12/05/2009, 00.00
INDIA
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Governo dell’Orissa riduce il numero dei morti del pogrom anti-cristiano

di Nirmala Carvalho
Rifiutato l’elenco dei morti presentato dalla diocesi di Bhubaneshwar. Il presidente del Global Council of Indian Christians afferma: “Il governo avanza false giustificazioni” per “ridurre i risarcimenti per le vittime”. Nel Kandhamal la tensione rimane alta. Estremisti indù provano ad assaltare nella notte un campo profughi.
New Delhi (AsiaNews) - Guerra di numeri tra le autorità dell’Orissa e la diocesi di Bhubaneshwar, capitale dello Stato indiano. Il governo afferma che le vittime dei pogrom anti-cristiani dell’agosto scorso sono meno di quelle riportate nell’elenco presentato alle autorità da mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttak-Bhubaneshwar.
 
“L’elenco presentato contiene i nomi di attivisti del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), Dhanurjaya Pradhani, Ajit Kumar Mallick e Prabhat Panigrahi, a quanto si dice uccisi dai naxaliti [ribelli maoisti, ndr]”, affermano le autorità dell’Orissa che riducono da 93 a 42 il numero dei cristiani vittime delle violenze indù. Per il governo dello Stato “in 10 casi le persone sono ancora vive, in 25 casi sono morte a causa di problemi cronici o medici, in 12 casi le persone riportate nell’elenco non possono essere rintracciate e in 2 casi i villaggi menzionati non sono localizzabili”.
 
Interpellato da AsiaNews, Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), respinge le dichiarazioni delle autorità dell’Orissa e afferma che “il governo avanza false giustificazioni” per non prendersi la responsabilità di rifugiati e “ridurre i risarcimenti per le vittime”. “Affermare che delle persone sono scomparse - dice il presidente del Gcic - non equivale a dire che sono sparite nel nulla”. George lamenta anche il fatto che si tenti di escludere dall’elenco delle vittime quelle morte mesi dopo le violenze per le ferite riportate.
 
La Gcic ha steso una lista di 123 persone morte nei pogrom anti-cristiani in cui ha incluso tutte le vittime delle violenze perpetrate dal Sangh Parivar, il movimento nazionalista che include anche l’Rss. George non esclude che nella lista ci possano essere anche alcuni nomi di estremisti indù, ma rifiuta il ridimensionamento delle cifre che il governo vorrebbe imporre all’elenco presentato dalla diocesi di Bhubaneshwar.
 
Le nuove affermazioni del governo smentiscono quanto le stesse autorità dell’Orissa avevano dichiarato alla fine dello scorso anno. A novembre, in occasione della visita nel Kandhamal di una delegazione del Partito comunista dell’India marxista-leninista (Cpi – Ml), un rappresentante del governo locale dell’Orissa aveva stimato in 500 il numero delle vittime dei pogrom e affermato che lui stesso aveva dato il permesso di cremare almeno 200 corpi (vedi AsiaNews 04/11/2008).
 
 
Anche P.Dibya Singh, rappresentante della Chiesa davanti alle autorità statali, respinge le congetture delle istituzioni. In merito alle 10 persone che il governo dichiara ancora vive afferma: “Non è vero: sono morte nei campi di accoglienza e due di loro sono decedute dopo le rivolte per le ferite riportate”.
 
La situazione nel Kandhamal rimane tesa. Ieri notte alcuni estremisti hanno cercato di fare irruzione nel campo profughi di Mondakia che ospita 1500 rifugiati cristiani e solo l’intervento della polizia ha evitato il peggio. Sempre ieri poi i tribali Kandh, indù che rappresentano oltre il 50% della popolazione del distretto, hanno presentato alla Corte Suprema un esposto contro il governo dell’Orissa accusandolo di favorire i cristiani e di espropriare terreni di loro proprietà per darli ai rifugiati e costruire Chiese.
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