19/06/2026, 15.10
TAIWAN-CINA
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Il presidente Lai: 'Taipei plasma il suo futuro, Pechino abbandoni espansionismo'

In un discorso alla stampa estera la celebrazione dei 30 anni di democrazia sull'isola aperti dalle elezioni del 1996. La richiesta a Washington di sbloccare la vendita di armi per 14 miliardi di dollari già approvata dal Congresso. La leader dell'opposizione Cheng Li-wun appena rientrata dal suo viaggio negli Stati Uniti: "La linea espressa da Trump di ritorno da Pechino è più vicina alla nostra".

Taipei (AsiaNews) - Taiwan resta disponibile a dialogare e cooperare con Pechino “sulla base dell’uguaglianza e della dignità”, a patto che la Repubblica popolare cinese abbandoni l’espansionismo militare nello Stretto e nei mari circostanti. Lo ha detto ieri il presidente di Taipei William Lai Ching-te intervenendo a un ricevimento per i corrispondenti esteri a Taipei.

Nel suo discorso, il presidente ha ricordato che il 2026 segna il trentesimo anniversario della prima elezione presidenziale diretta di Taiwan. Ha sottolineato che, nonostante le minacce missilistiche provenienti dalla Cina, nel 1996 il Paese portò comunque a termine il processo elettorale. Quell’evento - ha spiegato - trasmise al mondo un messaggio chiaro: “la sovranità appartiene al popolo” e “solo i 23 milioni di abitanti di Taiwan possono decidere il proprio futuro”.

Lai ha inoltre riaffermato la posizione di Taipei sulle relazioni tra le due sponde dello Stretto, dichiarando che “la Repubblica di Cina e la Repubblica popolare cinese non sono subordinate l’una all’altra” e che “Taiwan non fa parte della Repubblica popolare cinese”.

Ripercorrendo gli ultimi trent’anni, il presidente ha evidenziato come Taiwan abbia continuato a plasmare il proprio futuro attraverso elezioni democratiche e passaggi di potere pacifici tra diversi partiti. A suo giudizio, questo percorso dimostra l’“irreversibilità” del sistema democratico taiwanese. Ha aggiunto che la comunità internazionale ha riconosciuto i progressi del Paese in ambiti quali “democrazia, libertà, competitività globale e crescita economica”.

Lai ha poi sottolineato il ruolo strategico di Taiwan nell’economia mondiale. Ha affermato che il Paese si è guadagnato la fiducia dei partner internazionali grazie al suo contributo nelle catene di approvvigionamento globali, nella produzione avanzata di semiconduttori, nelle applicazioni di intelligenza artificiale e nelle infrastrutture informatiche. Secondo il presidente, questi successi dimostrano che l’apertura verso il mondo e l’impegno per “democrazia e libertà” hanno consentito a Taiwan di raggiungere una prosperità duratura.

Riguardo alla situazione internazionale, Lai ha accolto con favore i segnali di possibile stabilizzazione in Medio Oriente e ha auspicato una rapida conclusione della guerra tra Russia e Ucraina. Riguardo all’Indo-Pacifico, il presidente ha ringraziato i leader del G7 riunitisi nei giorni scorsi a Evian in Francia per aver ribadito l’opposizione a qualsiasi tentativo unilaterale di modificare lo status quo e per aver respinto l’uso della forza o della coercizione nello Stretto di Taiwan.

Infine, Lai ha dichiarato che Taiwan è pronta a collaborare con la comunità internazionale per mantenere pace e stabilità nello Stretto ma ha espresso anche l’auspicio che gli Stati Uniti sblocchino “il prima possibile” la vendita di armamenti a Taipei da 14 miliardi di dollari già approvata dal Congresso ma tenuta bloccata da Trump che la considera una “carta negoziale” con Pechino. Ribadendo che Taiwan “rifiuta l’unificazione” con la Cina, il presidente ha sostenuto che gli sforzi dell’isola per difendere la propria sicurezza nazionale, preservare il proprio sistema democratico e opporsi al governo del Partito comunista cinese “non dovrebbero essere considerati una provocazione nei confronti della Cina né far apparire Taiwan come un elemento di instabilità nella regione”.

L’incontro di Lai Ching-te con i media internazionali è avvenuto all’indomani del rientro dal viaggio negli Stati Uniti di Cheng Li-wun, la leader del Kuomintang sua principale antagonista oggi sulla scena politica di Taipei. Secondo Cheng, gli interlocutori statunitensi da lei incontrati non avrebbero discusso né i progressi attuali né quelli futuri della cosiddetta “seconda ondata di acquisti militari”. La dirigente del Kuomintang ha inoltre osservato che Trump, dopo il suo ritorno dal viaggio a Pechino, ha ribadito di non sostenere l’indipendenza di Taiwan e di non voler coinvolgere le forze armate americane in una guerra provocata da rivendicazioni indipendentiste. Posizioni – ha spiegato – “abbastanza coerenti con quelle del Kuomintang”.

Durante una conferenza stampa a Taipei, Cheng ha respinto con forza le notizie secondo cui avrebbe ricevuto un’accoglienza tiepida negli Stati Uniti, smentendo l’annullamento di un incontro con il Consiglio per la Sicurezza Nazionale americano. Secondo la leader dell’opposizione, il viaggio si sarebbe svolto “secondo i programmi originali”.

Cheng ha risposto anche ad alcuni osservatori americani che l’avrebbero giudicata “carismatica ma ingenua”. “Posso solo dire che sono un’idealista, ma certamente non una sognatrice”, ha commentato.

 

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