Il cotone dell’Asia centrale per la guerra della Russia
La cellulosa che rimane dopo la sgranatura del cotone è un componente utilizzato per la produzione di polvere da sparo. E dal 2022 a oggi l'Uzbekistan, uno dei maggiori produttori nella regione e nel mondo intero, ha incrementato in maniera massiccia le proprie esportazioni verso Mosca proprio a causa del conflitto in Ucraina.
Taškent (AsiaNews) - La guerra russa in Ucraina sta costringendo i Paesi del mondo intero, e in particolare quelli europei, a rivedere le proprie politiche difensive, aumentando la produzione di armi e munizioni come nella strategia ReArm Europe, poi rinominata Readiness 2030. Un materiale particolarmente necessario per la polvere da sparo è la cellulosa di cotone, di cui la regione potenzialmente più prolifica per l’esportazione è l’Asia centrale, se non fosse che in questa zona sono ben radicati da tempo gli interessi del Cremlino, soprattutto per queste finalità belliche.
La produzione della polvere da sparo in effetti è impossibile senza la cellulosa, una materia prima ricavata dal cotone. Si tratta delle piccole fibre rimaste dopo il tradizionale processo di sgranatura del cotone, essenziali per la produzione di polvere da sparo. In Europa il cotone viene coltivato in Grecia, Spagna e Bulgaria, ma in quantità ridotte fino a circa 360 mila tonnellate all’anno, 288 mila in Grecia, 72 mila in Spagna e una tonnellata in Bulgaria. L’Asia centrale, il “cortile posteriore” della Russia, viene utilizzato da Mosca in gran parte per ottenere articoli in aggiramento alle sanzioni internazionali, con il re-export a doppia destinazione tra Oriente e Occidente, ma secondo i dati statistici è anche un grande fornitore di materiali bellici per la Russia.
La coltivazione del cotone è uno dei settori fondamentali dell’economia centrasiatica, sviluppato in tempi sovietici per fornire le necessarie materie prime alle industrie di trasformazione della parte europea dell’Urss. Dopo la fine dell’impero sovietico questo settore è andato in crisi, per poi risollevarsi parzialmente grazie alle richieste di Cina e Turchia, grandi produttori tessili, diventati i principali acquirenti del cosiddetto “oro bianco” dell’Asia centrale. Negli ultimi anni la Russia è tornata a interessarsi del cotone proprio per la produzione di polvere da sparo, soprattutto con accordi in Uzbekistan, uno dei maggiori produttori nella regione e nel mondo intero.
Nel 2025 in Uzbekistan sono stati raccolti 3,7 milioni di tonnellate di cotone, il 23% in più dell’anno precedente, e ogni anno il Paese produce oltre un milione di tonnellate di fibra di cotone. L’Unione europea non acquista cotone centrasiatico, sulla base degli ammonimenti dei gruppi di attivisti contrari al lavoro forzato, soprattutto minorile. Dopo l’arrivo alla presidenza di Taškent di Šavkat Mirziyoyev, con una liberalizzazione parziale, le aziende occidentali hanno tolto le limitazioni al cotone uzbeko, che viene lavorato per lo più all’interno del Paese, soprattutto dalla grande fabbrica chimica di Fergana, la cui cellulosa è destinata principalmente al mercato russo. Prima della guerra, la fabbrica di polvere da sparo a Kazan in Tatarstan acquistava meno di 50 tonnellate l’anno, ma già dal 2022 l’importazione era salita a 1.225 tonnellate, per una somma di oltre 2 milioni di dollari. La stessa azienda di Fergana, e altre compagnie tutte finite sotto sanzioni occidentali, sono controllate dall’oligarca Rustam Muminov, chiamato il “re del cotone” dell’Uzbekistan, e l’85% della loro produzione è destinata alla Russia.
In Kazakistan il cotone viene coltivato per lo più nella regione meridionale del Turkestan e viene venduto per la maggior parte in Cina, ma anche qui con la guerra si è indirizzato molto di più verso la Russia. Il Tagikistan negli ultimi anni ha ridotto la produzione cotoniera, destinata in gran parte all’Iran, mentre il Turkmenistan, molto dipendente dal cotone, non diffonde statistiche in sintonia con le proprie politiche di chiusura, anche se sono ben note le sue infrazioni alle regole che vietano il lavoro forzato e minorile, e vende un po’ a tutti: Cina, Turchia, Russia ed Europa. Il Paese meno dedito al cotone nella regione è il Kirghizistan, che rifornisce principalmente il mercato cinese. Gli europei stanno concludendo molti accordi in Asia centrale, ma per ora non si parla del cotone, che invece sta diventando sempre più indispensabile.
29/11/2023 08:47
11/09/2021 09:14





