13/09/2022, 08.46
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Israele-Libano: scontro sui confini marittimi mette in gioco il futuro energetico

di Fady Noun

Continua l’opera di mediazione dell’inviato Usa Amos Hochstein. Le linee contese e gli interessi strategici dei due Paesi. Washington vuole mantenere il controllo degli idrocarburi nel Medio oriente e Mediterraneo orientale, escludendo Cina e Russia. La lotta interna in vista delle elezioni in Israele e il ruolo di Hezbollah. 

Beirut (AsiaNews) - Nei negoziati “indiretti” relativi alla controversia sulle estrazioni di gas e i confini marittimi fra Libano e Israele sono stati fatti dei “progressi”, ma “resta ancora del lavoro da fare” prima di arrivare a un accordo. Queste le parole, pronunciate nei giorni scorsi, dal mediatore Usa Amos Hochstein, inviato speciale e consigliere del dipartimento di Stato Usa per le politiche energetiche. Hochstein ha diffuso il commento a conclusione di una breve visita di due ore a Beirut, durante la quale ha incontrato il capo dello Stato Michel Aoun, il primo ministro Nagib Mikati e il presidente del Parlamento Nabih Berry.

La dichiarazione di Hochstein sarebbe normale, se non arrivasse a due anni di distanza dall’inizio della mediazione statunitense nell’ottobre del 2020, e che sembra farsi eterna. E il cui scopo dovrebbe essere quello di giungere a un accordo che mira a delimitare le frontiere marittime fra i due Paesi. 

Una mediazione, fra gli altri, che dovrebbe giungere a una sostanziale conciliazione su linee in contrasto fra loro, tracciate in passato da Libano e Israele. E resa complicata dal fatto che il Libano ha sostenuto nel tempo tre diversi confini frontalieri marittimi. Una prima linea risale al 2007 (la linea 1), frutto dei negoziati con Cipro, registrata alle Nazioni Unite e riconosciuta da Israele. Due anni più tardi Beirut ha constatato però che questo tratto era frutto dell’opera di personale non qualificato, e che la demarcazione corretta è la cosiddetta linea 23, che i libanesi ha ufficializzato in sostanza nel 2011 attraverso il decreto 6433 (vedi la cartina). Il Paese dei cedri ha dunque reclamato gli 860 kmq supplementari che separano le linee 1 e 23. 

Israele si è rifiutata di riconoscere la linea 23. Una mediazione, avviata fra il 2010 e il 2012 da Frederic Hoff, ha portato alla stesura di una ulteriore linea mediana, ribattezzata “Linea Hoff”, che concede al Libano il 55% degli 860 kmq contesi. Ciononostante, il Libano ha mantenuto attiva la richiesta di avocare a sé il controllo di tutti gli 860 km2 al centro della controversia. Nel novembre 2020 a Ras Nakoura si sono aperti negoziati indiretti con Israele, sotto la supervisione congiunta degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite. Allorché si è registrato un nuovo colpo di scena nel mezzo della mediazione, con l’esercito libanese che ha prodotto un documento in base al quale si afferma che la vera linea che delimita la Zona economica esclusiva (Zee) del Paese dei cedri è la linea 29. Essa concede addirittura al Libano 1.400 km quadrati in più di spazio esclusivo. Fortemente contestato da Israele, questo sviluppo ha messo fine ai negoziati indiretti di Ras Naqoura (maggio 2021), sostituiti dalle “navette” con cadenza irregolare avviate da Amos Hochstein.

Due importanti giacimenti

La posta in gioco è di grande importanza, soprattutto per il Libano in piena bancarotta economica, perché nella zona contesa vi sono due importanti giacimenti di gas: Karish e Cana. Tuttavia, la linea massimalista ribattezzata 29 e tracciata dall’esercito libanese taglia il giacimento di Karish, la maggior parte del quale si trova nella Zee di Israele, mentre il giacimento di Cana deborda sull’area compresa tra le linee 23 e 29, entrambe contestate da Israele.

Va inoltre sottolineato che il Libano, almeno in via ufficiale, non rivendica alcun diritto sul campo di Karish. D’altro canto vorrebbe beneficiare in via esclusiva del campo di Cana, in conformità a una linea che sarebbe all’atto pratico una “linea 23 rafforzata”. Inoltre, il Libano rifiuta categoricamente qualsiasi prospettiva di uno sfruttamento comune del campo di Cana, così come non vuole fornire alcun compenso a titolo risarcitorio a Israele in cambio della concessione dell’esclusiva sul giacimento in questione. Insomma, Beirut rifiuta qualsiasi passo che potrebbe essere equiparato, da vicino o da lontano, a una collaborazione o a una normalizzazione con Israele.

