Katmandu: vince a valanga Balendra Shah, crollano i partiti tradizionali
Dai risultati ancora parziali dello spoglio in Nepal emerge chiara la vittoria del partito oggi guidato dal 35enne rapper già sindaco della capitale nelle elezioni per la Camera dei rappresentanti. Bassa l'affluenza alle urne. Oltre a Sharma Oli pesantemente sconfitto anche il Partito del Congresso. Dopo la rivoluzione della Generazione Z voto di compromesso tra stabilità e cambiamento.
Milano (AsiaNews) – All’indomani del voto per eleggere la nuova Camera dei rappresentanti nel Parlamento del Nepal, tre sono i dati essenziali che emergono mentre è ancora in corso la raccolta delle schede da diversi centri di voto sui quasi 11mila situati in aree montane o forestali non facilmente accessibili.
Il primo una sostanziale correttezza e serenità delle operazioni, con pochi casi di tensioni o sospetti di irregolarità. Il secondo un’affluenza ai seggi ridotta, la più bassa dalle elezioni del 2008 con il 58,07 per cento dei quasi 19 milioni chiamati alle urne su 30 milioni di nepalesi.
Terzo dato, la vittoria travolgente, oltre le previsioni, del centrista Rastriya Swatantra Party (Partito dell’indipendenza nazionale), e del suo leader, il 35enne Balendra Shah, ex sindaco della capitale e rapper popolare tra i giovani. Un partito per altro in precedenza in coalizione con gruppi ora pesantemente bocciati, ma che gli elettori hanno scelto per la proposta di stabilità offerta. Scelta apparentemente contraddittoria rispetto alle attese della Generazione Z, con 800mila suoi giovani che hanno votato per la prima volta dopo essere stati protagonisti della “rivoluzione di settembre” dello scorso anno. Erano state le loro manifestazioni, dopo giornate di scontri e devastazione che hanno contato 77 morti e centinaia di feriti, a costringere alle dimissioni il governo di Kathmandu. Ne erano derivati un esecutivo di transizione guidato dall’ex giudice supremo Sushila Karki e l’indizione di nuove elezioni che avviassero un processo di rinnovamento e progresso.
Lo spoglio ancora provvisorio delle schede votate indica un netto vantaggio dell’Rsp in 110 circoscrizioni elettorali sulle 165 in cui è diviso il Paese, con i rivali più prossimi, il Partito comunista unificato Marxista-leninista e il Partito del Congresso, co-gestori del potere dalla caduta della monarchia nel 2008, che sono accreditati finora per la vittoria in sole 10 circoscrizioni ciascuno.
Una debacle confermata per i due rivali, di opposte tendenze ideologiche ma tuttavia in alternanza al potere o a volta - come nell’ultimo parlamento – associati per governare. Strutture auto-referenziali che hanno perso da tempo la fiducia dei nepalesi ma che, fino alla “rivoluzione” non avevano una alternativa. Se era annunciato la sconfitta del Partito comunista unificato Marxista-leninista guidato anche verso questo voto da K.P. Sharma Oli, già a capo della ribellione che insanguinò per un decennio il Nepal fino al 2006, più accentuata del previsto è stata quella del Partito del Congresso, che in extremis lo scorso autunno aveva dato la leadership al nuovo presidente Gagan Thapa, 49enne con il difficile compito di risollevarne le sorti.
“Tenere le elezioni nella data prevista in circostanze eccezionali e assicurare il loro completamento in maniera egregia è stata una sfida che abbiamo portato a termine con successo”, ha ricordato Ram Prasad Bhandari, il responsabile della Commissione elettorale.
A confermare non soltanto la correttezza delle operazioni, ma anche la mancanza di tensioni di rilievo nella giornata del voto è anche un rapporto della Commissione nazionale per i diritti umani che parla di elezioni “condotte in modo libero e pacifico per l’incremento della vigilanza per la sicurezza e una efficace gestione dei centri elettorali” e di un processo elettorale “soddisfacente” sul piano dei diritti umani.
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