14/12/2021, 11.45
ISRAELE
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Israele, Covid: giovani genitori contro il vaccino ai bambini

Solo il 47% degli interpellati fra i 25 e i 34 anni e il 46% fra i 35 e i 44 è favorevole al vaccino nella fascia 5-11 anni. Nella popolazione generale il dato di approvazione è del 56%, più alto con l’aumentare dell’età. A tre settimane dall’inizio hanno ricevuto una dose 110mila bambini su 1,2 milioni. I rischi del long-Covid anche fra i giovani. 

Gerusalemme (AsiaNews) - La maggioranza dei genitori israeliani in giovane età è contraria a vaccinare i bambini. Si tratta della fascia di popolazione con maggiore probabilità di avere figli fra i 5 e 11 anni, il nuovo target di immunizzazione contro il Covid-19.

Da quasi un anno lo Stato ebraico è il terreno sul quale viene testata nella pratica l’efficacia della campagna contro il nuovo coronavirus, grazie a un accordo con uno dei maggiori produttori e una diffusione a tappeto che ha già raggiunto gran parte della popolazione con la terza dose. Di recente le autorità sanitarie e di governo hanno deciso di estendere la somministrazione alla fascia che comprende il ciclo primario della scuola elementare, dove si registrano aumenti nei contagi anche in considerazione della scoperta della variante Omicron, ben più contagiosa di quelle conosciute sinora. 

Secondo un sondaggio dell’Israel Democracy Institute, con base a Gerusalemme, elaborato fra il 29 novembre e il primo dicembre su circa 800 cittadini ebrei e arabi, solo il 47% dei rispondenti fra i 25 e i 34 anni e il 46% fra i 35 e i 44 è favorevole al vaccino per i bambini. Un dato assai inferiore rispetto a quello della popolazione generale in Israele, dove il consenso verso l’immunizzazione della fascia 5-11 anni sale fino al 56%. 

Dall’apertura della campagna tre settimane fa, solo 110mila bambini fra i 5 e gli 11 anni si sono vaccinati su un totale di 1,2 milioni. Il sostegno all’immunizzazione dei bambini aumenta con l’età, con il 56% dei 45-54enni, il 63% dei 55-64enni e il 73% di quelli di età superiore ai 65 anni favorevoli. Sostegno anche dai ventenni, per il 58% dei quali è giusto vaccinare anche i più piccoli, dato ben superiore alla fascia 24-44 anni. 

L’indagine promossa da Idi mostra come le donne siano più favorevoli degli uomini alla vaccinazione infantile (61% contro 51%) e gli ebrei laici (65%) più disposti al vaccino rispetto ai religiosi. Sul fronte politico, gli elettori di sinistra approvano al 67%, quelli di centro al 62% e quelli di destra al 52% in tema di vaccini ai più piccoli. “Nel complesso - conclude la nota degli autori - emerge una maggioranza che sostiene la vaccinazione dei bambini, senza una differenza significativa tra ebrei e arabi”. 

Interpellata da Haaretz la dottoressa Sharon Alroy-Preis, fra i maggiori esperti di salute pubblica del Paese, alla fine di novembre aveva individuato nelle persone non vaccinate o parzialmente vaccinate, bambini compresi, il principale vettore di diffusione del virus. E non ha risparmiato critiche per il basso tasso di immunizzazione dei piccoli, il 2% dei quali subisce gli effetti del cosiddetto long-Covid; l’incidenza sale al 4,6% fra quelli di età superiore ai 11 anni. Inoltre, avverte la scienziata, anche se il long-Covid coinvolge solo l’1% dei bambini, esso potrebbe metterne a rischio a migliaia nel lungo periodo con importanti riflessi sulla salute pubblica. 

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