07/04/2026, 08.55
RUSSIA - TERRA SANTA
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Gli ortodossi russi e il Fuoco Santo di Gerusalemme in tempo di guerra

di Vladimir Rozanskij

Dopo le celebrazioni della Settimana Santa delle Chiese di rito latino sabato 11 sarà la volta dell'accensione della fiamma pasquale che dal Santo Sepolcro le Chiese ortodosse diffondono in tutto il mondo. C'è tensione per le restrizioni imposte ai luoghi di culto dal governo israeliano. Una vicenda guardata con toni apocalittici anche a Mosca, dove negli ultimi anni questo rito è divenuto centrale per affermare il proprio primato.

Mosca (AsiaNews) - La chiusura del Santo Sepolcro, come misura di sicurezza nel contesto del conflitto del Medio Oriente, ha suscitato nei giorni scorsi molte proteste da parte dei cattolici e sta provocando nervosismo tra gli ortodossi, soprattutto tra i russi, che temono per il rito dell’accensione del Fuoco Santo nel principale santuario della fede cristiana in programma sabato 11 aprile, alla vigilia della Pasqua ortodossa. C’è persino chi lo interpreta come un segno dell’arrivo dell’Anticristo, e l’inizio della fine del mondo.

Il 29 marzo la polizia israeliana aveva impedito al card. Pierbattista Pizzaballa di celebrare la liturgia della domenica delle Palme, sia pure in forma privata, ed era la prima volta che questo accadeva dai tempi delle Crociate nel XII secolo, quando poi fu affidata ai francescani la Custodia di Terra Santa. L’incidente diplomatico si è risolto con le scuse dello stesso Benjamin Netanyahu, che ha garantito l’accesso per liturgie senza popolo, da seguire a distanza come in effetti si è potuto fare per la Veglia pasquale. Alcuni pellegrini si sono comunque scontrati con le forze dell’ordine, venendo perfino alle mani.

La chiesa del santo Sepolcro, in cui tutte le confessioni cristiane hanno un loro altare, è stata chiusa a tutti il 28 febbraio, all’inizio dell’operazione militare israeliano-americana contro l’Iran, e così è avvenuto anche per gli altri santuari principali, compreso il Muro del Pianto degli ebrei e la moschea di Al-Aqsa dei musulmani (dove nessuna preghiera è stata ammessa). Lo stesso patriarca ortodosso di Gerusalemme, Teofilos III, in tutto il mese di marzo ha celebrato soltanto in casa o al di fuori di Gerusalemme.

Negli ultimi 30 anni i russi hanno molto esaltato il culto del Fuoco Santo: con espressioni di propaganda religiosa e politica, che vede nell’accensione del Sabato santo un momento di rivelazione della “vera fede”. Si tratta di una devozione estranea al mondo cattolico, se non per la partecipazione delle associazioni Scout, che dal Santo Sepolcro solitamente diffondono la fiamma pasquale in tutto il mondo. La variante russa ha una dimensione particolarmente mistica, in quanto si crede che il miracolo dell’accensione spontanea “dal cielo” nella vigilia della Pasqua ortodossa, secondo il calendario giuliano, sia una dimostrazione della superiorità della fede ortodossa su tutte le altre confessioni cristiane. Questa credenza assume connotati apocalittici, in base a testi di dubbia redazione fatti risalire al X secolo, ai tempi del Battesimo della Rus’ di Kiev, quando Gerusalemme era sotto il controllo del califfato islamico.

Il canale televisivo russo Ntv detiene l’esclusiva per le riprese della “discesa del Fuoco”, con il sostegno del patriarcato di Gerusalemme, che dispone le celebrazione secondo gli orari convenienti per le riprese russe. Il fondo russo intitolato all’apostolo Sant’Andrea Protoclito, diretto dal consigliere putiniano Vladimir Jakunin, ha il compito di portare subito le lampade di fuoco in tutta la Russia, a cominciare dalla consegna al patriarca di Mosca Kirill nella cattedrale del SS. Salvatore, dove sono state disposte quest’anno anche le antiche icone della Madre di Dio Vladimirskaja e Donskaja, prelevate dai musei.

Nel 2020, a causa del coronavirus, furono ammessi al Santo Sepolcro soltanto il patriarca Teofilos, alcuni chierici e gli operatori televisivi russi, sotto la sorveglianza della polizia. Ora si prevede la possibilità di ripetere la celebrazione almeno in un contingente limitato, e l’attesa diventa spasmodica nel contesto della “guerra santa” in corso negli ultimi anni. Uno dei profeti dell’apocalisse, il generale ceceno Apti Alaudinov, ha già dichiarato che “al 99% l’Anticristo è già in opera sulla terra, e il suo nome è Donald Trump”. Il capo della brigata cecena Akhmat è un musulmano che cerca di sovrapporre le rivelazioni islamiche a quelle cristiane, e la sua dichiarazione è condivisa da molti ortodossi, soprattutto nelle comunità monastiche più radicali. La negazione del Sacro Fuoco sarebbe per gli ortodossi russi l’equivalente dell’esplosione di una bomba atomica, con conseguenze veramente imprevedibili.

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