilezza, abbia chiesto se la croce poteva essere coperta proprio per evitare disagi come quelli capitati di recente nella Città Vecchia, per rispetto dell'ospite e del luogo. Dopo che si è rifiutato - precisa ancora la nota - il suo ingresso ovviamente non è stato impedito e l'usciere se n'è andata".

Solidarietà all'abate è stata espressa dall'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Raphael Schutz: "Dobbiamo prevenire questi atti indicibili - ha scritto in un tweet - e fare in modo che non si ripetano. La libertà di religione e di culto è garantita in Israele e deve continuare ad esserlo".

Le reciproche incomprensioni sono emblematiche della situazione a Gerusalemme. Soltanto pochi giorni fa, vestito con un saio francescano, Yossi Eli, un giornalista del canale televisivo israeliano Channel 13, aveva voluto verificare personalmente l’escalation dell’odio, da tempo denunciata dai leader cristiani. Eli ha girato per un giorno vestito da frate nella Città Vecchia di Gerusalemme, accompagnato da un vero francescano, fra Alberto Pari - con il permesso dei superiori della Custodia di Terra Santa . Il giornalista ha percorso gli itinerari che ogni giorno decine e decine di religiosi cristiani delle varie confessioni percorrono per recarsi al Sepolcro o per raggiungere i rispettivi conventi. Come ha mostrato in un servizio girato con una telecamera nascosta e andato in onda sulla rete televisiva, pochi minuti dopo l’uscita dal convento di San Salvatore, il giornalista è stato bersagliato da insulti e sputi per terra. Gesti che si sono poi moltiplicati, coinvolgendo anche militari e persino da un bambino.

Il clero cristiano nella Città Vecchia di Gerusalemme era stato oggetto di occasionali episodi di vandalismo e molestie, ma negli ultimi mesi c'è stato un notevole aumento di questi episodi. A novembre, due soldati della Brigata Givati delle forze di difesa israeliane sono stati arrestati perché sospettati di aver sputato contro l'arcivescovo armeno e altri pellegrini durante una processione nella Città Vecchia. All'inizio di gennaio, due adolescenti ebrei sono stati arrestati per aver danneggiato tombe nel cimitero protestante sul Monte Sion. La settimana successiva, il centro comunitario maronita nella città settentrionale di Ma'alot-Tarshiha è stato vandalizzato da ignoti durante le vacanze di Natale.

Anche gli edifici della comunità armena di Gerusalemme sono stati più volte presi di mira da vandali, con molteplici frasi discriminatorie impresse con graffiti sull'esterno delle strutture nel quartiere armeno. Alcuni osservatori collegano l'aumento di questi comportamenti aggressivi alla composizione dell'attuale governo israeliano, che vede al suo interno fazioni di estrema destra che in nome dellaprotezione dell'identità ebraica di Gerusalemme sono ferocemente contrarie alle manifestazioni pubbliche del culto cristiano.

Il presidente Isaac Herzog all'inizio di questo mese ha condannato la crescita di questi gesti violenti, definendoli "una vera vergogna. Condanno fermamente la violenza, in tutte le sue forme, diretta da un piccolo ed estremo gruppo di persone, contro i luoghi Santi della fede cristiana e contro il clero cristiano in Israele", ha detto Herzog durante una cerimonia di commemorazione del fondatore del sionismo Theodor Herzl. “Ciò include sputi e profanazioni di tombe e chiese”, ha aggiunto, osservando che il fenomeno è in aumento.

 

Foto: padre Nikodemus Schnabel, abate dell’abbazia della Dormizione di Maria di Gerusalemme (a destra), la ministra dell’Istruzione e della Ricerca tedesca, Bettina Stark-Watzinger (a sinistra) nel video pubblicato sull’account Twitter del giornalista del “Der Spiegel” Christoph Schult

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