09/02/2022, 10.56
PAKISTAN
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Hafizabad: profanate 50 tombe ahmadi

di Shafique Khokhar

Un gruppo di musulmani fondamentalisti ha rimosso i versetti coranici presenti sulle lapidi e minacciato la comunità locale di distruggere anche le loro case. Alcuni avvocati avevano tentato di accusare il movimento ahmadiyya di blasfemia. Secondo la Commissione per i diritti umani del Pakistan, questi episodi stanno diventando “quasi una routine".

Hafizabad (AsiaNews) - Una cinquantina di tombe ahmadi sono state profanate dalla polizia e da alcuni chierici musulmani. È successo il 6 febbraio al cimitero del movimento ahmadiyya di Premkot, a circa 110 km da Lahore. Il cimitero è stato costruito nel 1974 e ospita una serie di lapidi che, in accordo con le regole della comunità ahmadiyya - diverse da quelle dell’Islam ortodosso - presentano scritte e simboli islamici. Un gruppo di estremisti ha distrutto le tombe su cui erano iscritti versetti coranici e ha minacciato gli ahmadi locali di distruggere anche le loro abitazioni se non avessero rimosso le scritte anche dalle case.

Su Twitter l’ufficio stampa della Jama'at Ahmadiyya Pakistani Community ha denunciato il gesto compiuto dagli agenti di polizia, definendolo un atto che ha ulteriormente oscurato il volto del Pakistan agli occhi della comunità internazionale.

“La persecuzione contro la comunità ahmadi in Pakistan non si limita solo a coloro che sono vivi, ma anche quelli che sono morti non sono al sicuro nelle loro tombe. L'azione della polizia contro la comunità ahmadi in Pakistan è una violazione dei diritti umani fondamentali", ha dichiarato Aamir Mahmood, portavoce della comunità ahmadi del Punjab.

Prima di questo episodio, gli avvocati Amir Nazir, Mehr Asif, Ali Raza e altri avevano presentato una domanda di registrazione di un primo rapporto informativo contro gli ahmadi secondo le leggi sulla blasfemia: l'accusa è di aver scritto versi islamici sulle lapidi. La polizia, tuttavia, non ha accolto la richiesta.

La Commissione per i diritti umani del Pakistan (Hrcp) ha sottolineato che questi episodi sono diventati “quasi una routine, lasciando i membri della ahmadiyya assediati nella morte come nella vita. La profanazione delle tombe - ha continuato l’organizzazione - è un affronto alla dignità umana e non deve essere permesso. Se il governo è sincero nel suo tentativo di rendere il Pakistan una società più inclusiva, deve contrastare e punire tutti questi atti”.

Sui social diversi attivisti hanno dato avvio a una campagna contro la dissacrazione delle lapidi chiedendo al governo di prendere provvedimenti immediati e garantire la protezione delle minoranze religiose. 

Il movimento ahmadiyya è stato fondato alla fine del XIX secolo da Mirza Ghulam Ahmad, che dichiarava di essere il Mahdi e il Messia atteso alla fine dei tempi. Fin da subito è stato considerato eretico dagli ambienti musulmani ortodossi e dalle altre comunità religiose.

La comunità ahmadi è stata dichiarata non musulmana dal Parlamento pakistano nel 1974. Un decennio dopo è stato loro vietato di definirsi musulmani, predicare o recarsi in Arabia Saudita per l’hajj, il tradizionale pellegrinaggio richiesto ai fedeli almeno una volta nella vita. 

Circa 10 milioni di persone, su una popolazione di 220 milioni, in Pakistan non sono musulmani. Una settimana fa sono stati attaccati due pastori cristiani, uno dei quali è poi morto.  Secondo molti residenti locali la dissacrazione del cimitero, ennesimo gesto di intolleranza in un clima politico turbolento, pone importanti domande sulla sicurezza delle minoranze nel Paese.

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