25/02/2022, 08.52
RUSSIA-UCRAINA
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Invasione Ucraina, patriarca Kirill: ‘Evitare vittime tra la popolazione pacifica’

di Vladimir Rozanskij

Per il capo degli ortodossi russi bisogna assistere profughi e bisognosi. Il suo richiamo alla reciproca comprensione tra le parti in conflitto. Per Putin l’attacco era però inevitabile: la difesa dei valori russi dall’aggressione dell’Occidente.

Mosca (AsiaNews) – ll patriarca Kirill (Gundjaev) ha inviato un messaggio a tutti i pastori e i fedeli della Chiesa ortodossa russa, “il cui gregge si trova in Russia, in Ucraina e in altri Stati”, invitando le parti in conflitto a “fare tutto il possibile per evitare vittime tra la popolazione pacifica”. Egli chiede a tutti di assistere i profughi e i bisognosi.

Il suo richiamo è arrivato dopo che ieri mattina truppe russe hanno iniziato a invadere l’Ucraina.

Kirill conferma le tesi di Vladimir Putin sul fatto che “i popoli russo e ucraino hanno in comune una storia di molti secoli, che risale al Battesimo della Rus’ da parte del santo principe Vladimir”. Questa unità donata da Dio, sostiene il patriarca, “potrà superare le divisioni insorte e le contraddizioni che hanno portato all’attuale guerra”. Egli non benedice le truppe e gli assalti, ma cerca di richiamare tutti alla reciproca comprensione: la speranza è che tutti gli diano ascolto, a cominciare dai capi del Cremlino.

Ieri Putin ha giustificato l’inizio delle operazioni militari in Ucraina parlando di “tragici avvenimenti del Donbass”: egli ha voluto spiegare come intende garantire la sicurezza della Russia.

Il presidente russo ha richiamato la “particolare preoccupazione e tensione per le gravi minacce che di anno in anno, rozzamente e senza cerimonie sono state rivolte contro [la Russia] dagli irresponsabili politici dell’Occidente”. Tali minacce sono costituite dall’allargamento della Nato a oriente e dall’avvicinamento delle sue strutture militari verso i confini russi.

Per 30 anni, spiega Putin, “noi abbiamo cercato con pazienza e insistenza di metterci d’accordo con i principali paesi della Nato sui principi di una sicurezza paritaria e indivisibile dell’intera Europa”. Secondo lo “zar” russo, in risposta alle sue proposte Mosca si è trovata di fronte soltanto a “cinici inganni e menzogne, se non a pressioni e ricatti”, mentre l’Alleanza atlantica continuava imperterrita ad allargarsi.

Il leader russo si chiede il perché di questi sviluppi, di questo “modo sfrontato di rivolgersi con la presunzione della propria esclusività, della propria innocenza e la pretesa di fare qualunque cosa”, sputando sopra agli interessi dei russi. “La risposta è chiara, tutto è comprensibile ed evidente: l’Unione Sovietica si era indebolita a fine degli anni ‘80, e poi è crollata, e noi siamo stati condannati all’oblio e alla degradazione. Per un certo periodo noi abbiamo perso fiducia in noi stessi, e l’equilibrio mondiale è andato completamente a rotoli”.

La guerra di oggi, secondo Putin, deve quindi ristabilire un ordine perduto nel secolo scorso, ristabilendo gli accordi e le intese di allora con chi pretende di essere “egemone” sulla scena internazionale e si vuole imporre con la violenza e l’arroganza. La fine della guerra fredda ha comportato una revisione di questi equilibri, ma “questo andava fatto in modo professionale, con pazienza, rispettando gli interessi di tutti i Paesi e con spirito di responsabilità”, mentre l’euforia della propria “assoluta superiorità, una forma contemporanea di assolutismo”, addirittura accompagnato dal “basso livello di cultura e dalla sfacciataggine” ha portato alla situazione attuale, e non c’era altra via che l’intervento militare.

Non è quindi per il Donbass e la Crimea, ma per ristabilire gli equilibri mondiali che è cominciata la guerra in Ucraina. Putin ha ricordato le umiliazioni di 30 anni di “assolutismo occidentale”, prima contro Belgrado, poi in Iraq, Libia e Siria, tutti Paesi amici della Russia, per non parlare dell’Afghanistan.

Secondo Putin, in Libia soprattutto le violazioni occidentali del diritto internazionale hanno portato “all’invasione del terrorismo e alla catastrofe umanitaria, e a una guerra civile che non conosce fine”, con tragiche conseguenze per milioni di persone in tutta l’Africa settentrionale, nel Medio Oriente e nella stessa Europa. Simili effetti hanno avuto le campagne in Iraq e Siria: “Dovunque gli USA vengono a stabilire il loro ordine, come risultato rimangono solo ferite sanguinanti, che non si rimarginano”.

Putin ricorda poi le offese subite direttamente dalla Russia, che “noi ricordiamo e non scorderemo mai”, e i tentativi mai interrotti di “usarci per i loro interessi, distruggere i nostri valori tradizionali e imporci i loro pseudo-valori, che ci avrebbero mangiati vivi, noi e tutto il nostro popolo dall’interno, quelle dimensioni che essi impongono aggressivamente nei propri Paesi e che conducono direttamente alla degradazione e alla perversione, perché contraddicono la natura stessa dell’uomo, ma noi non lo permetteremo, non ci riusciranno come non ci sono mai riusciti prima”.

Putin rievoca le tragedie del ‘900 e i meriti dell’Unione Sovietica nella salvezza del mondo intero dal nazismo, affermando la necessità di assumersi di nuovo quella missione a partire dall’Ucraina, “dopo il colpo di Stato del 2014, otto anni in cui abbiamo tentato inutilmente in tutti i modi di riparare pacificamente ai danni”. Non si poteva stare fermi ulteriormente, conclude il presidente russo, “per compassione verso il popolo del Donbass”, per difendere la Russia e il mondo intero dalla nuova “oppressione nazista” degli Stati Uniti e dei suoi alleati con la “forza della verità e dell’amore per la Patria, contro l’Impero della menzogna”.

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