16/11/2023, 13.56
TURCHIA
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Istanbul: rilasciato per ‘buona condotta’ l’assassino di Hrant Dink

Ogün Samast, minorenne all’epoca di un delitto i cui contorni e mandanti restano ancora oscuri, ha trascorso poco meno di 17 anni in prigione. Per il legale della famiglia è una “amnistia segreta”. Per il leader dell’opposizione doveva “rimanere in carcere a vita”. Per l’Associazione per i diritti umani un “assassino” torna in libertà. 

Istanbul (AsiaNews) - Sconcerto, ira e la sensazione - ancora una volta - di giustizia negata e impunità per quanti colpiscono persone che si battono per la pace, la giustizia e i diritti in Turchia. Dopo aver scontato 16 anni di prigione, in queste ore è tornato in libertà - avendo beneficiato del rilascio per buona condotta - l’assassino del giornalista e intellettuale cristiano armeno Hrant Dink. Il ministero turco della Giustizia spiega che sono state seguite le norme previste dall’ordinamento giuridico e Ogün Samast - minorenne all’epoca del delitto avendo 17 anni - non ha beneficiato di particolari trattamenti di favore. Ciononostante, in molti ambienti dell’attivismo e dell’opposizione del Paese resta una sensazione di “doppiopesismo” nell’amministrazione della legge, anche perché il killer - i cui mandanti restano ancora oggi ignoti - non ha dovuto rispondere dell’aggravante legata al terrorismo che avrebbe prolungato i termini della pena. 

Ogün Samast ha lasciato ieri il carcere di tipo F di Bolu con la condizionale per “buona condotta”, dopo aver trascorso in cella 16 anni e 10 mesi. E nell’ultimo le guardie lo hanno tenuto sotto stretta osservazione per verificarne la buona condotta, condizione che sarebbe stata “soddisfatta” per aver mostrato un “comportamento corretto”. Alla Gazete Duvar uno degli avvocati della famiglia Dink, Bahri Belen, ha spiegato che poteva anche essere “rilasciato prima” ma il provvedimento era slittato perché “ha commesso altri crimini in prigione. È stato rilasciato con l’aiuto di leggi introdotte successivamente, in altre parole, con un’amnistia segreta”. In seguito all’assassinio egli è fuggito dalla scena del crimine, ma è stato arrestato il giorno successivo al terminal degli autobus della città di Samsun, nel nord-est della Turchia. I poliziotti che lo hanno catturato lo hanno salutato come un eroe, con due agenti che hanno posato una foto con lui dietro una bandiera turca.

Cronista appassionato e competente, di origine armena, Hrant Dink è stato ucciso davanti alla sede di Agos, il quotidiano del quale era direttore, il 19 gennaio 2007. Il suo assassino, Ogun Samast, 17enne disoccupato al momento dell’omicidio, ha confessato il crimine e nel 2011 è stato condannato a 23 anni di galera. Inoltre, nel 2021 il tribunale ha comminato altri quattro ergastoli, ma sull’intera vicenda e le reali responsabilità non si è mai fatta davvero chiarezza. Due anni prima dell’uccisione, nel 2005, le autorità avevano processato il giornalista per aver scritto del genocidio armeno del 1915, sempre negato da Ankara. Freddato con quattro colpi di pistola sparati a bruciapelo, la sua scomparsa aveva smosso le coscienze di molti cittadini e più di 100mila persone avevano partecipato alle sue esequie, riconoscendo l’opera di un intellettuale che ha operato per la riconciliazione fra turchi e armeni.

Nel gennaio 2021 è stato inaugurato un centro giovanile a Istanbul dedicato alla sua memoria. In passato Bulent Aydin, del gruppo Amici di Hrant Dink, ha sottolineato che “non si sa ancora con esattezza quali sono i meccanismi che hanno portato a pianificare e commettere il crimine”. Le autorità turche affermano che dietro l’assassinio vi sarebbe la rete del predicatore islamico Fethullah Gülen, nemico numero uno del presidente Recep Tayyip Erdogan dopo essere stato a lungo suo alleato, è ritenuto anche la mente del (fallito) golpe del luglio 2016. Tuttavia, durante una commemorazione dell’assassinio nel gennaio 2020 la vedova del giornalista ha denunciato un tentativo di nascondere la responsabilità dello Stato.

La notizia della liberazione di Samast ha suscitato forti reazione tra politici, attivisti per i diritti umani e cittadini. Özgür Özel, leader del principale partito di opposizione, il Partito popolare repubblicano (Chp), ha dichiarato che Samast “avrebbe dovuto rimanere a vita” in carcere. “Non abbiamo altre parole da dire - ha proseguito - perché se Ogün Samast è stato rilasciato per buona condotta, chiunque parli di giustizia dopo questo fatto è davvero privo di coscienza”. Il co-presidente dell’Associazione per i diritti umani (İhd) Eren Keskin aggiunge: “Questo è un Paese distopico! Gültan Kışanak, Selahattin Demirtaş, Osman Kavala, Can Atalay sono in carcere solo per i loro pensieri, ma un assassino torna in libertà” conseguenza di una “applicazione” della legge che è “discriminatoria”. “La ‘buona condotta’ che non hanno applicato nemmeno ai prigionieri malati - accusa - è stata applicata con un assassino”. 

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