22/05/2026, 10.25
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Il nuovo treno di Modi riaccende le proteste degli adivasi

di Maria Casadei

Presentato il primo convoglio a semi-alta velocità interamente progettato localmene, simbolo della strategia “Make in India” del governo Modi. Ma lungo il corridoio ferroviario tra Gujarat e Maharashtra continuano le contestazioni di contadini e comunità tribali, che denunciano espropri forzati e compensazioni insufficienti.

New Delhi (AsiaNews) – L’India accelera sulla modernizzazione ferroviaria puntando su un treno a semi-alta velocità interamente “made in India”. Ma dietro il nuovo simbolo del nazionalismo industriale promosso dal premier Narendra Modi continuano le proteste delle comunità tribali e dei contadini espropriati lungo il corridoio ferroviario tra Gujarat e Maharashtra.

Le ferrovie indiane hanno presentato questa settimana il design del primo convoglio semi-ad alta velocità progettato e costruito interamente nel Paese, con entrata in servizio prevista entro il 2027. Il progetto è uno dei simboli della campagna “Make in India”, con cui il governo cerca di rafforzare la produzione nazionale e ridurre la dipendenza tecnologica dall’estero.

Il nuovo treno collegherà Ahmedabad e Dholera, nello stato occidentale del Gujarat, con l’obiettivo di migliorare i trasporti interni e facilitare gli spostamenti in oltre 200 villaggi della regione. Secondo il governo, il progetto contribuirà anche a ridurre le emissioni di anidride carbonica di circa 20mila tonnellate e a diminuire le importazioni di petrolio.

La nuova linea utilizzerà in parte il corridoio già costruito per il Mumbai-Ahmedabad High Speed Rail (MAHSR), la prima vera ferrovia ad alta velocità dell’India, sviluppata grazie alla tecnologia giapponese Shinkansen e finanziata attraverso un prestito bilaterale di circa 15 miliardi di euro concesso da Tokyo. Anche il MAHSR dovrebbe entrare in funzione entro il 2027 e collegherà Ahmedabad e Mumbai, le due principali capitali economiche del Paese, attraversando Gujarat, Maharashtra e il territorio dell’Unione di Dadra e Nagar Haveli.

Il progetto era stato inaugurato nel 2017 dal primo ministro Narendra Modi insieme all’allora premier giapponese Shinzo Abe ed è stato presentato come una svolta per modernizzare una rete ferroviaria ancora segnata da ritardi cronici e infrastrutture obsolete. Tuttavia, fin dall’inizio, la costruzione del corridoio ferroviario ha suscitato forti critiche da parte di gruppi ambientalisti, organizzazioni per i diritti civili e comunità locali.

Dietro la modernizzazione ferroviaria restano infatti aperte profonde tensioni sociali. Secondo i dati ufficiali, la linea ha richiesto l’acquisizione di circa 1.400 ettari di terreno e ha coinvolto almeno 73 villaggi rurali. Molte famiglie denunciano ancora oggi compensazioni insufficienti o mai ricevute, mentre il ministero delle Infrastrutture continua a definire il processo di acquisizione delle terre “trasparente e onesto”.

I proprietari terrieri e gli attivisti locali parlano invece di espropri forzati e di consultazioni condotte senza un reale consenso delle comunità interessate. Le accuse riguardano soprattutto la mancata applicazione delle norme che prevedono il consenso informato delle assemblee locali, in particolare nelle aree tribali.

L’area più colpita dai progetti infrastrutturali è il distretto di Palghar, nello stato del Maharashtra, dove le comunità adivasi, le popolazioni tribali indigene dell’India, rappresentano circa il 37% della popolazione. In alcune zone gli ddivasi sono tutelati dalla Fifth Schedule della Costituzione indiana, che riconosce forme di autonomia locale e specifiche garanzie sul controllo delle terre tradizionali. Nonostante questo, i progetti infrastrutturali continuano a essere approvati: solo a Palghar sono attualmente previsti 15 diversi progetti di sviluppo.

Le polemiche erano esplose soprattutto nel 2020, durante il lockdown imposto dalla pandemia di covid-19, quando ambientalisti e organizzazioni locali accusarono il governo centrale e quelli del Gujarat e del Maharashtra di aver proseguito gli espropri approfittando delle restrizioni ai movimenti e alle proteste pubbliche. Secondo i movimenti locali, molti residenti sarebbero stati informati improvvisamente dell’acquisizione delle terre, senza possibilità concreta di opposizione. Nonostante le richieste di sospendere il progetto e rivedere le procedure di consultazione, nel 2024 il governo ha dichiarato conclusa con successo la campagna di acquisizione dei terreni necessari alla costruzione della linea.

Dopo aver importato tecnologia giapponese per il progetto Mumbai-Ahmedabad, il governo punta ora a presentare il nuovo convoglio nazionale come prova della maturità industriale indiana e della capacità del Paese di sviluppare autonomamente infrastrutture avanzate. Ma lungo le tratte della futura alta velocità continuano le contestazioni di comunità locali e gruppi ambientalisti, che accusano Delhi di sacrificare terre e diritti in nome dello sviluppo.

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