14/06/2023, 13.00
SINGAPORE
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Immobili e gruppi etnici: nervo scoperto di Singapore

di Steve Suwannarat

Per salvaguardare l'armonia tra le comunità le case vengono assegnate seguendo rigidi criteri di equilibrio tra cinesi, indiani e malesi. Ma la permanenza di questi vincoli anche per rivendere creano squilibri nel mercato e rischiano di creare una segregazione immobiliare di fatto.  

Singapore (AsiaNews) - La politica di integrazione tra le diverse componenti della società portata avanti dalle autorità di Singapore ha tra i suoi elementi essenziali la gestione delle abitazioni di edilizia pubblica, concesse in base alla consistenza di etnia o provenienza, con un attento equilibrio per evitare tensioni interetniche. Un sistema complesso nella gestione, che va però evidenziando sempre più effetti distorsivi sul mercato immobiliare, penalizzando anzitutto i proprietari immigrati.

Le loro abitazioni, infatti, tendono a avere meno valore: perché una cessione possa avvenire con profitto devono essere conservata più a lungo contando su rialzi dei prezzi nel medio e lungo periodo. Le reazioni dei residenti, d’altra parte, sono spesso limitate dai rischi di eccessiva esposizione in contenziosi che rischierebbero di svalutare ulteriormente il valore dell’immobile di proprietà.

Occorrono aggiustamenti nella politica perseguita dal 1989, anche per evitare, come ha sottolineato in un convegno ospitato in questi giorni dall’Institute of Policy Studies il ministro dell’Interno, K. Shanmugam, una segregazione razziale di fatto nei complessi residenziali.

La legge prevede quote di appartamenti per ciascuno gruppo etnico in complessi di iniziativa pubblica; tuttavia, sottolineano le autorità, già ora si è raggiunto il limite concesso, a volte anche superato per disposizioni particolari. Questo rende di fatto obbligatorio che appartamenti detenuti da cinesi, indiani o malesi posano essere venduti soltanto a individui della stessa etnia, provocando attese ancora più lungo per potere accedere alle già ridotte opportunità abitative.

Lo scorso anno non sono mancati ricorsi sulla mancata concessione del permesso di vendita: pur riguardando solo l’1,5 per cento di tutte le richieste di rivendita di immobili pubblici, sono stati accolti per il 30 per cento, segnando comunque un record. Per questo motivo in alcuni casi gli immobili che il proprietario deve vendere per necessità vengono riacquistati dal sistema pubblico, per essere poi riassegnati. Il sistema è dunque sotto pressione, ma il ridotto numero di situazioni problematiche finora è stato gestito intervenendo nel modo più mirato possibile, pur rischiando a volte di creare qualche problema di coesione sociale.

Una svolta su questo come in altri settori della vita pubblica potrebbe venire dall’attuazione dal Racial Harmony Act, la legge sull’armonia razziale a cui sta lavorando il ministero dell’Interno. Una iniziativa anticipata due anni fa dopo gli incidenti interetnici che avevano anche riacceso il dibattito sui rapporti tra le varie componenti etniche della società singaporeana.

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