16/11/2022, 13.03
HONG KONG-CINA
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Il vescovo Chow: 'Si definiscano confini chiari alla legge sulla sicurezza nazionale'

In un'intervista alla rivista del collegio dei gesuiti il vescovo di Hong Kong parla delle ferite lasciate dalle proteste del 2019 e dalla loro repressione. "La Chiesa non è rimasta sdraiata, abbiamo aumentato il sostegno ai giovani in carcere. Ma oggi occorre che ciascuno ascolti l'altro". La diocesi continua a lavorare al progetto di un'università cattolica.

Hong Kong (AsiaNews) - A Hong Kong oggi c’è “confusione su ciò che si può dire e ciò che non si può dire” e quest’ambiguità legata al modo in cui le autorità legate a Pechino utilizzano la legge sulla sicurezza nazionale è un ostacolo per chi opera per rimarginare le ferite all’interno della società. A sostenerlo è il vescovo di Hong Kong, mons. Stephen Chow Sau-yan, in una intervista rilasciata a una pubblicazione degli ex alunni del Collegio gesuita Wah Yan di Kowloon, di cui è stato il rettore prima di essere chiamato un anno fa da papa Francesco alla guida della diocesi. Il dialogo - che tocca tanti argomenti tra cui gli effetti della contestata norma imposta da Pechino nel giugno 2020 contro “la secessione, il terrorismo e la collusione con forze straniere” - è stato ripreso anche dal South China Morning Post, il principale quotidiano di Hong Kong.  

“La difficoltà di fronte alla legge sulla sicurezza nazionale - sostiene nell’intervista mons. Chow - sta nel non sapere dove sia la linea rossa. Gli educatori, gli assistenti sociali e persino i professionisti del settore legale si trovano di fronte a barriere. Gli esperti e le forze dell'ordine possono avere una comprensione diversa di questa legge. Tutti invece dovrebbero poter aver chiaro dove sono i confini, in modo da sapere come esprimersi”.

Parlando di come la repressione seguita alle proteste antigovernative del 2019 abbia diviso la stessa comunità cattolica di Hong Kong, il vescovo ha invitato tutti ad avere un ruolo nella riconciliazione di una società profondamente ferita. Mons. Chow ha esortato gli hongkonghesi a non arrendersi, senza per questo essere troppo critici: “Sediamoci e guardiamo a quando le nubi si alzeranno. Questo è un tempo per discernere anziché agire”.

Ha detto che la Chiesa cattolica non è rimasta "sdraiata" dopo le tensioni sociali e l'introduzione della legge sulla sicurezza nazionale. Le sue istituzioni e i suoi membri hanno aumentato il sostegno ai giovani in carcere, fornendo istruzione e riabilitazione. Invitando alla pazienza per guarire le ferite del confronto politico e della profonda sfiducia nella società, il presule esorta tutti a modificare il proprio atteggiamento verso gli altri: “La crisi più grande di Hong Kong è che ciascun gruppo pensa solo ai propri interessi”, ha commentato, aggiungendo che questo potrebbe portare alcuni a ignorare la frustrazione dei giovani. Invece - ha aggiunto - occorre che “ognuno di noi ascolti e comunichi con l'altro”.

Interpellato sui rapporti con Pechino e sul rinnovo dell’Accordo con la Santa Sede sulla nomina dei vescovi mons. Chow ha detto di sperare di poter visitare i vescovi della Cina Continentale e di poter stabilire dei legami, ricordando il compito affidato a Hong Kong da Giovanni Paolo II per collegare la comunità cattolica cinese con la Chiesa universale. “Speriamo di avere più occasioni per parlarci e ascoltarci. Preoccuparsi troppo del lavaggio del cervello, implicherebbe ritenere che siamo senza cervello”, ha commentato.

Nell’intervista mons. Chow ritorna anche sul progetto della prima università cattolica a Hong Kong che prima di diventare vescovo, da superiore dei gesuiti, aveva cercato di far nascere a Fanling, in un’area vicina al confine con la terraferma, ricevendo però un diniego dalle autorità locali ufficialmente per ragioni urbanistiche. Il vescovo spiega che la diocesi non ha abbandonato l'idea e intende trasformare il Caritas Institute of Higher Education - un college a Tseung Kwan O - in un ateneo privato che prenderebbe il nome di Saint Francis University.

Infine - a chi gli ricordava che tra gli ex studenti di Wah Yan figura anche l’attuale capo dell’esecutivo di Hong Kong John Lee Ka-chiu - il vescovo ha rivelato che avevano concordato di incontrarsi, ma l’appuntamento è saltato perché a settembre, mentre si trovava a Roma, mons. Chow ha contratto il Covid-19. “Spero che John Lee abbia acquisito lo spirito e l'ampiezza di vedute di Wah Yan - ha aggiunto il vescovo -. Capisco che sia soggetto a molte pressioni politiche, ma è bene che sia disposto a comunicare”.

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