17/06/2014, 00.00
IRAQ

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Gli islamisti avanzano verso Baghdad. Washington e Teheran pronte a collaborare

Le milizie dell’Isis hanno conquistato Baquba e Tal Afar, ora puntano in direzione della capitale. Gli Stati Uniti inviano centinaia di soldati a difesa dell’ambasciata e valutano attacchi coi droni. Primo Ministro del Kurdistan avverte: partizione del Paese sempre più vicina, l’Iraq come lo conosciamo potrebbe “non esistere più”.

Baghdad (AsiaNews) - Le forze governative irachene nelle ultime ore hanno ingaggiato pesanti scontri con le milizie sunnite che, nei giorni scorsi, hanno conquistato porzioni sempre più ampie del Paese. Parte della città di Baquba - distante circa 60 km da Baghdad - è sotto il controllo dei militanti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis, formazione jihadista legata ad al Qaeda), che continua l'avanzata in direzione della capitale. La sua conquista risulterebbe strategica, per poter poi puntare verso Baghdad, senza incontrare ostacoli diretti sul cammino. Intanto i guerriglieri islamisti hanno avrebbero conquistato la città di Tal Afar, nella piana di Ninive nel nord-ovest del Paese, che conta 200mila abitanti. Si tratta di una città strategica, perché fondamentale sulla tratta verso la Siria, mentre l'esercito iracheno ha ripreso il controllo di Qaim, città situata nella provincia occidentale di Anbar, 330 chilometri a ovest di Baghdad, fino ad oggi nelle mani dei jihadisti dello Stato islamico.

L'Isis, un gruppo legato ad Al Qaeda in passato, progetta lo stabilirsi di un califfato che unisca Siria, Iraq e Medio oriente, combattendo la divisione in Stati ad opera degli antichi poteri coloniali di Francia e Gran Bretagna alla fine della prima guerra mondiale. Esso è anche uno dei più forti gruppi sunniti estremisti che combattono il presidente Assad in Siria, responsabili di violenze verso cristiani e musulmani considerati troppo tiepidi per il loro fondamentalismo ispirato alla sharia. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi cinque giorni l'Isis si è macchiato di crimini di guerra, uccidendo centinaia di civili e soldati delle forze governative.

Gli Stati Uniti hanno annunciato l'invio di fino a 275 soldati a protezione dell'ambasciata americana in Iraq e del personale diplomatico di stanza nel Paese arabo. In un comunicato ufficiale la Casa Bianca sottolinea che il ruolo delle truppe è di sostegno a operazioni logistiche e garanzia di ulteriore sicurezza, mentre sono escluse (al momento) operazioni di guerra sul campo. Resta invece aperta la possibilità di attacchi portati da droni.  

Giungono conferme, intanto, sull'apertura di un canale di dialogo fra Washington e Teheran, due nemici storici e da decenni senza rapporti diplomatici, nel tentativo di bloccare l'avanzata delle milizie sunnite. Fonti Usa - ma non quelle iraniane - ammettono le aperture a un "impegno con l'Iran" e discussioni approfondire avvenute "a margine dell'incontro dei 5 + 1" [i Paesi coinvolti nei negoziati sul nucleare iraniano, ndr] a Vienna di oggi. 

Infine si fa sempre più concreta l'ipotesi, da sempre osteggiata dalla Chiesa cattolica irakena, di una partizione del Paese in tre parti: sciita (sud ed est), sunnita (ovest) e curda (nord). Il Primo Ministro della regione autonoma del Kurdistan ha affermato alla Bbc che l'Iraq come l'abbiamo conosciuto sinora potrebbe "non esistere più"; per Nechirvan Barzani "è molto difficile" che la situazione possa tornare a essere quella precedente all'avanzata delle truppe islamiste.  

 

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