Il rallentamento dell'economia ad Astana
Con l'abbassamento dei prezzi del petrolio, un'inflazion in doppia cifra e la debolezza della moneta nazionale la Banca Mondiale prevede che la crescita nel 2026 non vada oltre il 4,5%. Ed è polemica nel Paese per l'inasprimento dell'Iva che potrebbe portare a un abbassamento generale del tenore di vita della popolazione kazaka.
Astana (AsiaNews) - Nell’anno appena iniziato, secondo le previsioni, l’economia del Kazakistan – la più importante tra i Paesi dell’Asia centrale – dovrebbe subire un rallentamento, con l’abbassamento dei prezzi del petrolio sul mercato mondiale e gli aumenti dell’Iva, che colpiranno le piccole e medie imprese e porteranno ad aumenti dei prezzi dei vari articoli commerciali. L’inflazione dovrebbe rimanere in doppia cifra, intorno al 10-11%, il corso del dollaro supererà i 600 tenge e gli alti tassi di interesse limiteranno i redditi della popolazione e lo sviluppo del business, secondo gli economisti.
Nelle condizioni dei tanti regimi di sanzioni e di concorrenza tra le grandi potenze, che aumentano i rischi geopolitici, la prospettiva più favorevole per attrarre nuovi investimenti e possibilità strategiche rimane quella delle terre rare, di cui il Paese è potenzialmente ricco, ma che ancora non sono adeguatamente identificate e sfruttate. Per questo gli esperti degli istituti internazionali ritengono che il Kazakistan potrebbe andare incontro a una serie di rischi di economia e di politica nel 2026. Tra gennaio e novembre dell’anno appena concluso, l’economia kazaca è cresciuta del 6,4% secondo i dati ufficiali, con la realizzazione di nuove infrastrutture e un aumento delle estrazioni di petrolio, ma nell’instabilità del corso della moneta nazionale e con un’alta inflazione che hanno richiesto molti finanziamenti statali.
La Banca Mondiale prevede un rallentamento globale a livello economico nell’anno in corso, e gli esperti di Halyk Finance confermano questa prognosi anche per il Kazakistan. Nella relazione da loro presentata a fine 2025 si parla di un 4,5% di crescita nel 2026, a fronte di una previsione del 5,4% da parte del governo di Astana, che l’anno scorso ha dovuto prelevare dal Fondo Nazionale 5,25 mila miliardi di tenge (quasi 9 miliardi di euro). Ora si alzeranno i tassi di interesse proprio per evitare di continuare con prelievi ormai insostenibili, dal 12 al 16%, con una soglie di registrazione che da 78 milioni di tenge scende a 43 milioni, costringendo la maggior parte delle imprese anche piccole a pagare l’Iva senza esenzioni, e saranno molte a chiudere le attività, portando quindi a un abbassamento generale del tenore di vita della popolazione kazaca.
Al Mažilis, il parlamento di Astana, sono già diverse le voci di protesta contro queste misure economiche, come quella del deputato Ajtuar Košmambetov, secondo cui “abbiamo discusso tanto del Codice fiscale lo scorso anno, senza raggiungere risultati consistenti, e di conseguenza circa 400mila piccoli imprenditori sono stati messi in gravi difficoltà, tra la necessità di passare a un regime fiscale di altro livello, o chiudere tutto”. L’economista Meruert Makhmutova osserva che il governo non è stato in grado di valutare adeguatamente l’impatto degli aumenti dell’Iva sulle aziende, e come le misure ricadano sulla fascia di 1,8 milioni di kazachi che vivono con uno stipendio minimo di 85 mila tenge (meno di 150 euro).
Quando gli imprenditori hanno chiesto di rivedere le decisioni riguardanti l’Iva, il ministro dell’economia e vice-premier Serik Žumangarin ha dichiarato che la decisione ormai era stata presa, rimandando all’esempio della Russia, dove i tassi sono ancora più alti, fino al 20-25%, considerandolo “un evento ormai abituale nella pratica mondiale” e dimostrando quanto il Kazakistan sia ancora dipendente in molte questioni dalla Russia, anche se il ministro assicura che “il nostro è uno Stato aperto all’ascolto dei cittadini, abbiamo parlato per un anno intero di questa riforma”. Il primo ministro Olžas Bektenov si era espresso in termini simili in varie dichiarazioni dello scorso anno, confidando che “con l’Iva al 20% la nostra economia potrà crescere”, anche se si tratta di una misura “impopolare, ma necessaria”. Il governo ha comunque proposto al presidente Tokaev di approvare dei progetti di sostegno alle imprese, ma la congiuntura economica è troppo imprevedibile sullo sfondo delle guerre commerciali e geopolitiche, che modificano i rapporti economici quasi ogni giorno, e nessuno può dire con certezza quale scenario si realizzerà nel futuro immediato.
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