Le minacce di Hezbollah

Le tensioni fra Libano e Israele, sulla questione, si sono inasprite con l’arrivo nel giugno scorso al campo di Karish di una piattaforma per l’estrazione e lo stoccaggio di gas, realizzata per conto dello Stato ebraico dalla società Energean Plc con base a Londra. La prospettiva dell’avvio delle attività di estrazione del gas a Karish, mentre la delimitazione delle acque fra Israele e Libano resta ancora in sospeso, ha spinto Hezbollah a lanciare un avvertimento ai vertici israeliani. Tre droni di Hezbollah, privi di armi, sono stati inviati nella zona della piattaforma. “Piuttosto la guerra che morire affamati” ha affermato, in sostanza, il segretario generale di Hezbollah convinto che siano in realtà gli Stati Uniti a reggere le fila della questione.

In risposta, il 22 agosto il ministro israeliano della Difesa Benny Gantz ha avvertito che un attacco di Hezbollah contro Karish potrebbe innescare una nuova guerra fra il proprio Paese e il Libano. Vi è poi la ulteriore precisazione di Hezbollah che dice di restare vincolata, in tema di delimitazione dei confini marittimi, alle decisioni ufficiali delle istituzioni libanesi, che non pretende e non intende sostituire nei negoziati. 

Al fondo di questo conflitto vi è, ovviamente, il controllo delle ricchezze in tema di idrocarburi nella regione del Medio oriente e del Mediterraneo orientale. Vi è inoltre da precisare che Hochstein era parte della delegazione che ha accompagnato il presidente Usa Joe Biden durante la recente visita in Arabia Saudita nel luglio di quest’anno. In una intervista al canale Cnbc lo stesso Hochstein ha confermato che gli Stati Uniti stanno muovendo per cercare di mantenere Cina e Russia lontane dalle risorse energetiche disponibili nella regione, mentre di pari passo si preparano alla transizione energetica verso le rinnovabili all’interno di un processo che, però, può richiedere diversi decenni per essere attuato nel concreto. Ecco perché l’obiettivo immediato della politica Usa resta quello di affrancare l’Europa dalla sua esagerata dipendenza dal gas russo, come è emerso in maniera preponderante con la guerra in Ucraina, pur mantenendo al contempo i prezzi al distributore a livelli ragionevoli per il consumatore statunitense.

Ripresa dei colloqui di Naqoura?

Resta comunque difficile stabilire a che punto è la mediazione di Hochstein, i cui dettagli non sono ancora oggi noti. “Nutro buone sensazioni dopo quello che ho sentito oggi e dopo le discussioni che abbiamo avuto, anche se molto resta ancora da fare” ha affermato il mediatore Usa dopo gli incontro con le autorità libanesi. Da parte sua, Berry ha proposto la ripresa dei negoziati indiretti di Ras Nakoura tra Israele e Libano, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, interrotti nel maggio 2021.

Se quest’ultima proposta venisse accettata, potrebbe essere importante perché allenterebbe la tensione nella regione, neutralizzando le minacce rivolte da Hezbollah allo Stato ebraico. La ripresa di questi colloqui priverebbe il partito pro-iraniano di qualsiasi pretesto per attaccare unilateralmente Israele, nel caso in cui l’estrazione del gas dal campo di Karish iniziasse prima del riconoscimento ufficiale da parte di Israele (e degli Stati Uniti) dei diritti del Libano sullo sfruttamento della sua ricchezza offshore e del campo di Cana in particolare. Nell’ambito di questo scenario, le compagne Total ed Eni, in prima fila, farebbero una dichiarazione di intenti in vista dello sfruttamento, il quale equivarrebbe a un “semaforo verde” internazionale all’inizio della trivellazione nella Zee libanese, come vuole il governo di Beirut.

Ma in questo settore, gli osservatori avvertono di possibili sorprese. Una sarebbe quella di trascinare la mediazione per consentire a Israele di ottenere vantaggi sulla delimitazione dei confini terrestri tra i due Paesi, in particolare a livello di Ras Naqoura; l’altra consisterebbe nel dare la priorità alle elezioni politiche in Israele (25 ottobre 2022, in teoria) e utilizzare la mediazione per aumentare le possibilità della coalizione al potere, al cospetto dei rivali del Likud di Benjamin Netanyahu. Sebbene possano sembrare solo dei dettagli, questi due punti devono essere seguiti attentamente, così come una possibile reazione di Hezbollah.

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