12/05/2018, 08.50
INDONESIA
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Jakarta, ordinati quattro nuovi sacerdoti diocesani (Foto)

di Mathias Hariyadi

I giovani consacrati sono originari di Jakarta e provengono da parrocchie dell’area metropolitana della capitale. Come tema della loro ordinazione sacerdotale, essi hanno scelto la frase “Abbi fede e rallegrati in Cristo”.

Jakarta (AsiaNews) – L’arcivescovo di Jakarta, mons. Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, ha  ordinato quattro nuovi sacerdoti diocesani. La cerimonia ha avuto luogo lo scorso 8 maggio presso la parrocchia di St. Laurentius di Serpong (reggenza di Tangerang), in una chiesa gremita di fedeli, sacerdoti e parenti.

I giovani consacrati sono p. Nemesius Pradipta, p. Ambrosius Lolong, p. Bonifacius Lumintang e p. Joseph Purboyo Diaz; sono originari di Jakarta e provengono da parrocchie dell’area metropolitana della capitale. I primi due hanno frequentato il seminario minore di St. Peter Canisius di Mertoyudan, nei pressi di Magelang (Central Java), arcidiocesi di Semarang. Gli altri hanno invece studiato presso un seminario minore dell’arcidiocesi di Jakarta, il Wacana Bhakti di Pejaten. Tutti hanno poi proseguito i loro studi filosofici nell'Alto istituto di filosofia della capitale ed in seguito presso la Facoltà di teologia della Sanata Dharma University di Yogyakarta.

Come tema della loro ordinazione sacerdotale, essi hanno scelto la frase “Abbi fede e rallegrati in Cristo”. Intervistati da AsiaNews, i quattro nuovi sacerdoti raccontano il loro “viaggio spirituale”.

P. Ambrosius Lolong riconduce la sua vocazione al forte sentimento di empatia nei confronti del prossimo, che sin da bambino ha caratterizzato il suo clima familiare. Egli dichiara: “Quando ero piccolo, ogni volta che in casa si svolgeva una ‘celebrazione di famiglia’, i miei genitori erano soliti chiedermi di consegnare un pacco di cibo o altre cose ai vicini. Sono poi divenuto chierichetto molto presto e poi sono entrato nel seminario minore perché mi emozionava la gestualità dei sacerdoti”.

P. Bonifacius Lumintang è stato un bambino difficile, fin quando non è rimasto colpito dall’incontro con mons. Peter Turang, arcivescovo di Kupang (provincia di East Nusa Tenggara). Il prelato si trovava a North Jakarta per celebrare la messa presso una famiglia cattolica. “È stata la prima volta che ho visto un vescovo dalle nostre parti – ricorda il sacerdote – Egli mi regalò una mela, frutto che non avevo mai mangiato”. Entrato in seminario, p. Bonifacius ha superato alcuni momenti di disagio: “Durante gli studi al St. Peter Canisius ero assalito dalla forte nostalgia di casa, ma quegli anni ho ricevuto una formazione di grande qualità”.  Il sacerdote si è visto rifiutare la prima richiesta di diventare sacerdote diocesano di Jakarta, ma quella inviata alcuni anni dopo “è stata finalmente accettata”.

Il primo contatto che p. Nemesius Pradipta ha avuto con i sacerdoti è avvenuto quando da bambino si è iscritto ad un corso di difesa personale, organizzato presso la parrocchia della Sacra Famiglia di Pasar Minggu (South Jakarta). “Tuttavia, ho sempre ricevuto un’educazione cattolica all’interno della mia famiglia”, afferma p. Nemesius. Nel 1976, anche il defunto padre era un seminarista del St. Peter Canisius e la madre è un’attivista dell’Associazione delle donne cattoliche indonesiane (Wkri) da anni. “Quando ero seminarista – prosegue il sacerdote – sono rimasto impressionato dal ‘pellegrinaggio’ di due giorni che abbiamo svolto in sette parrocchie di Jakarta, durante il periodo di prova. Un’altra esperienza formativa è stata quando mi hanno inviato a fare lo ‘spazzino in incognito’ a Bekasi, tra gli spazzini ‘professionisti’ per guadagnarmi da vivere”.

P. Joseph Purboyo Diaz racconta: “Ho sempre avuto talento e passione per la musica. Per questo volevo diventare un musicista, ma Dio ha ‘deviato’ il mio percorso per farmi diventare sacerdote. La mia prima vocazione è sbocciata quando ero un chierichetto e poi sono entrato nel seminario minore di Pejaten. Ciò che mi ha reso così fedele nella mia vocazione sacerdotale è la mia ‘prova’, quando mi è stato chiesto di andare a piedi da Jakarta a Bandung per alcuni giorni ed in seguito un periodo come insegnante di bambini con bisogni speciali a Jakarta. Anche la vita a Papua, dove ho trascorso due lunghi anni, è stata molto importante. Dovevo camminare per ore anche solo per incontrare i cattolici di alcune zone remote, nonostante fossi molto malato di malaria”.

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