18/03/2006, 00.00
india
Invia ad un amico

Il Gujarat allontana le suore da un lebbrosario. I malati, le seguiremo

I malati temono di dover subire ancora emarginazione e rifiuto. Per il governo è solo una decisione amministrativa e non nasconde alcun rifiuto ideologico hindutva.

Ahmedabad (AsiaNews/Ucan) – Il governo nazionalista indù del Gujarat ha deciso di allontanare delle suore dal lavoro in un lebbrosario, interrompendo un contratto che dura da circa 60 anni.

La decisione è però contrastata dai pazienti. Molti dei malati hanno detto che essi seguiranno le suore ovunque andranno. "Esse sono tutto per noi – ha detto Babban Sitapur – nemmeno un nostro parente stretto si prende cura di noi come fanno loro".

Le Missionarie salesiane di Maria Immacolata hanno rilevato la gestione dell'ospedale per i lebbrosi nel 1949. A quel tempo il Gujarat era parte dello Stato di Bombay, successivamente diviso in  Maharashtra e Gujarat. Il governo aveva invitato le suore dopo aver sentito tante critiche che bollavano quel lebbrosario ad Ahmedabad come uno dei peggiori luoghi di cura di tutto il Paese. Ogni 5 anni il governo rinnovava il contratto. Tutto è andato avanti tranquillamnte  fino al 2001, quando è salito al potere dello stato il partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (Bjp).

P. Cedric Prakash, il gesuita che ha aiutato le suore a rinnovare il contratto nel 2001, ha detto di esservi riuscito con "grande difficoltà". Già allora ha capito cosa si stava preparando. Oggi il rinnovo del contratto ha ormai "una vaga e remota possibilità". Il 21 febbraio scorso il governo ha annunciato che non lo avrebbe rinnovato. Il contratto con le suore scade il 1° aprile.

L'ospedale si stende su un'area di 10 ettari e comprende case per 40 ricoverati e strutture per il day-hospital di centinaia di malati. Al confine dell'ospedale vi è pure la casa delle suore.

Padre Prakash sostiene che dietro la decisione di mandare vie le suore vi sia la mossa del Ministro dello Stato Narendra Modi e di quello della sanità Ashok Bhatt, entrambi noti per il loro atteggiamento anti-cristiano.

Non appena la notizia si è diffusa, i malati si sono radunati sotto un albero e hanno studiato il da farsi. "Andremo dal governo a lamentarci", ha detto uno, ma un altro, agitando il braccio bendato, gli ha gridato: "Non ci permetteranno nemmeno di entrare nell'edificio!"

Joseph John, un malato cattolico, ha proposto di fare uno sciopero della fame, ma non tutti erano d'accordo. Suor Karuna, la responsabile dell'ospedale, che assisteva da lontano alla discussione, ha spiegato che il timore dei malati è di ritornare ad un'esperienza di emarginazione, dopo aver sperimentato l'accoglienza  con loro. "La gente viene qui con esitazione, ma poi non vuole più andare via. A casa si sentono odiati, isolati e alcuni vengono persino gettati via".

Chinga Powar proveniva da un ospedale governativo del Maharashtra. In quell'ospedale – racconta – i dottori "non si avvicinavano nemmeno a noi". "Le infermiere ci passavano le medicine in una borsa di plastica, allungandocele con un bastone. I bagni non erano mai puliti, solo perché li usavamo noi lebbrosi. Eravamo trattai peggio degli animali".

Un giorno qualcuno gli ha parlato dell'ospedale ad Ahmedabad. "Non conoscevo il luogo, ma sapere che era retto da cristiani, mi bastava per ispirarmi fiducia". Una notte decide di lasciare l'ospedale del Maharashtra. Si copre tutte le ferite, si avvolge la faccia nascondendola in uno scialle e si infila in un autobus per Ahmedabad. In seguito, ha aiutato altri due malati a passare dal Maharashtra all'ospedale di Ahmedabad.

Cinga Powar dice che se le suore lasciano, non sa dove potrà andare. Egli pensa che la cosa migliore da fare è domandare la governo di lasciar continuare il lavoro alle suore.

Minabel Patel, 81 anni, indù, ha lavorato con le suore per gli ultimi 50 anni. Secondo lei, il "vero scopo" del governo è quello di prendere possesso del terreno. Grazie allo sviluppo della città, esso è ormai accresciuto di valore. Non vi è nessuno, secondo la donna, disposto a sostituire le suore. "Il governo può guadagnare un po' di terreno, ma perderà per sempre qualcuno che ha cura dei poveri".

Rao, segretario del dipartimento della Sanità, afferma che la decisione di non rinnovare il contratto alle suore è "puramente amministrativa". Il governo, essendo proprietario dell'ospedale e della terra è libero "di decidere di dare l'amministrazione a chi vuole".

Il ministro della Sanità, ha dichiarato che il governo ha in progetto di espandere i servizi dell'ospedale e che la cessazione del contratto alle suore non ha alcun legame con l'ideologia [nazionalista hindutva – ndr].

Il contratto precisava che le suore non dovevano "predicare la Bibbia o praticare attività di proselitismo fra i pazienti dell'ospedale  e nell'area". Le suore affermano che esse si sono sempre attenute a queste indicazioni.

Circa un anno fa il governo aveva permesso alle suore di aprire anche una casa per i malati di Aids nello stesso comprensorio. I cristiani hanno visto questa scelta come espressione di apprezzamento per il servizio reso dalle suore. A tutt'oggi alcuni malati di Aids vivono nell'ospedale, mentre altri 500 ricevono cure e medicine.

Finora le suore non hanno ricevuto una comunicazione ufficiale della decisione da parte del commissario per la Sanità. Essi hanno solo ricevuto alcune informazioni dal dipartimento per la salute e la famiglia. (www.ucan.com)

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Bengaluru: un'altra maxi-statua per la propaganda del Bjp
10/11/2022 12:14
Nuovo attacco contro una chiesa del Karnataka. È il quarto in quattro giorni
16/12/2009
Il nazionalismo indù di Modi potrebbe scatenare un’altra guerra: parola del Global Times
20/07/2017 09:12
Un’altra chiesa saccheggiata in Karnataka
04/02/2010
Nazionalisti indù del Bjp contro uguali diritti per dalit cristiani e musulmani
20/11/2009


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”