01/06/2010, 00.00
PAKISTAN
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Giustizia e Pace: “Dura condanna per gli attacchi agli ahmadi”

di Fareed Khan
La Commissione episcopale chiede al governo pakistano di eliminare una volta per tutte le leggi e le politiche discriminatorie, che fomentano l’odio interreligioso. Nel frattempo, ancora sangue a Lahore: un commando entra nell’ospedale dove sono ricoverate le vittime dell’attacco alle moschee e apre il fuoco.

Lahore (AsiaNews) – La Commissione episcopale Giustizia e Pace “condanna con forza gli attacchi ai luoghi di culto della comunità ahmadi, avvenuti a Lahore lo scorso 28 maggio”, sottolineando come la strage “rifletta la continua crescita dell’estremismo religioso e dell’intolleranza contro le minoranze e le fedi non islamiche”. Nel frattempo, però, un nuovo attacco ha scosso la comunità: cinque persone sono state uccise nell'attacco armato di ieri sera in un ospedale di Lahore, dove erano ricoverati molti dei feriti dell’attentato alle moschee.

Lo scorso 28 maggio, durante la preghiera del venerdì, gruppi armati e attentatori suicidi hanno attaccato due moschee appartenenti alla setta ahmadi. I luoghi di culto sono situati uno nella ricca zona di Model Town e l’altro nell’affollata area di Garhi Shahu. Secondo il governo, i morti sono almeno 80: più di 200 i feriti.

Il gruppo di terroristi, “armato e ben addestrato”, possedeva fucili AK-47, pistole, granate e indossava giubbotti carichi di esplosivo. Essi hanno aperto il fuoco in modo indiscriminato sulla folla, occupando per diverse ore la moschea e tenendo i fedeli in ostaggio. Quando la polizia ha deciso per l’irruzione, i fondamentalisti si sono fatti esplodere, causando una carneficina.

Nell’irruzione di ieri nell’ospedale Jinnah, invece, si era parlato in un primo momento di 12 morti. Questa mattina la polizia ha ridimensionato il bilancio. Secondo Tariq Saleem Dogar, ispettore della polizia della provincia del Punjab, “quattro terroristi sono entrati nell’ospedale con la divisa della polizia”. Il loro obiettivo era di “uccidere oppure di liberare” un compagno che era stato ferito e catturato vivo nell'attentato del 28. L'uomo, identificato con il nome di Moaz o Amir Moavia, è detenuto nel reparto di terapia intensiva del nosocomio (dove ci sono anche 10 fedeli feriti nello stesso attacco).

Secondo Giustizia e Pace, “è estremamente triste notare che la risposta del governo a questa tragedia sia inappropriata. I governi, sia provinciale che federale, dovrebbero essere più attenti alle richieste mosse dalla società civile: questa chiede la fine dei discorsi carichi di odio e l’abolizione delle leggi discriminatorie, per proteggere al meglio i gruppi che sono più vulnerabili”.

Nello specifico, la Commissione episcopale chiede che “la comunità ahmadi venga accettata come facente parte della popolazione, con la conseguente rimozione dell’articolo 260 del Codice che li discrimina; le leggi e le politiche basate sulla discriminazione religiosa devono essere abolite; i colpevoli di atti discriminatori violenti devono essere consegnati alla giustizia; il governo deve aiutare i sopravvissuti e le famiglie delle vittime; devono essere bandite le organizzazioni “religiose” che fomentano l’estremismo; il governo deve dare a tutta la popolazione gli stessi diritti”.

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