15/05/2026, 08.28
RUSSIA
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Il crepuscolo degli uomini chiave della continuità russo-sovietica

di Vladimir Rozanskij

La morte e il pensionamento di due politici che per quasi trent'anni hanno gudato i parlamenti locali del Baškortostan e del Tatarstan offre uno spaccato del lealismo ad ogni variante del potere nella transizione dei regimi in Russia. Figure simbolo del processo che con la guerra ha ridotto oggi l'intero Paese all’isolamento mondiale

Mosca (AsiaNews) - Nei giorni scorsi si è svolto il funerale dello speaker “eterno” del parlamento della repubblica russa del Baškortostan sugli Urali, Konstantin Tolkačev. A marzo era andato in pensione il suo omologo del Tatarstan, Farid Mukhametšin, anch’egli alla presidenza del parlamento repubblicano dagli anni Novanta. La biografia dei due “grandi perni del sistema” racconta molto della transizione tra l’impero sovietico e la Russia federale eltsiniana-putiniana, come analizza nei dettagli un servizio di Idel.Realii.

Tolkačev era nato nel 1953 a Novokuznetsk (che allora si chiamava Stalinsk) nella regione siberiana di Kemerovo, per poi studiare nella scuola della milizia a Rjazan nella Russia centrale, e tra il 1977 e il 1996 “aveva servito nelle cariche dirigenziali del sistema del ministero degli interni russo”, come racconta la sua biografia ufficiale, in particolare insegnando nella scuola di polizia di Ufa, la capitale del Baškortostan, diventandone il direttore nel 1996. In questa carica è rimasto fino al 2003, diventando generale dei servizi interni e anche dottore in scienze giuridiche. Fu eletto deputato repubblicano per la prima volta nel 1999, diventando subito presidente del parlamento, per essere continuamente rieletto fino al 2023.

Egli affermò che la proposta di diventare speaker fu per lui “un fatto inatteso”, in realtà una scelta del presidente baškiro Murtaz Rakhimov e della sua cerchia, per rafforzare la loro credibilità con un uomo capace di rappresentare il passato e il futuro. Come affermano gli esperti, a sostenere la sua candidatura fu l’onnipotente ministro degli interni locale, Rafail Divaev, e con tutta probabilità la scelta era stata suggerita direttamente da Mosca. Rakhimov intendeva liberarsi dalla figura popolare dell’ex-sindaco di Ufa, il liberale Mikhail Zajtsev, a cui molti volevano assegnare la guida del parlamento. Il regolamento di conti interno, alla fine degli anni ’90, indicava la direzione che stava prendendo non solo il Baškortostan, ma l’intera Russia, che in quell’anno vide l’ascesa di Vladimir Putin al governo di Mosca.

Tolkačev ha rappresentato il lealismo ad ogni variante del potere nella transizione dei regimi, e non a caso ha sostenuto con entusiasmo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, guidando anche convogli umanitari al fronte per sostenere gli “eroi della Svo”. Non molto diverso si è sviluppato il destino di Farid Mukhametšin, nato nel 1947 ad Almetevsk, una delle principali città del Tatarstan, dove da giovane fu uno dei principali attivisti del Komsomol e del partito comunista sovietico, facendo carriera politica fino all’incarico di segretario cittadino. Quando alla fine dell’Urss venne eletto presidente Mintimer Šajmiev, egli lo sostituì nella carica di presidente del Soviet supremo della repubblica.

Fu uno dei protagonisti delle trattative con la Mosca eltsiniana nel 1992, quando il Tatarstan intendeva proclamare la sua totale autonomia dal centro federale. Era un “esponente supremo della nomenklatura”, come ricorda il politologo tataro Ruslan Ajsin, trovandosi al centro dei grandi cambiamenti di quegli anni, scegliendo di rimanere sempre all’ombra dei vertici, prima di Šajmiev, quindi del suo successore e attuale presidente della repubblica tatara, Rustam Minnikhanov. Ricoperse diversi ruoli nel governo di Kazan, per poi sedersi sulla poltrona di presidente del parlamento nel 1998 per 28 anni, fino alla pensione del mese scorso.

Sotto la sua guida i deputati hanno modificato la costituzione repubblicana, rinunciando all’autonomia per diventare la regione più fedele alla “verticale del potere” putiniana, e oggi di fatto quella più impegnata nella guerra in Ucraina, sia per il numero di soldati caduti al fronte, sia per la quantità di armi e droni prodotti sul suo territorio.

Come afferma Ajsin, “c’è un certo simbolismo nel fatto che questi due dinosauri abbiano lasciato la scena nello stesso tempo”, quando la guerra ha ridotto la Russia intera all’isolamento mondiale, ritornando allo spirito sovietico da essi sempre custodito. Ai funerali di Tolkačev, il discorso ufficiale è stato pronunciato da Mukhametšin, e a molti sembrava un inno alla Russia sovietica, proiettata su un futuro impossibile da comprendere.

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