06/04/2022, 11.38
TURCHIA
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Istanbul, piadine senza carne e dolci poveri: la crisi stravolge lo street-food

Alle ricette tradizionali i venditori affiancano versioni “plain”, impoverite, senza alcuni ingredienti base. Fra questi il nuovo wrap al “profumo” di spiedino. Ma la lista è lunga e comprende polpette, torte salate, ravioli e il tradizionale baklava. L’inflazione tocca il 61,14%, nuovo massimo dell’ultimo ventennio. Fra le cause le politiche governative improntate all’assistenzialismo.

Istanbul (AsiaNews) - Wrap (una sorta di piadina arrotolata) senza carne, baklava (dolce tradizionale locale con zucchero e frutta secca) senza nocciole: la crisi economica che morde in Turchia e l’impoverimento generale della società colpiscono anche il cibo di strada e alcuni piatti tipici della tradizione locale. Da qualche tempo, infatti, accanto alle ricette tradizionali i venditori propongono anche una versione “light o plain”, ovvero semplificata, delle pietanze, per abbattere i costi e permettere a una platea più ampia di sfamarsi seppur con un cibo meno invitante e gustoso. Ma di certo più economico. 

Un ristoratore di Bakırköy, distretto di classe medio-elevata del versante europeo di Istanbul, descrive così il “nuovo” wrap (dürüm): “Sì, non contiene carne, ma ne mangiano a sazietà. Almeno possono sentirne l’odore, della carne”. In questo caso il cuoco strofina la fetta di pane sugli spiedini della griglia, per “dare il sapore” al piatto che poi riempie di pomodori, verdure e cipolla. Assieme a un bicchiere di ayran, una bevanda allo yogurt, viene venduto per 10 lire turche (circa 0,6 euro) e possono “permetterselo” anche gli studenti. 

In realtà un piatto tradizionale, completo di carne (100 grammi di kebab) costa minimo 30 lire (1,9 euro) nelle app di food delivery, ma i prezzi possono aumentare a seconda delle materie prime utilizzate. Una tendenza in continua crescita negli ultimi mesi, tanto che ormai di molti piatti accanto al preparato originale è possibile trovare la versione economica e accessibile a un numero più ampio di consumatori. La svolta è arrivata ai primi di febbraio, con una foto diventata virale in rete di una pasticceria che promuoveva il “plain baklava” venduto a 19,99 lire al chilo (circa 1,2 euro), con un prezzo almeno 10 volte inferiore a quello di mercato ma senza quel mix caratteristico di noci tritate, nocciole o pistacchio.

La lista comprende anche toast “impoveriti”, plain gözleme (a base di pasta), polpette ripiene senza carne, mantı semplice (un piatto simile a un ravioli), borek (torta salata) semplice e così via.

Il tasso di inflazione annua ha toccato in questi giorni il 61,14%, registrando un nuovo massimo nell’ultimo ventennio che finirà per aggravare ancor più una situazione già critica per molte famiglie. Secondo l’Istituto turco di statistica i prezzi al consumo sono cresciuti del 5,46% a marzo su base mensile. Il picco si registra nei trasporti (+99,12%), per quanto riguarda i generi alimentari l’aumento è del 70,33%. Si tratta del maggior aumento su base annua dal marzo 2002 ed è legato alla pandemia di Covid-19 cui si somma la recente invasione russa dell’Ucraina che ha determinato una impennata del costo di gas, petrolio e grano. Da inizio anno non vi è alcuna materia prima alimentare che non abbia fatto registrare una crescita, anche corposa, nei prezzi. E lo stesso presidente Recep Tayyip Erdogan ha abbandonato la politica del “negazionismo”, ammettendo l’escalation dei prezzi ma ribadendo al contempo di essere l’unica persona in grado di risolvere i problemi.

Un rapporto pubblicato dal direttore di Turkey Report, Can Selçuki, relativo a marzo 2022, mostra che per il 59% degli interpellati le entrate non bastano a coprire le spese. I giornali filo-governativi cercano di arginare le critiche alla leadership, snocciolando sondaggi in base ai quali per il 70% degli interpellati l’economia è “il problema principale” e per il 33,8% solo il partito di governo Akp e il presidente Erdogan sono in grado di risolverlo. Tuttavia, fra le cause della crisi vi sono anche le politiche improntate all’assistenzialismo volute per anni dall’esecutivo per mantenere e alimentare il consenso. Una politica che ha reso i ricchi ancora più ricchi, mentre i poveri ne hanno tratto un beneficio marginale e la classe media, vera spina dorsale del Paese, ha finito per indebolirsi progressivamente. Inoltre, nell’ultimo anno Ankara ha intensificato l’assistenza sociale in risposta alla pandemia e in vista delle prossime elezioni in programma nel 2023.

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