22/06/2020, 08.02
RUSSIA
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Kirill e Putin nei giorni della Vittoria. È morta suor Feodora, ‘eminenza grigia’ del Patriarcato

di Vladimir Rozanskij

Iniziano le grandi celebrazioni dei 75 anni della vittoria sul nazismo. Il patriarca e il presidente in visita comune alla chiesa della Vittoria, tempio delle Forze armate, che unisce santità e violenza bellica. Un prete l’ha definito “tempio pagano” ed è stato sospeso dal suo vescovo. Madre Feodora, 65 anni, è morta di coronavirus. Ha gestito per anni tutti i rapporti internazionali del Patriarcato.

Mosca (AsiaNews) - Dopo tanti rinvii e sofferenze dovuti alla pandemia, la Russia di Putin è giunta infine ai giorni della grande celebrazione dei 75 anni della Vittoria sul nazismo alla fine della Seconda guerra mondiale. L’evento unisce la memoria sovietica con quella della nuova Russia, che si propone come sintesi di tutte le sue sofferenze e vittorie di un millennio di storia.

Oggi si riuniscono anche le “due spade” del potere, civile e religioso: il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) visita insieme al presidente Vladimir Putin la tanto discussa cattedrale patriarcale della Vittoria, chiesa della Risurrezione e tempio delle Forze armate. Kirill l’aveva consacrata il 14 giugno, forse per affermare la propria autorità spirituale sopra quella del “nuovo zar”.

Il patriarca ha riservato a sé il titolo di “parroco della cattedrale”, come avviene per altre chiese dette stavropighiali, cioè dipendenti direttamente dal capo della Chiesa Ortodossa nazionale. In questo modo Kirill ha messo a tacere coloro che lo accusavano di non dare il giusto onore a questo imponente e tetro monumento alla potenza nazionale. Allo stesso tempo, egli si è protetto da eccessi di “patriottismo ortodosso”, non cedendo a nessuno la gestione della chiesa.

Le discussioni non mancano, per le immagini della santità associata in modo stridente alla violenza bellica e all’assolutismo di ogni colore. Lo scorso 15 giugno un sacerdote dell’eparchia di Novosibirsk, lo ieromonaco Ioann (Kurmojarov) è stato sospeso dalla facoltà di celebrare dal suo vescovo, il metropolita Nikodim (Chibisov). Il motivo? Aveva scritto sui social che quella chiesa militare è un “tempio pagano”.

Molte persone sono rimaste perplesse anche per l’imprudenza di convocare manifestazioni di massa, in chiesa e all’aperto, per celebrare la Vittoria mentre ancora imperversa l’epidemia del Covid-19. È vero che negli ultimi giorni i casi positivi hanno cominciato a scendere: da circa 8-9 mila al giorno, con 200 decessi, ai 7-8 mila con 100-150 decessi. Ma nessuno pensa che il virus sia stato debellato.

Il 18 giugno, la Chiesa ortodossa russa ha subito un’altra grave perdita a causa del coronavirus: a 65 anni è morta la monaca Feodora (Lapkovskaja), una delle donne consacrate più influenti nel patriarcato di Mosca (foto 1). Già moglie di un sacerdote della Chiesa russa all’estero, poi diventato vescovo, e lei consacrata in monastero, era da decenni una delle principali collaboratrici dell’allora metropolita Kirill, l’attuale patriarca. Al Dipartimento per gli affari esterni della Chiesa, dove Kirill lavorava, la suora era chiamata “l’eminenza grigia”.

Rimanendo sempre lontana dai riflettori, madre Feodora tesseva la tela delle relazioni della Chiesa con gli uomini più potenti di Russia, i cosiddetti “oligarchi” del periodo eltsiniano, aiutandoli a risolvere molti problemi grazie all’influenza della struttura ecclesiastica. Quando era necessario, sapeva essere dura e tutti ne temevano il linguaggio decisamente diretto. Conosceva i protocolli burocratici come nessun altro, e gestiva da Mosca quasi tutte le strutture della Chiesa russa nei vari Paesi stranieri.

Il patriarca Kirill si è sempre fidato di madre Feodora, la quale che ha saputo anche procurarsi una successione: ai vertici del patriarcato è ormai inserita un’altra monaca quasi invisibile, madre Fotinja (Bratchenko), che a sua volta gode della fiducia totale del patriarca. Nel 2016 Kirill ha premiato le due “eminenze madri” con i massimi riconoscimenti patriarcali. Uno dei capi del Dipartimento, il protoierej Nikolaj Balashov, scampato per un soffio alla morsa del virus, ha ricordato madre Feodora come “una perdita che molti piangono oggi nella nostra Chiesa: chi la conosceva, non potrà dimenticarla”.

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