21/01/2026, 12.15
NEPAL
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Kathmandu dalla piazza alle urne: le divisioni interne al Nepal in vista delle elezioni

Il sindaco di Kathmandu Balendra Shah ha annunciato la sua candidatura alle prossime elezioni generali sfidando l’ex primo ministro K. P. Sharma Oli, costretto a lasciare l’incarico dopo le manifestazioni guidate dalla generazione Z. Altri esprimono delusione per i risultati ottenuti dopo la nascita di un governo tecnico. Nuove spaccature interne ai partiti storici, che cercano ora di rinnovarsi per intercettare il consenso dei giovani elettori.

Kathmandu (AsiaNews) - La scorsa settimana il sindaco 35enne di Kathmandu ha rassegnato le proprie dimissioni per prepararsi alle elezioni generali che si terranno il 5 marzo. Balendra Shah, con un passato da rapper che denunciava la corruzione e le disuguaglianze del Nepal prima di entrare in politica, ieri ha annunciato che sfiderà l’ex primo ministro K. P. Sharma Oli, deposto a settembre dopo le proteste anti-governative guidate dai giovani appartenenti alle generazione Z, nati dopo il 1995. Oli, 73 anni, è stato premier per quattro mandati e per molti giovani rappresenta un establishment politico tradizionalista e corrotto.

“Candidarmi contro una figura di spicco dimostra che non sto scegliendo la via più facile”, ha dichiarato Shah prima della conferma ufficiale della sua candidatura. “Dimostra che, nonostante i problemi o i tradimenti che hanno colpito il Paese, stiamo andando nella direzione giusta per affrontarli”, ha aggiunto. Anziché candidarsi dalla sua base di Kathmandu, Shah sfiderà Oli nella sua roccaforte di Jhapa-5, un distretto prevalentemente rurale situato 300 km a sud-est di Kathmandu. “Questa decisione non deve essere percepita come egoistica”, ha aggiunto Shah. “L'effetto a catena sarebbe semplicemente maggiore se mi candidassi da Jhapa”.

Dopo le proteste giovanili che hanno portato al potere un governo tecnico guidato da Sushila Karki, ex presidente della Corte suprema nota per le sue posizioni intransigenti nei confronti di corruzione e nepotismo, molti giovani hanno espresso la loro delusione per gli scarsi risultati ottenuti. “Mi pento della mia decisione di partecipare alla protesta perché non abbiamo ottenuto alcun risultato dal nuovo governo che abbiamo insediato, che ci ha deluso", ha detto all’Associated Press Mukesh Awasti, che ha perso una gamba negli scontri con la polizia. “Dovremmo porre fine alla corruzione, cosa che non è avvenuta, e le persone che hanno aperto il fuoco sui manifestanti avrebbero dovuto essere arrestate, ma anche questo non è avvenuto”. Tra fine dicembre e inizio gennaio alcune persone sono scese di nuovo in piazza per chiedere all’attuale governo tecnico riforme più coraggiose contro i politici che appartengono all’establishment. Alcuni gruppi di giovani radicali hanno chiesto l’elezione diretta del premier, una nuova Costituzione e l’incarcerazione di tutti i politici appartenenti al precedente esecutivo, segnalando che non c’è uniformità di vedute tra i manifestanti.

Secondo Human Rights Watch, le forze di sicurezza del Nepal hanno risposto in maniera eccessivamente violenta e sproporzionata contro i manifestanti, sparando “più volte nell’arco di tre ore” uccidendo così 17 persone. Il bilancio finale sarà di 76 morti e 2.300 feriti dopo due giorni di proteste l’8 e 9 settembre 2025. 

Balendra Shah è stato eletto per la prima volta nel 2022 dopo aver lanciato una serie di campagne social contro l’evasione fiscale, la congestione del traffico e la gestione dei rifiuti urbani. A dicembre Shah si è unito al Rastriya Swatantra Party (RSP), partito centrista che negli ultimi anni ha sfidato i partiti tradizionali arrivando a essere la quarta formazione politica all’interno del parlamento nepalese. Shah ha detto di sostenere “un sistema economico liberale” accompagnato da misure di “giustizia sociale”, come istruzione e assistenza sanitaria gratuite per i poveri. 

Le proteste di settembre erano state scatenate da un blocco capillare dei social media da parte del governo. Su diverse piattaforme stavano circolando critiche al governo e a quelli che vengono chiamati “nepo babies”, figli o parenti di politici che mostrano sui social di condurre una vita lussuosa. Le ragioni delle proteste sono più profonde: le stime della Banca mondiale affermano che l’82% della forza lavoro nepalese sia impiegata nel settore informale, mentre il prodotto interno lordo pro capite è fermo a 1.447 dollari, secondo dati del 2024. A generare ulteriori pressioni sull’economia di recente è arrivato il blocco dei visti per gli Stati Uniti, una delle ultime decisioni prese dall’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump e che si applica a una serie di Paesi dell’Africa e dell’Asia in via di sviluppo. 

E mentre Shah tenta di rafforzare la propria base elettorale anche al di fuori del contesto progressista e liberale della capitale, uno dei partiti storici del Paese, il Congress nepalese, che faceva parte delle coalizione di governo insieme al Partito comunista guidato da Oli, nei giorni scorsi ha annunciato una spaccatura al proprio interno. Il 15 gennaio una fazione ha eletto come proprio presidente Gagan Thapa contro Sher Bahadur Deuba, ex premier e leader del partito dal 2016. Sembra che alcuni politici abbiano intuito che per continuare ad avere una certa rappresentanza in Parlamento devono riformare i partiti a cui appartengono rispondendo alle richieste avanzate dalla generazione Z. Thapa, 49 anni, è un altro volto vicino alle rivendicazioni dei giovani che hanno portato alla caduta del precedente governo. Dopo le proteste sono nati 25 nuovi partiti e più di 900mila persone si sono registrate come nuovi elettori ed elettrici. 

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