19/09/2009, 00.00
CINA
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I villaggi-del-cancro: trappole senza uscita

Il boom industriale ha avvelenato in Cina acque e terreni di interi villaggi. A Shangba l’acqua è color arancio. I residenti si ammalano di cancro, ma senza risarcimento né cure mediche non hanno altro posto dove andare, vittime di un progresso da cui non hanno avuto benefici.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) – A Shangba (Guangdong) l’acqua del fiume è color arancio e così vischiosa che la brezza non la increspa. E’ uno dei villaggi del cancro, inquinati dal boom industriale cinese realizzato senza curarsi delle conseguenze per l’ambiente.
 
He Shuncai coltiva riso, vive qui da quando è nato. All’agenzia Reuters racconta che “tutti i pesci sono morti, anche galline e anatre muoiono se bevono dal fiume. Se ci immergi le gambe, ti vengono l’eczema e un prurito terribile”.
 
I malati di cancro qui sono numerosi, anche persone giovani colpite allo stomaco, all’intestino, al fegato, al colon: ogni anno ci sono nuovi malati e morti. Gli esami a luglio hanno mostrato che il fiume contiene quantità nocive di cadmio, zinco e altri metalli pesanti, molto cancerogeni. Ma i residenti non sanno dove andare e non hanno altra acqua da bere, i bambini giocano sulle rive.
 
Il fiume scorre accanto alla miniera Daboshan della statale Guangdong Daboshan Mining Co. Ltd, ricca di metalli. L’acqua irrigata bagna il terreno, anche riso e cereali e le altre coltivazioni sono pregne di metalli pesanti, ma i residenti non hanno altro da mangiare.
 
Secondo uno studio del 2007 della Banca mondiale, ogni anno in Cina ci sono almeno 460mila morti per l’inquinamento di aria e acqua. La mortalità per tumore nel 2006 è salita del 19% nelle città e nel 23% nelle zone rurali, rispetto al 2005. L’85% dei tumori colpisce l’apparato digerente. Nel Paese ci sono centinaia, forse migliaia di cosiddetti villaggi-del-cancro, conseguenza dello sviluppo industriale. Secondo i media le spese per le cure mediche anticancerogene è pari a 100 miliardi di yuan (oltre 10 miliardi di euro), circa il 20% dell’intera spesa sanitaria cinese.
 
Per i residenti di questi villaggi non è previsto nessun indennizzo, devono pagarsi da soli persino le cure mediche nella Cina comunista dove oltre l’80% dei contadini è privo di assistenza sanitaria pubblica. Le autorità non riconoscono che l’inquinamento è causato da fabbriche o miniere locali e non le ritengono responsabili.
 
Senza risarcimento, senza nessun altro posto dove andare, i poveri contadini restano nei loro villaggi. Spesso per pagarsi le cure vendono tutto e si indebitano.
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